Storie
Violet Jessop: la donna sopravvissuta a Titanic, Britannic e Olympic
La stewardess irlandese-argentina che si salvò da tre disastri navali consecutivi tra il 1911 e il 1916

Violet Jessop è considerata la donna più fortunata (o più sfortunata) del Novecento marittimo: l'unica persona a bordo dei tre grandi transatlantici gemelli della White Star Line — RMS Olympic, RMS Titanic e HMHS Britannic — quando questi finirono in disgrazia. Una collisione, un naufragio leggendario, una mina di guerra. Da tutti uscì viva.
La sua storia, ripresa in un'autobiografia pubblicata postuma nel 1997, è uno dei capitoli meno noti della grande epopea della navigazione di inizio Novecento.
Da figlia di emigranti irlandesi a stewardess
Violet Constance Jessop nacque il 2 ottobre 1887 a Bahía Blanca, in Argentina, da emigranti irlandesi. Da bambina sopravvisse alla tubercolosi che aveva ucciso diversi fratelli e nel 1903, dopo la morte del padre, la famiglia tornò in Gran Bretagna.
A 21 anni cercò lavoro come stewardess sui transatlantici. Le agenzie di reclutamento erano scettiche: una giovane donna era considerata troppo "distraente" per gli equipaggi. Violet riuscì a farsi assumere abbassando di un anno la propria età e vestendosi in modo più sobrio possibile. Iniziò così la sua carriera sulla Royal Mail Line e, dal 1910, sui transatlantici White Star.
1911: la collisione dell'Olympic
Il 20 settembre 1911, Violet era stewardess di prima classe sull'RMS Olympic, il maggiore dei tre transatlantici White Star, durante il quinto viaggio inaugurale. Alle 12:46, mentre la nave usciva dal porto di Southampton, l'incrociatore della Royal Navy HMS Hawke tagliò la rotta e colpì la fiancata destra dell'Olympic, aprendo uno squarcio di sei metri.
L'Olympic non affondò, ma dovette tornare a Belfast per riparazioni che durarono due mesi. Violet, sotto choc ma illesa, rifiutò di abbandonare il mestiere. Tornò in mare pochi mesi dopo, e per ironia firmò un contratto con la "sorella" gemella dell'Olympic: il Titanic.
14 aprile 1912: il Titanic
Violet era a bordo dal viaggio inaugurale del RMS Titanic. Lavorava come stewardess nelle cabine di prima classe del ponte E. Verso le 23:40 del 14 aprile, l'urto con l'iceberg passò quasi inavvertito tra le passeggere: "una vibrazione, come se la nave avesse incagliato un sasso", scriverà in seguito.
Quando gli ufficiali ordinarono l'evacuazione, Violet ricevette il compito di mostrare alle donne come indossare i giubbotti di salvataggio. Salì sulla scialuppa numero 16 con un bambino di pochi mesi affidato in fretta da una madre. Sopravvisse senza ferite, mentre 1.517 persone perdevano la vita.
L'aneddoto del neonato è uno dei più toccanti delle sue memorie: il giorno dopo, sul Carpathia, una donna le strappò il bambino dalle braccia senza una parola. Violet non lo rivide mai più.
1916: il Britannic e la mina nell'Egeo
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, il HMHS Britannic, terza nave gemella della White Star, venne convertito in nave-ospedale per la Croce Rossa. Violet si arruolò come infermiera ausiliaria e si imbarcò.
Il 21 novembre 1916, mentre attraversava lo stretto di Kea, nell'Egeo, il Britannic urtò una mina tedesca. La nave affondò in 55 minuti, il più rapido inabissamento di un grande transatlantico della storia. 30 vittime, ma 1.036 sopravvissuti grazie alla rapidità delle scialuppe.
Violet riuscì a buttarsi in mare con un giubbotto di salvataggio. Una scialuppa già piena passò sopra di lei e la fece risucchiare dall'elica del Britannic. Sbatté con forza la testa contro la chiglia di una scialuppa e, secondo il suo racconto, fu salvata "solo grazie al cappello di paglia che aveva infilato sotto al cappuccio", che attutì il colpo. Anni dopo i medici le diagnosticarono una frattura cranica mai cicatrizzata bene.
Una vita lunga dopo l'oceano
Violet continuò a lavorare in mare fino al 1950, prestando servizio per Red Star Line e Royal Mail. Si sposò una volta brevemente; viaggiò in tutti i continenti. Si ritirò nel Suffolk e morì il 5 maggio 1971, a 83 anni, di insufficienza cardiaca.
Le sue memorie, scritte negli anni Trenta ma rimaste inedite, furono pubblicate nel 1997 dall'editore Sutton con il titolo Titanic Survivor: The Memoirs of Violet Jessop. Lo storico marittimo John Maxtone-Graham le aveva ritrovate nella casa di una sua amica.
Domande frequenti
È vero che fu chiamata "Miss Unsinkable"?
Il soprannome glielo diede la stampa britannica negli anni Trenta. "Unsinkable" significa "inaffondabile". Lo stesso epiteto era stato dato a un'altra sopravvissuta del Titanic, Margaret Brown, ma in modo più scenografico.
Sono esistite altre persone a bordo di tutte e tre le navi?
Sì, almeno cinque ufficiali identificati negli archivi della White Star. Nessuno di loro, però, era presente in tutti e tre i disastri. Quello di Violet resta un caso unico.
Il "cappello di paglia" è una leggenda?
L'aneddoto compare nelle sue memorie. Alcuni storici lo considerano un'invenzione romanzata; altri sottolineano che le frequenti emicranie di Violet, dopo il 1916, indicano davvero un trauma cranico mai del tutto curato.
Una vita che non galleggia per caso
Violet Jessop ricorda che la storia è fatta anche di persone "normali" finite per caso al centro di eventi enormi. La sua carriera, vissuta a un metro dai grandi nomi del Novecento, ha attraversato senza fragore tre dei naufragi più celebri di sempre.
Se la fortuna esista o no è un'altra domanda. Quello che le memorie di Violet trasmettono, oltre la cronaca, è il fascino di chi ha visto sprofondare tre navi e ha trovato il modo, ogni volta, di tornare a Southampton con il certificato di servizio in tasca.
Una buona curiosità ogni mattina
Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.
Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.



