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Il raggio verde: il lampo di smeraldo che appare al tramonto sul mare

Non è una leggenda da marinai: in pochi secondi, all'orizzonte, il Sole può accendersi di un verde puro. La fisica spiega come e quando cercarlo.

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Sole che tramonta sull'oceano scuro con cielo arancione all'orizzonte
Sole che tramonta sull'oceano scuro con cielo arancione all'orizzonte

Per secoli i marinai ne hanno parlato come di un presagio fortunato, e Jules Verne gli dedicò un intero romanzo. Eppure il raggio verde non è una superstizione: è un fenomeno ottico perfettamente reale, anche se elusivo. Per uno o due secondi, proprio mentre l'ultimo lembo del Sole scompare dietro un orizzonte marino netto, il bordo superiore dell'astro può accendersi di un verde smeraldo brillante. Chi sa cosa cercare può vederlo molto più spesso di quanto creda.

Da leggenda a fenomeno scientifico

Nel 1882 lo scrittore Jules Verne pubblicò Le Rayon-Vert, in cui un'eroina rincorre il fenomeno convinta della superstizione secondo cui chi lo vede non sbaglierà mai più i sentimenti del proprio cuore. Il romanzo rese popolarissimo il raggio verde, alimentando però l'idea che fosse pura poesia. La scienza ottocentesca, al contrario, iniziò a studiarlo sul serio, e oggi sappiamo che dietro quel lampo c'è una fisica precisa.

Una questione di rifrazione e dispersione

La causa di base è la dispersione atmosferica: l'aria devia (rifrange) la luce solare un po' di più alle lunghezze d'onda corte (blu e verde) rispetto a quelle lunghe (rosso). È lo stesso principio di un prisma. Quando il Sole è all'orizzonte, la sua luce attraversa lo spessore massimo di atmosfera e l'immagine viene scomposta in tante immagini sovrapposte, una per colore.

Come spiega l'astronomo Andrew T. Young della San Diego State University, considerato il massimo esperto mondiale del fenomeno, nelle sue celebri pagine divulgative sul raggio verde, l'immagine rossa del Sole tramonta per prima, seguita da gialla, verde e infine blu. Il blu e il violetto, però, vengono dispersi e assorbiti dall'atmosfera e raramente arrivano fino a noi: resta quindi il verde a fare l'ultima, fugace comparsa.

Tramonto tranquillo sull'oceano con sfumature calde sull'acqua
Un orizzonte marino netto è la condizione ideale per osservare il raggio verde. Foto: Pham Ngoc Anh / Pexels.

Il ruolo decisivo dei miraggi

La pura dispersione, da sola, separerebbe i colori di una quantità troppo piccola per essere percepita a occhio nudo. Serve un amplificatore, e quell'amplificatore è il miraggio. Come descrive la divulgazione di Atmospheric Optics, quando strati d'aria a temperature diverse si sovrappongono vicino all'orizzonte, deformano e ingrandiscono verticalmente l'immagine del Sole.

Questa magnificazione verticale dilata la minuscola differenza tra raggi rossi e raggi verdi finché diventa abbastanza grande da essere visibile: nasce così il lampo verde, spesso sul bordo di un Sole che appare schiacciato o "tagliato" in fette. Esistono diversi tipi di raggio verde a seconda del miraggio che lo genera, dal classico inferior-mirage flash (a forma di goccia che si stacca) al più raro mock-mirage flash. In condizioni eccezionali compare anche un fugacissimo raggio blu, quando l'aria è così pulita da lasciar passare anche le lunghezze d'onda più corte.

Come (e dove) vederlo davvero

Servono poche condizioni, ma precise: un orizzonte lontano e netto (il mare è perfetto, ma vanno bene anche una pianura o una distesa di nuvole basse), un'aria limpida e stabile, e un po' di pazienza. La rivista Science ha dedicato approfondimenti alla fisica del fenomeno, sottolineando come sia molto più comune di quanto si pensi: semplicemente, quasi nessuno guarda il Sole nell'istante esatto in cui sparisce.

Una regola d'oro di sicurezza: non fissate mai il Sole quando è ancora alto e abbagliante. Il raggio verde si cerca solo negli ultimissimi secondi, quando il disco è ormai così attenuato dall'atmosfera da non disturbare la vista. Un binocolo o un teleobiettivo aiutano a coglierlo, ma vanno puntati solo sul bordo che sta scomparendo. Gli appassionati lo "catturano" spesso con la fotografia in raffica, che congela l'istante invisibile a occhio nudo.

Una famiglia di inganni luminosi

Il raggio verde appartiene a una vasta famiglia di fenomeni di ottica atmosferica che nascono tutti dallo stesso ingrediente: la luce che attraversa un'atmosfera mai del tutto uniforme. Cambiando l'angolo del Sole, l'umidità dell'aria e la presenza di cristalli di ghiaccio in quota, lo stesso cielo può regalare aloni attorno al Sole o alla Luna, "soli falsi" (i parelii), colonne luminose verticali, archi colorati e i celebri miraggi che fanno tremolare l'asfalto rovente d'estate.

Tutti questi spettacoli condividono una lezione: ciò che vediamo non è la luce "pura", ma il risultato di come l'aria la piega, la scompone e talvolta la duplica. Il raggio verde è forse il più esclusivo del gruppo, perché richiede l'allineamento perfetto tra un orizzonte limpido, un osservatore attento e un istante che dura un battito di ciglia. Per questo, più che fotografarlo, conviene imparare a riconoscere le condizioni in cui può comparire: aria tersa, niente foschia all'orizzonte e uno sguardo pronto proprio quando il Sole sta per sparire. Non servono strumenti costosi, solo l'abitudine ad alzare gli occhi nei momenti giusti.

Ai poli e dallo spazio

Il fenomeno funziona anche all'alba, anche se in quel caso è quasi impossibile da prevedere, perché bisognerebbe sapere il punto esatto da cui il Sole emergerà. Ai poli, dove il Sole scivola lungo l'orizzonte per ore invece di tramontare in fretta, sono stati osservati raggi verdi che durano molti minuti: spedizioni antartiche ne hanno documentati di eccezionalmente lunghi. Gli astronauti, infine, riferiscono di vedere lampi verdi e blu durante i tramonti orbitali dalla Stazione Spaziale Internazionale, dove l'atmosfera terrestre, vista di taglio, diventa un gigantesco prisma. La prossima volta che siete davanti al mare al tramonto, smettete di fotografare per un secondo e guardate: il lampo di smeraldo potrebbe essere proprio lì.

Vale la pena ricordare che, al di là della fisica, il raggio verde conserva intatto il suo fascino. La leggenda raccontata da Verne — chi lo vede non sbaglierà più i moti del proprio cuore — sopravvive nelle guide turistiche e nei racconti di chi frequenta i tramonti sul mare. È una di quelle rare occasioni in cui scienza e poesia si incontrano nello stesso istante: il fenomeno è spiegabile fino all'ultimo fotone, eppure resta capace di strappare un applauso a chi lo coglie. Forse è proprio questo il bello: sapere perché accade non lo rende meno emozionante, anzi. La prossima estate, davanti all'orizzonte, provate a giocare con i vostri occhi e con la pazienza: il lampo di smeraldo è un piccolo premio che la natura riserva solo a chi sa aspettare il momento esatto.

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