Curiosità
Lingua basca (euskara): l'isolato linguistico che parla l'Europa di 7.000 anni fa
Una lingua senza parenti vivi, sopravvissuta a indoeuropei, romani e arabi: cosa ci dice il DNA dei suoi parlanti.

In tutta Europa esiste una sola lingua viva che non discende dal proto-indoeuropeo né da alcuna famiglia conosciuta: si chiama euskara, è parlata in un'area che si estende a cavallo dei Pirenei occidentali, tra Spagna e Francia, ed è considerata dai linguisti uno dei più affascinanti rompicapi del mondo. È un isolato linguistico: una lingua orfana, senza zii, cugini o sorelle vive. Eppure è qui da prima di Roma, prima dei Celti, forse prima dello stesso indoeuropeo.
Cosa significa "isolato linguistico"
In linguistica un isolato è una lingua che non può essere ricondotta, con metodi comparativi rigorosi, a nessun'altra. Nel mondo gli isolati vivi sono pochissimi: il giapponese (a volte raggruppato con il ryukyuano), il coreano, il burushaski in Pakistan, alcuni idiomi amazzonici. In Europa, secondo la scheda di Britannica, l'euskara è l'unico caso documentato. Tutto ciò che parliamo nel continente — italiano, tedesco, russo, greco, gaelico, lituano — fa parte della famiglia indoeuropea. Tranne lui.

Quanti la parlano oggi
Secondo l'Istituto basco di statistica linguistica (Eustat) e i dati raccolti dal governo autonomo basco, l'euskara è parlata da circa 750.000 persone nei Paesi Baschi spagnoli (province di Bizkaia, Gipuzkoa e Araba), in Navarra e nei Paesi Baschi francesi (Iparralde). Circa un terzo della popolazione dell'area la usa attivamente; un altro 20% la comprende. È lingua co-ufficiale insieme allo spagnolo nella Comunità autonoma basca, e ha un'autorità ortografica riconosciuta — la Real Academia de la Lengua Vasca (Euskaltzaindia), fondata nel 1918.
Da dove arriva? Tre ipotesi (e una certezza)
Sulla sua origine si fanno congetture da due secoli. Ipotesi 1: parente di lingue caucasiche. Avanzata fra Otto e Novecento, vorrebbe collegare il basco a famiglie del Caucaso (ceceno, georgiano). Le somiglianze però sono sporadiche e oggi la maggior parte dei linguisti la respinge per mancanza di corrispondenze fonetiche regolari.
Ipotesi 2: parente dell'iberico, lingua dell'antica Penisola Iberica (non indoeuropea) di cui restano scarse iscrizioni. Il basco condivide alcuni suffissi e nomi di luogo, ma le testimonianze iberiche sono troppo frammentarie per provare un'origine comune.
Ipotesi 3: discendente da una lingua preistorica europea, parlata prima dell'arrivo degli indoeuropei (circa 3.000-2.500 a.C.). È l'ipotesi favorita dai linguisti contemporanei: il basco sarebbe l'ultimo residuo vivente di un mosaico di lingue europee anteriori all'irruzione delle steppe pontiche. Una vera cattedrale linguistica nascosta tra le valli pirenaiche.
Cosa dice la genetica
Nel 2015 uno studio pubblicato su PNAS guidato da Mattias Jakobsson dell'Università di Uppsala ha sequenziato il DNA di otto individui sepolti in una grotta in Cantabria fra 5.000 e 3.500 anni fa. Il risultato: i Baschi moderni sono geneticamente molto vicini agli agricoltori neolitici della Penisola Iberica, con un mescolamento minimo con le popolazioni indoeuropee successive. Tradotto: nei Pirenei occidentali quella migrazione che ha cambiato la genetica e la lingua di tutta Europa è arrivata solo a sfioro. Le montagne, la lingua e il pool genetico hanno fatto barriera insieme.
Cosa la rende così speciale grammaticalmente
L'euskara è una lingua ergativa-assolutiva: significa che marca diversamente il soggetto di un verbo transitivo (in caso ergativo) rispetto al soggetto di un verbo intransitivo o all'oggetto di un transitivo (entrambi in caso assolutivo). È un sistema che troviamo in georgiano, in alcune lingue australiane, in maya — ma non in italiano, dove la grammatica è di tipo nominativo-accusativo. La parola «cane» in basco è txakurra; se è il cane che corre («il cane corre») resta in assolutivo, ma se «il cane mangia un osso» diventa txakurrak, perché compie l'azione su un oggetto.

Cinque parole basche che usiamo (e non sappiamo)
- Bizarre: secondo alcune ricostruzioni etimologiche viene dal basco bizar, "barba", attraverso lo spagnolo per indicare un guerriero barbuto e poi qualcosa di insolito.
- Anchovy (inglese, da cui "acciuga" ha condiviso percorso): probabilmente dal basco antxoa.
- Jingoism: l'inglese "by jingo" deriverebbe, secondo Larousse, dal basco Jainko (Dio).
- Pelota: lo sport in cui si lancia una pallina contro un muro; nato nei villaggi baschi.
- Aizkolari: il taglialegna sportivo basco, parola entrata nei dizionari etnografici europei.
Una lingua che ha rischiato di scomparire
Durante la dittatura franchista (1939-1975) l'uso pubblico del basco fu represso: niente cartelli, niente scuole, niente stampa. Fu allora che nacquero le prime ikastolak, scuole clandestine che insegnavano in basco. Con la transizione democratica e lo Statuto di Guernica del 1979 la lingua ha riconquistato spazi: oggi esiste una televisione pubblica (EITB), una rete di scuole basche, dizionari moderni online. Tra il 1991 e il 2021 i parlanti attivi sono cresciuti di oltre 200.000, secondo l'UNESCO, che la classifica però ancora come «vulnerabile».
Domande frequenti
Quanto è difficile imparare il basco?
Per un italiano è notoriamente arduo: lessico estraneo, struttura ergativa, agglutinazione e diciassette casi grammaticali. Però la pronuncia è regolare e i corsi pubblici sono gratuiti per i residenti nella Comunità autonoma basca.
L'euskara è imparentato col georgiano?
Non in modo dimostrabile. Le somiglianze tipologiche (ergatività) non sono prove genealogiche: lingue lontane possono sviluppare strutture simili in modo indipendente.
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