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Biblioteca di Alessandria: la verità è che non bruciò in una notte, ma sparì in cinque secoli

Giulio Cesare nel 48 a.C., Aureliano nel 273 d.C., il patriarca Teofilo nel 391: nessuno la distrusse del tutto. Fu la lenta erosione politica e culturale.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Libri antichi rilegati su uno scaffale, simbolo della conoscenza antica
Libri antichi rilegati su uno scaffale, simbolo della conoscenza antica

Quanti libri persi? Mezzo milione, secondo le stime più alte. Quanti rotoli papiracei catalogati dai bibliotecari tolemaici? Forse 400.000-700.000, anche se le cifre tramandate dagli storici antichi sono spesso retoriche. La Biblioteca di Alessandria, fondata all'inizio del III secolo a.C. dai successori di Tolomeo I Sotere, è il simbolo definitivo della conoscenza perduta. Eppure la storia che la racconta come bruciata in una sola notte è un mito: la realtà è più complicata, e per certi versi più triste.

Cosa era davvero la Biblioteca

La fondazione si deve all'iniziativa di Tolomeo I (circa 280 a.C.) e si concretizzò con il figlio Tolomeo II Filadelfo. Era parte di un complesso più ampio, il Mouseion ("casa delle Muse"), che funzionava come un centro di ricerca accanto al palazzo reale. Vi lavorarono — secondo quanto ricostruito dalla Britannica — Euclide, Eratostene (che misurò la circonferenza della Terra), Aristarco di Samo (che ipotizzò il modello eliocentrico 18 secoli prima di Copernico), Apollonio di Rodi.

I rotoli arrivavano da tutto il Mediterraneo. Una leggenda narra che ogni nave attraccata al porto di Alessandria fosse perquisita: ai testi a bordo veniva fatta una copia, e talvolta gli originali finivano in Biblioteca mentre ai proprietari tornava la copia.

Antichi libri antichi e rotoli su uno scaffale, evocazione della Biblioteca di Alessandria
Per quattro secoli Alessandria fu il punto di raccolta del sapere mediterraneo. Foto: Pexels / Serinus

48 a.C.: l'incendio di Cesare (ma non quello fatale)

Il primo grande episodio risale al 48 a.C. Giulio Cesare, intervenuto ad Alessandria per appoggiare Cleopatra contro il fratello Tolomeo XIII, si trovò assediato nel quartiere del palazzo. Per impedire alla flotta nemica di muoversi diede fuoco alle navi nel porto; l'incendio si propagò agli edifici vicini. Plutarco, secoli dopo, scrisse che «Cesare fu costretto ad usare il fuoco… che dai cantieri si propagò e distrusse la Grande Biblioteca».

Tuttavia l'analisi delle fonti mostra che la Biblioteca sopravvisse: il geografo Strabone, in visita ad Alessandria circa trent'anni dopo (nel 25-20 a.C.), descrive ancora attivo il Mouseion. Probabilmente Cesare distrusse un magazzino sul porto, forse 40.000 rotoli destinati all'esportazione.

273 d.C.: Aureliano e la guerra contro Zenobia

Il colpo decisivo all'edificio principale arrivò probabilmente nel 273 d.C., durante la guerra dell'imperatore Aureliano contro Zenobia di Palmira. Le truppe romane, ricorda Wikipedia, devastarono il quartiere Brucheion, dove si trovava il Mouseion. Da quel momento le testimonianze sulla biblioteca "madre" si fanno sempre più rare. Sopravvisse, in forma ridotta, una biblioteca-figlia ospitata nel tempio del Serapeo, in un altro quartiere della città.

391 d.C.: Teofilo e la fine del Serapeo

Nel 391, su ordine dell'imperatore Teodosio I che aveva fatto del cristianesimo la religione di Stato, il patriarca Teofilo di Alessandria diede ordine di distruggere il Serapeo come tempio pagano. Le cronache di Rufino e Sozomeno raccontano la demolizione dell'edificio: era ormai un simbolo religioso più che un centro di studi, ma è plausibile che vi fossero rimasti alcuni rotoli. History osserva che le cronache cristiane dell'epoca non menzionano la distruzione di una grande collezione di libri — un argomento del silenzio che molti studiosi usano per dire che già nel 391 la biblioteca, in pratica, non c'era più.

642 d.C.: la leggenda araba e i bagni di Alessandria

Una storia tarda, diffusa nel XIII secolo dal cronista arabo Bar Hebraeus, attribuisce la distruzione finale al califfo Omar nel 642 d.C. dopo la conquista araba: i rotoli sarebbero stati usati come combustibile nei bagni pubblici della città, alimentandoli per sei mesi. Britannica e gran parte degli storici contemporanei considerano questa narrazione una fabbricazione tardiva: nessuna fonte coeva la conferma, e nel VII secolo la Biblioteca era ormai un ricordo da secoli.

Volumi antichi impilati su uno scaffale storico
La Biblioteca non bruciò in una notte: scomparve in cinque secoli di tagli e guerre. Foto: Pexels / caffeine

La vera causa: la fine dei finanziamenti

Lo storico Bagnall, in una rassegna spesso citata, ha calcolato che mantenere una biblioteca con centinaia di migliaia di rotoli richiedeva personale, riscaldamento, controllo dell'umidità, sostituzione di rotoli deteriorati. I papiri duravano in media 200-300 anni: senza un'attività di copiatura costante, in due o tre generazioni una biblioteca scompare comunque.

Quando, nel I secolo d.C., la dinastia tolemaica era ormai finita e Alessandria era ridotta a una provincia romana, lo Stato smise di considerare il Mouseion una priorità. Caligola e Domiziano espulsero alcuni intellettuali. I bibliotecari capi smisero di essere nominati. La Biblioteca non ha avuto una fine drammatica: ha avuto una morte amministrativa, come hanno scritto vari studiosi nelle ultime decadi.

Cosa abbiamo perso davvero

Sopravvivono pochi testi degli autori della scuola alessandrina. Le opere astronomiche di Aristarco, gli scritti completi di Eratostene, i drammi minori di Sofocle ed Euripide — solo 33 tragedie su circa mille sono giunte a noi — molti trattati matematici di Apollonio. La biblioteca-archivio degli Annales faraonici. Se anche solo una frazione di quei papiri fosse sopravvissuta, la storia della scienza occidentale potrebbe essere stata diversa.

Domande frequenti

Quanti libri c'erano davvero?

Le stime antiche oscillano tra 200.000 e 700.000 rotoli. Considerando che ogni opera richiedeva più rotoli, il numero di "libri" distinti era probabilmente molto inferiore — forse 40.000-100.000.

Esiste oggi una nuova Biblioteca di Alessandria?

Sì. La Bibliotheca Alexandrina, progettata dallo studio Snøhetta, è stata inaugurata nel 2002 sulla costa del Mediterraneo, vicino al sito presunto dell'antica biblioteca.

Si potrebbe ritrovare qualcosa?

Improbabile per i rotoli stessi, ma scoperte come quella dei papiri carbonizzati di Ercolano, decifrati con l'IA dal 2023, mostrano che la tecnologia può ancora restituirci frammenti del mondo antico inaspettati.

La Biblioteca di Alessandria è il monito perfetto: la conoscenza non muore in un attimo, muore quando smettiamo di copiarla, leggerla, finanziarla.

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