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Animali

Missina, il pesce primitivo che produce 20 litri di muco in mezzo secondo per soffocare gli squali

Senza mascelle, senza scheletro osseo, con tre cuori e un comportamento evolutivo di 500 milioni di anni: il vertebrato più antico del pianeta è anche il più viscido.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Esemplare di missina del Pacifico (Eptatretus stoutii) fotografato dall'alto
Esemplare di missina del Pacifico (Eptatretus stoutii) fotografato dall'alto

Hanno la forma di anguille ma non sono anguille; sono vertebrati ma non hanno né mascelle né vertebre ossee; sono i discendenti diretti dei primi animali con un sistema nervoso centrale, comparsi nel Cambriano oltre 500 milioni di anni fa. Le missine (famiglia Myxinidae, 'hagfish' in inglese) sono uno degli animali più ignorati dai documentari e dei più affascinanti per gli zoologi. Non perché siano belle: somigliano a un calzino infilato in una piscina di colla. Ma perché difendono la propria vita con un gesto fisico-chimico unico in natura: producono, in meno di mezzo secondo, una nuvola di muco che riempie i 10-20 litri d'acqua circostanti.

Squalo che esce da una missina dopo essere stato soffocato dal muco
Un sequenza catturata da Vincent Zintzen al largo della Nuova Zelanda nel 2010: lo squalo morde, la missina rilascia muco, il muco intasa le branchie, lo squalo si ritrae. Credit: Zintzen et al., 2011 / Scientific Reports, CC BY-SA 2.5.

Il filmato di Zintzen, 2011

Fino al 2011 la potenza del meccanismo era nota solo da osservazioni di superficie e da pescatori che si trovavano i secchi pieni di gelatina quando catturavano accidentalmente le missine. Poi, al largo delle isole Three Kings della Nuova Zelanda, il ricercatore Vincent Zintzen filmò con telecamere su esca 14 attacchi predatori contro missine. In tutti i casi, l'attacco si concludeva con il predatore che fuggiva intasato di muco. Lo studio uscì su Scientific Reports e divenne un punto di riferimento.

Il muco non è un puro gel. È un'emulsione bifase composta da due elementi che, nelle ghiandole laterali del pesce, sono separati: filamenti proteici lunghi fino a 15 centimetri (la più lunga proteina conosciuta nel regno animale) e mucine glicoproteiche. Quando le ghiandole espellono il loro contenuto nell'acqua, i filamenti si srotolano in millisecondi e le mucine si idratano espandendosi di 10.000 volte. Risultato: una rete fibrosa che ingloba acqua nelle proporzioni di 1 parte di secrezione e 10.000 parti di acqua di mare.

Come fa, biofisicamente

La cosa più difficile da capire è la velocità. Uno studio del 2014 di Douglas Fudge alla Chapman University ha dimostrato che le vescicole di mucina che vivono nelle ghiandole della missina si gonfiano grazie a canali per l'acqua chiamati aquaporine, attivati da un afflusso rapido di ioni calcio. La salivazione di un cane è lenta in confronto: una missina Eptatretus stoutii da 50 grammi produce, secondo i video al rallentatore di Fudge, una sfera di muco di 20 litri in 400 millisecondi.

Il problema, per il predatore (squalo, congro, foca, balena) è duplice. Il muco è viscoso ma non vischioso: non incolla, ma riempie. Quando un pesce respira, la corrente d'acqua attraversa le branchie e le mucine si infiltrano nei sottili filamenti branchiali. Soffocano. Lo squalo è costretto a interrompere la respirazione e a ritrarsi. La missina, intanto, fugge — ma prima di nuotare via fa un'altra cosa interessantissima.

Il nodo nel proprio corpo

Per disfarsi del muco residuo (che intaserebbe le sue stesse branchie), la missina si annoda su sé stessa. Forma un nodo a otto con la coda, lo fa scivolare lungo il corpo verso la testa, e il nodo raschia via il muco. Il movimento è stato osservato e analizzato per la prima volta da Theodore H. Bullock nel 1942; le specie più studiate (Myxine glutinosa del Nord Atlantico e Eptatretus stoutii della costa pacifica) lo usano anche per ricavare il massimo nutrimento da una carogna: il nodo sfrutta il proprio corpo come leva per strappare pezzi di carne dalle vittime su cui si nutrono.

Missina che forma un nodo a otto con il proprio corpo per pulirsi dal muco
Una missina forma un nodo a otto con la coda per liberarsi del muco residuo: la manovra è anche usata per strappare pezzi da una carogna. Credit: Justin / Wikimedia Commons, CC BY 2.0.

Tre cuori e nessun globulo bianco

L'anatomia della missina è una collezione di stranezze. Ha tre cuori principali (uno cardiale, due ausiliari) e un quarto in coda; può sopravvivere oltre 36 ore senza ossigeno mantenendo un metabolismo basale; ha un sangue povero di emoglobina e si nutre soprattutto di carogne, calandosi nelle carcasse di balene e mangiandole dall'interno verso l'esterno. La sua bocca non è una bocca convencional: due placche cornee a forma di rastrello tirano dentro lembi di tessuto, e la lingua-rasoio fa il resto. Tassonomicamente è un ciclostoma: è da decidere se considerarla un vertebrato o un cordato basale, dibattito ancora aperto.

Una promessa industriale

I filamenti proteici della missina hanno proprietà meccaniche straordinarie: resistenza paragonabile al ragnatela, elasticità superiore. Da circa quindici anni laboratori in Canada, Svizzera (ETH Zurigo) e Stati Uniti stanno cercando di produrre versioni biotech del filamento, con applicazioni potenziali nei tessuti tecnici 'verdi'. Lo Smithsonian Magazine ha raccontato i tentativi del laboratorio di Atsuko Negishi al Memorial University di Newfoundland di filare le fibre in via biotecnologica, evitando di dover allevare missine. La marina militare statunitense ha persino sperimentato il muco come deterrente non letale: pompato sotto pressione dall'esterno di un'imbarcazione, intaserebbe ogni meccanismo idraulico vicino.

Una preoccupazione ecologica

Nonostante l'aspetto sgradevole e la nicchia ecologica modesta, le missine sono sfruttate massicciamente per il commercio. La pelle, una volta tannata, è venduta come 'pelle di eel' nelle borse e nelle cinture coreane. Le quote di pesca sono passate da 5.000 tonnellate negli anni '90 a oltre 13.000 nel 2020 secondo la FAO. Alcune specie del Pacifico settentrionale, come Eptatretus burgeri, sono ora considerate vulnerabili dall'IUCN. Un peccato per un animale che si è inventato la coperta più rapida della Terra.

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