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Vesuvius Challenge: come l'intelligenza artificiale ha letto i papiri di Ercolano carbonizzati nel 79 d.C.

Tre studenti vincono 700.000 dollari decifrando il primo trattato filosofico mai estratto da una pergamena chiusa e sepolta dal Vesuvio.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Un antico papiro arrotolato simile ai rotoli carbonizzati di Ercolano
Un antico papiro arrotolato simile ai rotoli carbonizzati di Ercolano

Il 5 febbraio 2024 una giuria internazionale ha annunciato i vincitori del Grand Prize della Vesuvius Challenge: tre studenti, Youssef Nader, Luke Farritor e Julian Schilliger, hanno decifrato per la prima volta il contenuto di un rotolo di papiro chiuso sepolto dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Nessuno lo aveva mai aperto. Nessuno lo avrebbe mai potuto aprire senza ridurlo in cenere. Eppure oggi sappiamo che parla di musica, di colori della porpora, e di un filosofo che discute del piacere. È una piccola rivoluzione per la storia antica — e una delle dimostrazioni più sorprendenti di cosa può fare il machine learning quando incontra l'archeologia.

I papiri che nessuno poteva leggere

I rotoli di Ercolano sono stati scoperti per caso nel 1752 dagli operai dei Borbone nella cosiddetta Villa dei Papiri, un'enorme residenza patrizia sepolta dal flusso piroclastico del 79 d.C. Sono circa 1.800 manufatti: gli unici libri di un'intera biblioteca dell'antichità classica arrivati fino a noi. L'eruzione, tuttavia, li ha cotti come pezzi di carbone, rendendoli rigidi, fragili e neri come pece. I primi tentativi di srotolarli, nel Settecento, ne distrussero parecchi. Per oltre due secoli sono rimasti in attesa di una tecnologia che ancora non esisteva.

Un papiro antico arrotolato su una superficie scura
I rotoli di papiro carbonizzati di Ercolano sono rimasti illeggibili per quasi 2000 anni. Foto: Pexels / AXP Photography

L'idea di Brent Seales: leggere senza aprire

Da circa vent'anni il professor Brent Seales, informatico all'Università del Kentucky, lavora a un'idea precisa: «virtual unwrapping», srotolamento virtuale. Tomografia a raggi X ad altissima risoluzione, segmentazione 3D al computer, e modelli di machine learning addestrati a riconoscere il pattern dell'inchiostro a base di carbone — un materiale praticamente identico, in densità, al supporto carbonizzato. Seales aveva già dimostrato nel 2015 che il metodo funziona con un rotolo della Bibbia ebraica trovato a En-Gedi. Ma i papiri di Ercolano sono molto più complessi: avvolti su sé stessi per dozzine di giri, deformati dall'onda di pressione, con inchiostri quasi invisibili nelle scansioni.

La gara da un milione di dollari

Nel marzo 2023 Seales si è alleato con Nat Friedman, ex CEO di GitHub, e con l'investitore Daniel Gross. Insieme hanno lanciato la Vesuvius Challenge: un milione di dollari di premi a chi avesse decifrato porzioni significative dei papiri usando solo dati aperti. Il dataset rilasciato — tomografie ad alta risoluzione ottenute al sincrotrone Diamond Light Source nel Regno Unito — è stato la prima volta che l'intera comunità scientifica e maker ha potuto mettere le mani sui rotoli.

Pochi mesi dopo il primo successo: Luke Farritor, ventunenne studente all'Università del Nebraska, individua nel rotolo la parola greca πορφύραc («porpora»). Poco più tardi Youssef Nader, dottorando egiziano alla Freie Universität di Berlino, raffina il modello e legge un'intera colonna. Il 5 febbraio 2024 i tre vincitori — Nader, Farritor e lo svizzero Julian Schilliger — pubblicano circa 2.000 caratteri ricostruiti, pari a circa il 5% di un singolo rotolo, secondo quanto riportato da Nature.

Cosa c'è scritto: la filosofia perduta di Filodemo

Gli esperti di papirologia hanno identificato l'autore quasi subito: è Filodemo di Gadara, filosofo epicureo del I secolo a.C., maestro di Virgilio. Il testo è inedito: nessuna copia conosciuta esiste altrove. Filodemo discute del piacere — il bene supremo per gli epicurei — e di come una sua mancanza in certi cibi e in certa musica non lo renda meno reale. Una frase tradotta dal team recita pressappoco: «come accade nel caso del cibo, anche con quelli più rari non possiamo immediatamente affermare che siano più piacevoli di quelli abbondanti».

Codice e linee di programmazione visualizzati su uno schermo
L'algoritmo di segmentazione e riconoscimento dell'inchiostro è stato addestrato dai team con dati open source. Foto: Pexels / Pixabay

Perché conta davvero

La biblioteca di Ercolano è probabilmente l'unica biblioteca privata del mondo greco-romano sopravvissuta in modo riconoscibile. Le opere perdute dell'antichità sono migliaia — di Sofocle ci sono arrivate sette tragedie su novanta, di Eschilo sette su novanta, di Aristotele un terzo del corpus. Se i rotoli di Ercolano possono essere letti senza essere distrutti, potremmo recuperare testi mai visti di filosofia epicurea, opere stoiche scomparse, addirittura — è la speranza di Seales — qualche poema di Saffo o un libro perduto di Tito Livio. Filologi e classicisti in tutto il mondo stanno aspettando l'edizione critica integrale del primo rotolo, prevista per il prossimo biennio.

La sfida 2024-2026: leggere quattro rotoli interi

Il nuovo obiettivo della Vesuvius Challenge è ambizioso: leggere almeno il 90% di quattro rotoli entro la fine del 2026. Il premio è di nuovo 700.000 dollari, e i team finalisti sono già al lavoro su pipeline di deep learning più sofisticate, che includono modelli di tipo trasformatore per la segmentazione e reti convoluzionali addestrate sull'inchiostro a base di carbone. Una squadra ha già dichiarato di aver letto altre porzioni significative di un nuovo rotolo, e testate come il Guardian seguono ogni passaggio.

Domande frequenti

Quanti papiri sono stati decifrati finora?

Circa il 5% di un singolo rotolo (il PHerc. Paris. 4, oggi a Parigi), pari a circa 2.000 caratteri e 15 colonne di testo greco. Migliaia di rotoli restano ancora da scansionare e leggere.

Si potranno mai aprire fisicamente?

No, e non serve. Il metodo del virtual unwrapping è non-distruttivo: il rotolo resta intatto e si potrà rileggere in futuro con tecnologie migliori. È il principio di base della conservazione digitale dei beni culturali.

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