Curiosità
Folletti rossi: i fulmini capovolti che salgono verso lo spazio
Sopra i temporali, lampi rossi alti decine di chilometri durano pochi millisecondi. I piloti li segnalavano da decenni, ma furono fotografati per la prima volta solo nel 1989.

Tutti sanno che i fulmini scendono dalle nuvole verso terra. Pochi sanno che, nello stesso istante, sopra i temporali più violenti può accadere qualcosa di opposto e altrettanto spettacolare: enormi lampi rossastri che si protendono verso l'alto, fino al confine dello spazio. Sono i folletti rossi, in inglese red sprites, e per decenni la loro esistenza è stata liquidata come un'illusione di piloti sovraffaticati.
Lampi che durano un battito di ciglia
I folletti rossi appartengono a una famiglia di fenomeni chiamati eventi luminosi transitori (TLE), che si verificano nell'alta atmosfera, tra i 50 e i 90 chilometri di quota, molto al di sopra delle nuvole. Hanno una caratteristica forma a medusa o a carota, con tentacoli che pendono verso il basso, e possono estendersi per decine di chilometri. Ma sono fugacissimi: durano appena qualche millisecondo, troppo poco perché l'occhio umano riesca ad afferrarli con sicurezza. Ecco perché, per essere studiati, è servita la tecnologia.

La scoperta per caso del 1989
La conferma scientifica arrivò quasi per sbaglio. Il 6 luglio 1989, alcuni ricercatori dell'Università del Minnesota stavano testando una telecamera ad alta sensibilità in vista di una campagna su razzi, puntandola verso il cielo notturno. Riguardando le registrazioni, notarono due colonne luminose comparire per un istante sopra un temporale lontano. Era la prima immagine mai registrata di un folletto rosso. Il risultato fu pubblicato l'anno seguente sulla rivista Science, dando finalmente dignità scientifica a un fenomeno che gli aviatori descrivevano da generazioni.
In realtà qualcuno aveva intuito tutto molto prima: già nel 1925 il fisico premio Nobel C.T.R. Wilson aveva previsto, su basi teoriche, che sopra i temporali potessero verificarsi scariche elettriche verso l'alto. Ci vollero oltre sessant'anni per dargli ragione con una fotografia.
Perché sono rossi (e perché salgono)
I folletti non sono fulmini ordinari. Si innescano in coincidenza con potenti scariche di fulmine positive tra nube e suolo, quelle che trasferiscono cariche particolarmente intense. Una scarica del genere altera bruscamente il campo elettrico nell'alta atmosfera, provocando una sorta di "scarica" anche lassù, dove l'aria è estremamente rarefatta.
Il colore rosso è la firma di questo ambiente: a quelle quote, l'energia eccita le molecole di azoto, che rispondono emettendo luce prevalentemente rossa. È la stessa fisica che colora certe aurore, solo innescata dall'elettricità di un temporale anziché dal vento solare.

Studiati dallo spazio
Oggi i folletti rossi non sono più un mistero invisibile. Gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale, che osservano i temporali dall'alto, riescono spesso a fotografarli, e li riprende una strumentazione dedicata. Nel 2018 l'Agenzia Spaziale Europea ha installato sulla ISS l'osservatorio ASIM (Atmosphere-Space Interactions Monitor), progettato proprio per studiare folletti, getti blu ed elfi, gli altri membri di questa famiglia di fenomeni. Capirli non è curiosità fine a sé stessa: questi eventi influenzano la chimica dell'alta atmosfera e i delicati equilibri elettrici che collegano i temporali allo spazio vicino.
Un cielo ancora pieno di sorprese
La storia dei folletti rossi è una lezione di umiltà scientifica. Per decenni le testimonianze dei piloti furono ignorate perché "impossibili", finché una telecamera puntata nel posto giusto al momento giusto non cambiò tutto. È un promemoria che, anche nell'atmosfera che ci sovrasta ogni notte, restano fenomeni da scoprire — bastano gli strumenti adatti e la disponibilità a credere che il cielo possa sorprenderci ancora.
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