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Atacama: il deserto più arido del pianeta dove (quasi) non piove

Nel nord del Cile esistono stazioni meteo che non hanno mai registrato una goccia di pioggia: ecco perché la NASA lo usa come modello di Marte.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Figura solitaria nel paesaggio arido del deserto di Atacama, in Cile, con montagne sullo sfondo
Figura solitaria nel paesaggio arido del deserto di Atacama, in Cile, con montagne sullo sfondo

Esiste un luogo sulla Terra dove la pioggia è quasi una leggenda: il deserto di Atacama, una striscia di mille chilometri incastrata tra l'Oceano Pacifico e la Cordigliera delle Ande, nel nord del Cile. Qui alcune stazioni meteorologiche non hanno mai registrato una sola precipitazione da quando esistono, e nel suo nucleo iperarido la media è di pochi millimetri di pioggia all'anno. Non è il deserto più caldo né il più esteso, ma è, di gran lunga, il deserto non polare più arido del pianeta.

La sua estrema secchezza ne fa molto più di una curiosità geografica: è un laboratorio a cielo aperto per studiare i limiti della vita, ricostruire il clima del passato e perfino immaginare come cercare organismi su Marte.

Perché ad Atacama non piove mai

L'aridità di Atacama nasce da una combinazione quasi perfetta di fattori geografici. Le Ande, a est, bloccano l'umidità proveniente dal bacino amazzonico (l'effetto noto come "ombra pluviometrica"), mentre a ovest la fredda corrente di Humboldt raffredda l'aria sopra il Pacifico e impedisce la formazione di nubi cariche di pioggia. A tutto questo si aggiunge l'anticiclone permanente del Pacifico meridionale, che spinge verso il basso aria secca e stabile.

Secondo la documentazione geografica sull'Atacama, le condizioni iperaride risalgono almeno al Miocene, milioni di anni fa, il che ne fa anche uno dei deserti più "vecchi". Un servizio di HISTORY ricorda come alcuni studi suggeriscano che il cuore del deserto non abbia ricevuto precipitazioni significative per intervalli lunghissimi. Nel 2014 i ricercatori hanno identificato a María Elena South un sito ancora più secco della celebre località di Yungay, considerata per decenni il punto più arido in assoluto.

Lago salato e catena montuosa nei pressi di San Pedro de Atacama, Cile
Le distese saline e le montagne dell'Atacama. Foto: Alexis Leandro Jeria Bocca / Pexels.

Il deserto più simile a Marte

Proprio perché tanto inospitale, l'Atacama è diventato il banco di prova preferito dalle agenzie spaziali. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA vi testa rover e strumenti di perforazione fin dagli anni Novanta, perché il suolo iperarido, ricco di sali e nitrati e bombardato da una radiazione ultravioletta tra le più intense del mondo, ricorda da vicino le condizioni della superficie marziana.

Una ricerca pubblicata su Scientific Reports ha mostrato come comunità microbiche riescano a sopravvivere nel sottosuolo dell'Atacama sfruttando l'umidità trattenuta da minerali argillosi (le smectiti), un risultato che cambia il modo in cui cerchiamo tracce di vita su Marte: non in superficie, ma qualche centimetro più sotto. L'intera regione è studiata come modello analogo di Marte da oltre vent'anni, e i microbi che vi prosperano sono considerati "estremofili" capaci di insegnarci dove e come cercare la vita altrove.

Cieli perfetti per guardare l'universo

L'assenza quasi totale di umidità e di inquinamento luminoso, unita all'altitudine, rende l'Atacama uno dei luoghi migliori al mondo per l'astronomia. Sull'altopiano di Chajnantor, a oltre 5.000 metri, sorge ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), una rete di 66 antenne gestita da un consorzio internazionale che osserva l'universo nelle lunghezze d'onda millimetriche, dove nascono stelle e pianeti. Sul cerro Paranal opera invece il Very Large Telescope dell'Osservatorio Europeo Australe, e nei prossimi anni entrerà in funzione l'Extremely Large Telescope, il più grande telescopio ottico mai costruito.

Non è un caso: il vapore acqueo assorbe le radiazioni che gli astronomi vogliono catturare, e ad Atacama ce n'è pochissimo. Lo stesso cielo che nega la pioggia regala notti tra le più limpide del pianeta, con un firmamento così nitido da sembrare artificiale.

Un museo a cielo aperto

L'aridità ha anche trasformato l'Atacama in una macchina del tempo per gli archeologi. È qui che la cultura Chinchorro realizzò le mummie artificiali più antiche conosciute, oltre duemila anni prima degli egizi: un patrimonio riconosciuto dall'UNESCO nel 2021. Il clima secco ha conservato tessuti, geoglifi giganti incisi sui pendii (come il celebre "Gigante di Atacama") e perfino veicoli e baracche delle vecchie miniere di salnitro abbandonate.

Oggi il sottosuolo della regione custodisce un'altra ricchezza strategica: il litio. Il Salar de Atacama è uno dei più grandi giacimenti al mondo del metallo indispensabile per le batterie, un tesoro che pone delicati problemi di equilibrio tra economia e tutela degli ecosistemi salini.

L'oro bianco che scatenò una guerra

Prima del litio, l'Atacama custodiva un altro tesoro che ne ha plasmato la storia: il salnitro, o nitrato di sodio, accumulatosi proprio grazie all'assenza di pioggia che altrove lo avrebbe dilavato via. Per tutto l'Ottocento questo "oro bianco" fu prezioso come fertilizzante e come ingrediente degli esplosivi, e il controllo dei giacimenti fu tra le cause della Guerra del Pacifico (1879-1884), il conflitto che ridisegnò i confini tra Cile, Perù e Bolivia e privò quest'ultima dello sbocco sul mare.

Oggi, nel deserto, restano le città fantasma delle vecchie oficinas minerarie, come Humberstone e Santa Laura, dichiarate Patrimonio dell'Umanità: furono abbandonate quando i nitrati di sintesi resero obsoleto quel commercio. L'estrema secchezza, insomma, non ha solo modellato un paesaggio: ha condizionato l'economia, la geopolitica e perfino le guerre di un'intera regione del Sudamerica. Camminare oggi tra quelle baracche arrugginite, conservate intatte dall'aria secca, significa attraversare un capitolo di storia che il clima ha congelato meglio di qualsiasi museo.

Un paesaggio vivo, nonostante tutto

Definirlo "morto" sarebbe però un errore. Ogni pochi anni, quando una perturbazione riesce a violare le difese del deserto, l'Atacama si trasforma nel desierto florido: milioni di semi dormienti germogliano e tappezzano la terra di fiori viola e gialli. Nelle saline vivono fenicotteri, e sulle rocce costiere prosperano licheni che si dissetano solo con la nebbia, la celebre camanchaca che risale dal Pacifico.

L'Atacama, insomma, è un promemoria di quanto possa essere estrema e insieme tenace la natura: un luogo dove la vita non rinuncia mai del tutto, anche dove l'acqua sembra essersene andata da secoli.

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