Curiosità
Lago Hillier: perché un laghetto australiano è di un rosa bubblegum permanente
Su Middle Island, in Western Australia, un bacino di 600 metri di lunghezza ha un colore che non cambia mai. Un'analisi metagenomica del 2022 ha finalmente identificato i microbi responsabili.

Visto dall'alto sembra una pozza di sciroppo di fragole rovesciata su una spiaggia di sabbia bianchissima. Il Lago Hillier, lungo appena 600 metri e largo 250, si trova su Middle Island, la più grande dell'arcipelago della Recherche, al largo della costa sud-occidentale dell'Australia. Avvistato per la prima volta nel 1802 dal navigatore inglese Matthew Flinders, è celebre per una particolarità che lo distingue da quasi tutti gli altri laghi rosa del pianeta: il suo colore non cambia mai. Non sbiadisce in inverno, non dipende dalla stagione, resta rosa anche se l'acqua viene messa in una bottiglia trasparente e portata via.
Per oltre due secoli la sua origine cromatica è rimasta un enigma. Nel dicembre 2022 un gruppo di ricerca guidato dal microbiologo Scott Tighe dell'Università del Vermont, in collaborazione con la Weill Cornell Medicine, ha pubblicato su Environmental Microbiome (gruppo Springer Nature) il primo studio metagenomico sistematico del Lago Hillier: dentro quei pochi centimetri d'acqua estremamente salata vive un'intera comunità di organismi che producono pigmenti.

Un'acqua più salata del Mar Morto
La salinità del Lago Hillier è il primo dato che salta agli occhi degli ecologi: oltre il 28% di sali disciolti, quasi otto volte il valore dell'oceano e superiore allo stesso Mar Morto. Un ambiente del genere è inospitale per la stragrande maggioranza degli organismi: l'osmosi strapperebbe acqua a qualunque cellula non adattata. Eppure, l'acqua del Lago Hillier è tutto fuorché sterile.
Tighe e colleghi hanno sequenziato il DNA estratto dall'acqua e dai sedimenti, ottenendo un quadro molto diverso dall'idea iniziale di un singolo "alga rosa". Hanno identificato quasi cinquecento generi di microrganismi: archaea estremamente alotolleranti, batteri, alghe verdi unicellulari, perfino bacteriofagi. Quasi tutti gli organismi dominanti producono pigmenti, e la combinazione di questi pigmenti — non un singolo composto — spiega la sfumatura bubblegum permanente.
I tre protagonisti del colore
Il primo nome cruciale è Dunaliella salina, un'alga unicellulare verde che cresce in acque ipersaline e produce massicce quantità di β-carotene come schermo contro l'eccesso di luce solare. È lo stesso pigmento delle carote ed è venduto come integratore alimentare; in Dunaliella può arrivare al 14% del peso secco della cellula. Il secondo è Salinibacter ruber, un batterio descritto nel 2002 nelle saline di Maiorca, che nello studio del 2022 risulta la specie più abbondante nel Lago Hillier. Salinibacter produce salinixantina, un carotenoide aranciato che assorbe nella regione del verde-blu e riemerge come rosso. Il terzo gruppo è quello degli archaea della famiglia delle Halobacteriaceae, ad esempio Halobacillus e Halorubrum: pigmentano le proprie membrane di rosso-rosato grazie a batterioruberine, una difesa contro i raggi UV.
Il colore del lago è dunque un effetto cumulativo: ogni litro d'acqua contiene miliardi di queste cellule, e la luce che attraversa quella sospensione subisce una somma di assorbimenti che lascia passare solo le lunghezze d'onda del rosa. Per questo l'acqua resta rosa anche dentro una bottiglia: i pigmenti sono dentro le cellule, non dipendono dalla geometria del bacino.

Perché qui e non altrove
Esistono altri laghi rosa nel mondo: il Retba in Senegal, il Lago Rosa di Las Coloradas in Messico, le saline di Torrevieja in Spagna. Quasi tutti, però, cambiano intensità con la temperatura e la pioggia, o virano addirittura al verde quando le condizioni ambientali si modificano. Il Lago Hillier è stabile per una combinazione molto particolare: è separato dall'Oceano Indiano da una sottile striscia di sabbia ricoperta di paleodune e foresta di eucalipti, riceve pochissimo apporto di acqua dolce, e il vento porta costantemente nuovi cristalli di sale. Le condizioni ipersaline restano costanti, e la comunità microbica non ha mai motivo di collassare.
Lo studio del 2022 mette anche in luce un dettaglio inatteso: i ricercatori hanno trovato tracce di geni di resistenza agli antibiotici e di vie metaboliche che permettono ai microbi di degradare composti complessi. È una scoperta in linea con quanto osservato in altri ambienti estremi, e suggerisce che i polestremofili del Lago Hillier possano avere applicazioni biotecnologiche, dai biofiltri agli enzimi industriali stabili ad alta salinità.
Un sito protetto, vietato bagnarsi
L'arcipelago della Recherche è una riserva naturale gestita dal Department of Parks and Wildlife dello Stato del Western Australia. Toccare la terraferma di Middle Island è proibito senza un permesso scientifico, e le uniche immagini ravvicinate del lago provengono di solito da elicottero o piccolo aereo. Sorvolarlo in giornata limpida significa vedere, dall'alto, una macchia di un rosa innaturale incastonata fra il bianco delle dune e il blu dell'Indiano: un singolo fotogramma in cui chimica, biologia e geografia sembrano essersi messe d'accordo per stupire chi guarda.
Cosa resta da capire
Nonostante il sequenziamento del 2022, restano domande aperte. Non è chiaro se la comunità del Lago Hillier ricicli i pigmenti in modo diverso rispetto ai cugini in Spagna o in Australia Occidentale (Lago MacDonnell, Hutt Lagoon). I ricercatori hanno trovato anche alcuni virus mai descritti prima, e non sappiamo che ruolo svolgano nell'equilibrio della comunità. Una versione preprint del lavoro su bioRxiv contiene i dataset grezzi ed è uno dei punti di partenza più completi per chi vuole approfondire. Quello che è certo è che il Lago Hillier non è una stranezza isolata: è un piccolo laboratorio naturale in cui osservare come la vita riesca a colorare anche le condizioni più estreme.
Una buona curiosità ogni mattina
Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.
Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.



