Animali
Pesce arciere (Toxotes): la fisica del getto d'acqua che colpisce un insetto a due metri di distanza
Vive nelle mangrovie del Sud-est asiatico e dell'Australia. Sputa con tale precisione da abbattere un grillo aggrappato a un ramo a 2 metri sopra il pelo dell'acqua, correggendo da solo la rifrazione luminosa.

Stefano Schuster, biologo all'Università di Bayreuth, lavora da trent'anni sullo stesso animale. Davanti alle sue vasche c'è una piccola foresta di posatoi: rametti, asticelle, ramoscelli posti sopra il pelo dell'acqua. Ogni mattina ci appende un piccolo insetto morto, un grillo o un coleottero. Schuster preme un cronometro e aspetta. Da sotto, una bocca affiora e spara. Una goccia d'acqua compatta come una pallina viaggia in aria per due metri, colpisce il grillo, lo stacca, e il grillo cade dritto verso il muso del cacciatore.
Il cacciatore è il pesce arciere, una decina di specie del genere Toxotes che vivono negli estuari delle mangrovie dal Pacifico occidentale fino all'India e all'Australia del nord. Il più studiato è Toxotes jaculatrix, descritto già nel 1764 dal naturalista olandese Pieter Bleeker. Ma il suo "sputo balistico" è stato compreso solo recentemente, ed è uno dei più sofisticati esempi noti di etologia balistica.

Come si forma il getto
L'arciere riempie la cavità orale con acqua e poi la spinge attraverso un canale stretto formato dalla lingua e dal palato. La sua precisione meccanica non è nuova: già nel 1976 il fisico Lawrence Dill capì che l'animale doveva compensare la rifrazione, perché la posizione apparente di un insetto visto sopra l'acqua è spostata rispetto alla posizione reale. Quello che restava da capire era la balistica del getto: come fa una goccia a non sfilacciarsi in aria, e a colpire con la massima energia esattamente sul bersaglio?
Nel 2012 il team di Schuster a Bayreuth, in uno studio pubblicato su PNAS, ha fotografato il getto con telecamere ad alta velocità (200-1.000 fps). Hanno scoperto che il pesce non spruzza un getto continuo: produce una serie di gocce, e la più rapida raggiunge la più lenta proprio un istante prima dell'impatto. Le gocce si fondono in volo formando una palla compatta che colpisce con la massima densità possibile. Il momento di sincronizzazione viene calibrato dal pesce in funzione della distanza del bersaglio.
La spinta arriva dalla rapida contrazione di muscoli intorno all'opercolo branchiale e dalla compressione del canale lingua-palato, descritta in dettaglio da uno studio del 2014 su PLOS ONE. Quando la goccia raggiunge il bersaglio, l'energia cinetica è dell'ordine di una piccola pallottola di airsoft: sufficiente per staccare un insetto attaccato a una foglia.
Il problema della rifrazione
Ogni volta che l'arciere mira, deve risolvere un problema di ottica. La luce che proviene dall'insetto si rifrange entrando nell'acqua: il pesce vede l'insetto in una direzione spostata rispetto a quella reale. Eppure, quando spara, il getto compensa: parte in modo da impattare il bersaglio vero, non quello apparente.
La retina dell'arciere ha una distribuzione differenziata di coni e bastoncelli, con la massima risoluzione spaziale (6,9 cicli per grado) orientata esattamente lungo l'angolo di tiro preferito di 74°. Schuster ha dimostrato che l'animale apprende rapidamente: in laboratorio, un pesce giovane impara a colpire bersagli su angoli diversi nel giro di poche settimane, e può imparare osservando un compagno più anziano. Si tratta di apprendimento sociale, raro nei pesci, descritto su Science nel 2010.

Un cervello da pesce, capacità da cacciatore
L'aspetto che ha stupito gli etologi non è solo la fisica, ma il fatto che l'arciere debba integrare tre informazioni diverse: distanza del bersaglio, angolo di emissione, calibrazione della rifrazione. Tre variabili che, in laboratorio, si riescono a far variare indipendentemente. Schuster ha dimostrato che l'arciere reagisce in modo veloce e flessibile a bersagli mobili (un grillo lanciato in caduta libera, un piccolo aereo radiocomandato) regolando il tiro in pochi millisecondi.
Una indagine pubblicata su Current Biology nel 2014 ha dimostrato che i pesci arciere distinguono singoli volti umani: addestrati a sputare contro un volto neutro presentato su schermo, riescono a riconoscerlo fra 44 distrattori con un tasso di successo dell'81%. Il dato è importante perché mostra che il riconoscimento facciale, considerato a lungo prerogativa dei vertebrati con neocortex, non richiede la corteccia.
Applicazioni biomimetiche
Schuster oggi collabora con ingegneri tedeschi per progettare ugelli industriali ispirati al canale orale dell'arciere. Il principio è promettente in campi diversi: bioprinting di tessuti (deposizione di gocce su substrati morbidi), water cutting per industria manifatturiera senza dispersione, attuatori microfluidici biomedici. Una review su Frontiers in Bioengineering del 2020 raccoglie i progressi del settore.
L'unica eccezione che spara da sotto
Tra tutte le tecniche di caccia descritte negli ittioidi, lo sputo dell'arciere resta un caso unico: nessun altro pesce d'acqua dolce o salata abbatte prede emerse manipolando con tale precisione la fisica dei fluidi. Le origini evolutive sono ancora dibattute: una filogenesi pubblicata su Scientific Reports nel 2016 fa risalire i Toxotidae a circa 60 milioni di anni fa, ma fossili intermedi che documentino la transizione verso lo sputo restano sconosciuti. La precisione, come spesso accade in natura, ha lasciato meno fossili dell'imprecisione.
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