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Perché il ghiaccio è scivoloso? La risposta ha sorpreso i fisici

Per oltre un secolo si è creduto fosse la pressione o l'attrito a sciogliere la superficie. La verità è uno strato liquido che esiste anche a venti gradi sotto zero.

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Superficie di ghiaccio ghiacciato e screpolato in primo piano
Superficie di ghiaccio ghiacciato e screpolato in primo piano

Sembra una domanda da bambini, eppure ha tenuto in scacco i fisici per oltre 150 anni: perché il ghiaccio è scivoloso? La risposta che molti di noi hanno imparato a scuola, basata sulla pressione, è in gran parte sbagliata. La spiegazione corretta è più sottile e affascinante, e riguarda un mondo invisibile che esiste sulla superficie di ogni cubetto di ghiaccio.

Due spiegazioni classiche (entrambe insufficienti)

La prima teoria, popolarissima, risale a metà Ottocento, quando James Thomson — fratello di Lord Kelvin — previde che comprimere il ghiaccio ne abbassa il punto di fusione. Da qui l'idea che il peso del pattinatore eserciti una pressione tale da fondere il ghiaccio sotto la lama, creando un velo d'acqua lubrificante. Il problema è che i conti non tornano: la pressione necessaria per abbassare il punto di fusione di pochi gradi è enorme, molto superiore a quella di un corpo umano su una lama sottile. E allora come si spiega che si scivola anche stando fermi, o a venticinque gradi sotto zero, quando nessuna pressione basterebbe?

La seconda teoria chiama in causa l'attrito: lo sfregamento genererebbe calore sufficiente a sciogliere uno strato superficiale. Questo effetto esiste davvero e conta quando ci si muove velocemente, ma non spiega perché il ghiaccio sia scivoloso anche da fermo, prima ancora di muovere un passo.

Pattinatori su una pista di ghiaccio coperta
Il segreto della scivolata sui pattini non è (solo) la pressione della lama. Foto: Pavel Danilyuk / Pexels.

Il vero colpevole: lo strato quasi-liquido

La spiegazione moderna affonda le radici in un'intuizione di Michael Faraday, che già nel 1850 propose che la superficie del ghiaccio fosse ricoperta da un film d'acqua anche al di sotto del punto di congelamento. Faraday lo dimostrò con il fenomeno della regelazione: due cubetti di ghiaccio premuti l'uno contro l'altro si saldano, perché i loro film superficiali si uniscono e poi ricongelano. Aveva ragione. Quel film esiste, si chiama strato quasi-liquido (in inglese quasi-liquid layer) e il fenomeno che lo genera è il premelting, la "pre-fusione" superficiale.

Il motivo è elegante: le molecole d'acqua sulla superficie del ghiaccio hanno meno legami a idrogeno rispetto a quelle interne, perché da un lato confinano con l'aria. Questa "insoddisfazione" energetica le rende disordinate e mobili, formando uno strato spesso pochi nanometri che si comporta a metà strada tra solido e liquido. È questo film, e non la pressione, a fare da lubrificante naturale, presente su ogni superficie ghiacciata anche senza che nessuno la tocchi.

Cosa dicono gli esperimenti recenti

Il fenomeno è tornato di grande attualità grazie a misure sofisticate. Un articolo divulgativo di Science News ha riassunto come gruppi di ricerca abbiano usato la microscopia a forza atomica per misurare la posizione degli atomi sulla superficie del ghiaccio. Uno studio guidato da Mischa Bonn e colleghi del Max Planck, pubblicato sul Journal of Physical Chemistry Letters, ha simulato la viscosità di questo strato confermando che basta un sottilissimo film quasi-liquido a rendere il ghiaccio così scivoloso.

Sul versante dell'attrito vero e proprio, una ricerca pubblicata su PNAS e ripresa da PubMed Central ha misurato l'attrito del ghiaccio su scala nanometrica, mostrando come lo strato lubrificante si comporti in modo intermedio tra un solido e un liquido viscoso. Spessore esatto, temperatura di comparsa e natura precisa di questo film sono stati oggetto di controversie per più di un secolo: qualcosa che calpestiamo ogni inverno è ancora una frontiera della fisica.

La regelazione, un trucco da provare

C'è un esperimento classico che mostra dal vivo la natura particolare del ghiaccio: la regelazione. Si appoggia un filo metallico sottile, appesantito alle estremità, sopra un blocco di ghiaccio. Lentamente il filo affonda e attraversa l'intero blocco… che però resta intero, perché il ghiaccio si richiude e ricongela sopra di esso. Il motivo è duplice: sotto il filo la pressione e il contatto favoriscono la fusione locale, mentre l'acqua che cola dietro al filo, dove la pressione è di nuovo bassa, torna a solidificarsi.

È lo stesso principio per cui, comprimendo due cubetti di ghiaccio, questi si saldano in uno solo. Faraday lo interpretò proprio grazie al film superficiale che oggi chiamiamo strato quasi-liquido. La regelazione spiega anche perché una palla di neve "tiene": comprimendola, fondiamo e ricongeliamo i minuscoli cristalli, saldandoli tra loro. Piccoli fenomeni quotidiani che, a guardarli da vicino, nascondono una fisica tutt'altro che banale.

Perché ci interessa davvero

Capire lo strato quasi-liquido non serve solo a pattinare meglio. Lo stesso film governa il modo in cui il ghiaccio cattura i gas atmosferici, come crescono i cristalli nelle nuvole e nei chicchi di grandine, e perfino come si caricano elettricamente i temporali che generano i fulmini. Su scala gigantesca, è anche uno degli ingredienti che permettono ai ghiacciai e alle calotte polari di scivolare lentamente verso il mare, un dettaglio cruciale per i modelli sul clima.

E spiega un altro mistero quotidiano: perché spargere sale scioglie il ghiaccio. Il sale abbassa il punto di congelamento dell'acqua e "alimenta" lo strato liquido, trasformando il velo invisibile in una vera pellicola d'acqua. Comprendere quei pochi nanometri d'acqua disordinata significa capire meglio la natura, i materiali e la sicurezza delle nostre strade. Non male, per una domanda che sembrava da scuola elementare.

C'è infine una ragione molto pratica per conoscere questo fenomeno: la sicurezza. Il temibile ghiaccio nero, quel velo trasparente che si forma sull'asfalto, è insidioso proprio perché lo strato quasi-liquido lo rende scivolosissimo anche a temperature ben sotto lo zero, quando istintivamente penseremmo che il gelo intenso lo renda più ruvido e sicuro. Lo stesso principio entra in gioco in sport come il curling, dove gli atleti spazzolano freneticamente il ghiaccio davanti alla pietra in movimento: lo sfregamento riscalda la superficie e ne modifica l'attrito, alterando la traiettoria. Dietro un gesto apparentemente bizzarro c'è, ancora una volta, la fisica sottile dello strato quasi-liquido. Capire perché il ghiaccio scivola, insomma, è anche un modo per muoversi nel mondo — letteralmente — con un po' più di consapevolezza.

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