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Axolotl (Ambystoma mexicanum): la salamandra che ricostruisce arti, cuore e perfino parti di cervello

Vive nei canali di Xochimilco a Città del Messico ed è il modello biologico più studiato dalla medicina rigenerativa.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Primo piano di un axolotl bianco-rosa con le branchie piumose esterne nell'acqua
Primo piano di un axolotl bianco-rosa con le branchie piumose esterne nell'acqua

Se gli amputi una zampa, in due o tre mesi gliela ricostruisce identica all'originale, ossa, nervi, muscoli, pelle, vasi. Stesso per la coda, per ampie porzioni del cuore, per parti del midollo spinale e perfino per pezzi del cervello. Si chiama axolotl, scientificamente Ambystoma mexicanum, ed è una salamandra messicana che vive — sempre più rara — nei canali di Xochimilco, alla periferia sud di Città del Messico. Per la biologia rigenerativa è il modello animale più importante del mondo: il genoma completo, pubblicato su Nature nel 2018, è 10 volte più grande di quello umano (32 miliardi di basi contro 3) e contiene la chiave per capire come si rigenera un vertebrato adulto.

Neotenia: l'eterno bambino

La caratteristica più visibile dell'axolotl è la neotenia: l'animale raggiunge la maturità sessuale conservando la forma larvale. In pratica, vive tutta la vita sott'acqua come un girino, con branchie esterne piumose (i caratteristici "corni" che escono dalla testa), pinna dorsale e zampe sottili. Gli altri Ambystoma, una volta cresciuti, fanno la metamorfosi e diventano salamandre adulte da terra; A. mexicanum no, salvo casi rarissimi indotti in laboratorio con dosi di tiroxina. La ragione è genetica: ha perso la capacità di rispondere correttamente agli ormoni tiroidei.

Axolotl bianco-rosa con le caratteristiche branchie piumose esterne
Le branchie piumose esterne, marchio dell'axolotl, sono il segno della sua neotenia. Foto: Pexels / Artem Lysenko

Cosa significa "rigenerare"

La maggior parte degli animali, axolotl compresi, cicatrizza le ferite ricostruendo tessuto. La rigenerazione vera è un'altra cosa: significa ricreare una struttura complessa con la stessa identità anatomica e funzionale dell'originale. L'axolotl, dopo l'amputazione di un arto, sigilla la ferita in 24 ore con un cappello epiteliale; poi, in 4-7 giorni, sotto quel cappello si forma il blastema, una massa di cellule pluripotenti che ricapitolano lo sviluppo embrionale. In tre settimane il blastema si differenzia in osso, cartilagine, muscolo e cute. In due-tre mesi l'arto è completo. Una rassegna firmata da Cell nel 2021 riassume i meccanismi molecolari oggi noti.

Perché può farlo e noi no

La risposta è ancora parziale, ma cinque elementi sembrano cruciali:

  • Geni di sviluppo riaccesi nel blastema: Pax7, Sox2, Msx2, segnali Wnt e FGF tornano attivi come negli embrioni
  • Memoria di posizione: le cellule del moncone "sanno" se sono prossimali (spalla) o distali (mano) e ricostruiscono solo il pezzo mancante
  • Bassa reattività infiammatoria: l'axolotl non forma cicatrici come noi, quindi non blocca la rigenerazione
  • Macrofagi rigenerativi: senza i macrofagi, nessuna ricrescita; uno studio del PNAS 2013 dell'Università di Manchester lo ha dimostrato chiaramente
  • Genoma giganteggiante: 32 Gb di DNA, con grandi famiglie di geni di sviluppo unici nei vertebrati

La scuola di Elly Tanaka all'Istituto Max Planck di Dresda e all'IMP di Vienna è considerata oggi il principale centro di ricerca al mondo sulla rigenerazione dell'axolotl.

Il paradosso: superpotere in via d'estinzione

Mentre la scienza tenta di rubare i suoi segreti, l'axolotl in natura è sull'orlo dell'estinzione. Il sistema dei canali di Xochimilco, antico reliquato dei laghi azteche di Tenochtitlán, è stato progressivamente prosciugato, inquinato e invaso da pesci alieni introdotti (tilapia, carpa). I censimenti del biologo Luis Zambrano dell'UNAM hanno mostrato un crollo drammatico: 6.000 individui per chilometro quadrato nel 1998, meno di 36 nel 2013, e probabilmente qualche centinaio in totale oggi. L'IUCN classifica A. mexicanum come Critically Endangered (in pericolo critico).

Axolotl colorato in acquario con vegetazione subacquea
In acquario l'axolotl può vivere fino a 15 anni; in natura, in 30 anni le popolazioni si sono ridotte del 99%. Foto: Pexels / Split Gill Studio

Mito azteco e ricerca

Il nome viene dal nahuatl āxōlōtl: ātl (acqua) + xōlōtl (mostro, cane, gemello). Secondo il mito azteco, il dio Xolotl si trasformò in salamandra per evitare di essere sacrificato; per questo gli axolotl conservano l'aspetto di "cuccioli" anche da adulti. Hernán Cortés lo descrisse nel 1521 chiamandolo "un pesce con quattro zampe". Il primo allevamento europeo lo realizzò a Parigi nel 1864 il naturalista Auguste Duméril, partendo da sei esemplari spediti dal Messico. Da quei sei discendono tutte le decine di migliaia di axolotl da laboratorio del mondo.

L'axolotl in Italia

In Italia l'axolotl può essere detenuto come animale da acquario (non rientra nel decreto sugli animali pericolosi) ma la commercializzazione richiede certificato di nascita in cattività; gli esemplari prelevati in natura sono protetti dalla Convenzione CITES (allegato II). Le linee guida del Servizio CITES Italia chiariscono i requisiti documentali.

FAQ

Si può tenere in casa? Sì, in acquario senza substrato fine (rischio di ingerirlo), acqua a 16-18 °C, pH 7-7,5. Mangia gamberetti, lombrichi, pellet specifici.

Davvero non invecchia? Invecchia, ma più lentamente di altri anfibi: vive 10-15 anni in cattività, e mostra una notevole resistenza al cancro — un dato studiatissimo per la sua possibile applicazione alla biologia umana.

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