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Percy Fawcett: l'esploratore svanito nel 1925 cercando la "Città Z" in Amazzonia

Partì nella giungla brasiliana convinto di trovare una civiltà perduta. Non tornò mai più.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Ritratto dell'esploratore britannico Percy Harrison Fawcett
Ritratto dell'esploratore britannico Percy Harrison Fawcett

Nel maggio del 1925, da un accampamento sperduto nel cuore del Brasile, un esploratore britannico scrisse alla moglie una lettera carica di entusiasmo: era a un passo dal coronare il sogno della sua vita, trovare i resti di una civiltà perduta nella foresta amazzonica. Poi Percy Fawcett, suo figlio e un giovane amico sparirono nel nulla. Non furono mai più ritrovati, e la loro scomparsa è diventata uno dei più grandi misteri dell'esplorazione del Novecento.

Il soldato cartografo dell'Amazzonia

Tenente colonnello dell'esercito britannico e membro della prestigiosa Royal Geographical Society, Percy Harrison Fawcett (nato nel 1867) era un cartografo esperto. All'inizio del Novecento, in piena febbre del caucciù, fu incaricato di tracciare i confini incerti tra Bolivia e Brasile, addentrandosi in regioni dove nessun europeo era mai arrivato. In quegli anni di spedizioni accumulò una conoscenza rara della giungla e una resistenza fisica leggendaria, oltre a un carattere ostinato e visionario.

Proprio durante quelle esplorazioni maturò la sua ossessione. Fawcett divenne convinto che nelle profondità del Mato Grosso si nascondessero le rovine di un'antica e sofisticata civiltà, una città che indicava con la lettera Z. La sua idea si nutriva di racconti indigeni, di reperti e di un documento settecentesco conservato in Brasile, in cui alcuni esploratori portoghesi descrivevano i resti di una città in pietra trovata nella foresta.

L'ultima spedizione

Nel 1925 Fawcett organizzò la spedizione decisiva. Con sé portò il figlio ventunenne Jack e l'amico di questi, Raleigh Rimell. Decise di partire con un gruppo piccolissimo, convinto che un drappello ridotto avrebbe destato meno ostilità e si sarebbe mosso più agilmente. L'ultimo segno di vita fu una lettera spedita alla fine di maggio da un luogo che chiamò "Dead Horse Camp", l'accampamento del cavallo morto. Poi, il silenzio assoluto.

Jack Fawcett e Raleigh Rimell, i due giovani compagni dell'ultima spedizione di Percy Fawcett nel 1925
Jack Fawcett e Raleigh Rimell, partiti con Percy Fawcett nel 1925 e mai più tornati. Credit: Wikimedia Commons (pubblico dominio)

La scomparsa fece scalpore in tutto il mondo. Negli anni successivi numerose spedizioni di soccorso partirono alla ricerca dei tre, ma nessuna trovò prove conclusive. Anzi, secondo le stime riportate da diverse fonti, decine di persone — forse un centinaio — persero la vita nel tentativo di scoprire che fine avesse fatto Fawcett, ingoiate dalla stessa giungla. Come ricostruisce la Encyclopædia Britannica, le teorie sulla sua sorte spaziano dall'uccisione da parte di gruppi indigeni ostili alla morte per malattia o fame.

Un mito che ha ispirato la cultura

La parabola di Fawcett ha alimentato l'immaginario di intere generazioni. Si ritiene che le sue avventure abbiano ispirato, almeno in parte, il romanzo Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle e, più di recente, il libro-inchiesta The Lost City of Z del giornalista David Grann, da cui è stato tratto un film. La figura dell'esploratore solitario che insegue una città leggendaria nella giungla è diventata un archetipo, a metà tra l'eroe e il sognatore destinato alla rovina. La voce di Wikipedia raccoglie le numerose ipotesi e leggende fiorite attorno al caso.

Quando la scienza dà ragione al sognatore

Per decenni la "Città Z" è stata considerata una fantasia, frutto dell'ossessione di un uomo. Eppure l'archeologia degli ultimi vent'anni ha riservato sorprese. Gli studi dell'archeologo Michael Heckenberger nell'alto Xingu, pubblicati nel 2008 su Science, hanno rivelato resti di insediamenti precolombiani complessi, con strade, ponti e piazze: vere e proprie reti urbane immerse nella foresta. Più di recente, nel 2022, un rilevamento laser dall'alto (tecnologia LIDAR) pubblicato su Nature ha portato alla luce, nell'Amazzonia boliviana, centri monumentali della cultura Casarabe con piattaforme e piramidi di terra.

Queste scoperte non dimostrano che la specifica "Z" di Fawcett sia mai esistita, ma confermano la sua intuizione di fondo: l'Amazzonia non fu mai una distesa selvaggia e disabitata, bensì ospitò società numerose e sofisticate, capaci di trasformare il paesaggio. L'esploratore che molti consideravano un illuso aveva colto, con un secolo di anticipo, una verità che la scienza moderna sta finalmente portando alla luce. Quanto a lui, a suo figlio e a Raleigh Rimell, la giungla ha mantenuto il suo segreto.

Le spedizioni alla ricerca dei dispersi

La scomparsa di Fawcett scatenò un'ondata di tentativi di ritrovamento. Già pochi anni dopo, esploratori e giornalisti si avventurarono nel Mato Grosso sulle sue tracce, spesso senza alcuna preparazione adeguata, e molti pagarono con la vita o con la malattia la loro temerarietà. Nei decenni successivi affiorarono presunte prove — ossa, oggetti, testimonianze di gruppi indigeni — ma nessuna resse a un esame rigoroso. Alcuni resti analizzati negli anni Cinquanta, inizialmente attribuiti all'esploratore, si rivelarono di un'altra persona.

Attorno al caso fiorirono le ipotesi più diverse: che i tre fossero stati uccisi da popolazioni ostili, che fossero morti di stenti o di febbri, o addirittura che Jack fosse sopravvissuto vivendo tra le tribù della foresta. La mancanza di una conclusione certa ha alimentato il mito, trasformando Fawcett in un personaggio quasi romanzesco, l'archetipo dell'esploratore inghiottito dall'ignoto.

Ciò che le ricerche fallite hanno reso evidente è soprattutto la scala e la difficoltà dell'ambiente amazzonico, capace di disorientare e sopraffare chiunque vi si addentri senza la conoscenza profonda che proprio Fawcett possedeva. E mentre il destino dell'uomo resta avvolto nel mistero, la sua intuizione di fondo trova oggi insperate conferme: l'archeologia sta dimostrando che, sotto la coltre verde, l'Amazzonia ha davvero ospitato civiltà numerose e organizzate, come l'esploratore aveva ostinatamente sostenuto.

Fonti e approfondimenti

La biografia e le ipotesi sulla scomparsa sono trattate dalla Encyclopædia Britannica e dalla voce di Wikipedia; sulle città amazzoniche precolombiane si vedano gli studi pubblicati su Science (2008) e su Nature (2022).

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