Curiosità
Manoscritto Voynich: il libro del Quattrocento che nessuno è mai riuscito a decifrare
Conservato a Yale dal 1969, scritto in una lingua sconosciuta e illustrato con piante che non esistono: il MS 408 sfida da un secolo crittografi e linguisti.

Il libro più strano del mondo si trova in una biblioteca di New Haven, Connecticut. È piccolo (23 × 16 centimetri), ha pagine di pergamena ingiallita, è scritto in una grafia fluida e regolare e mostra disegni di piante, costellazioni e nudi femminili in vasche di tubature. Nessuno - dopo oltre un secolo di tentativi di crittografi militari, linguisti computazionali e dilettanti ostinati - è mai riuscito a leggerne una sola frase. È il Manoscritto Voynich, l'enigma più resistente della storia della scrittura.
La datazione: 1404-1438, certi grazie al carbonio
Per quasi tutto il Novecento gli studiosi hanno discusso se il manoscritto fosse un autentico testo medievale o una falsificazione rinascimentale. La risposta è arrivata nel 2009 dall'Università dell'Arizona: una campionatura di quattro fogli sottoposta a datazione al radiocarbonio ha collocato la pergamena fra il 1404 e il 1438 con un intervallo di confidenza del 95%. La scheda ufficiale della Beinecke Rare Book and Manuscript Library di Yale, dove il volume è catalogato come MS 408, conferma quei numeri. Le datazioni successive di inchiostri e legature non hanno individuato anacronismi: il manoscritto è autenticamente del primo Quattrocento.
Da Wilfrid Voynich al Beinecke
Il nome è quello del libraio antiquario polacco Wilfrid Voynich, che lo acquistò nel 1912 in un collegio gesuita vicino a Roma, la Villa Mondragone a Frascati. Insieme al libro arrivò una lettera, datata 1665, di Johannes Marcus Marci, rettore dell'università di Praga, che parlava di un codice una volta appartenuto all'imperatore Rodolfo II d'Asburgo, comprato per 600 ducati. Il sospetto, mai verificato, era che fosse opera del medico inglese John Dee o del ciarlatano Edward Kelley.
Dopo la morte di Voynich nel 1930 il manoscritto passò di mano in mano. Nel 1969 il collezionista Hans P. Kraus lo donò alla Beinecke Library di Yale, dove si trova ancora oggi. La biblioteca, dal 2014, ha messo a disposizione una digitalizzazione integrale in alta risoluzione, consultabile gratuitamente da chiunque nel mondo.

Cosa c'è dentro
Le pagine superstiti sono 240 (su 272 originarie). Gli studiosi le hanno suddivise tradizionalmente in cinque sezioni in base alle illustrazioni:
- Erbario: piante non identificabili, alcune con radici e foglie ibride.
- Astrologica: diagrammi circolari con segni zodiacali e mesi in caratteri sconosciuti.
- Biologica: numerose figure femminili nude immerse in liquidi e tubature.
- Cosmologica: mappe astratte di città e isole.
- Farmacologica: vasi di farmacia e radicchi catalogati.
Il testo, scritto in inchiostro ferro-gallico, è composto di circa 35.000 parole in un alfabeto di 25-30 caratteri inediti, battezzato dagli studiosi Voynichese. Le analisi statistiche, riassunte in un articolo della Royal Society del 2013, mostrano che il testo segue la legge di Zipf - tipica delle lingue naturali - con una struttura a doppia frequenza che non assomiglia a nessuna lingua europea conosciuta.
Le ipotesi sulla lingua
Negli anni si sono accumulate decine di teorie. Le principali:
- Codice di una lingua reale (latino, ceco, ebraico) cifrato con un metodo medievale.
- Lingua artificiale precedente i progetti rinascimentali.
- Falso elaborato creato per impressionare un committente, forse Rodolfo II.
- Glossolalia trascritta, parola per parola, da un autore in stato di trance.
Nessuna ipotesi è oggi accettata in modo consensuale. Le proposte di decifrazione che ogni anno appaiono nei media - turco antico, dialetto manchego, lingua nahuatl - non hanno superato la verifica statistica indipendente. Nel 2017 il ricercatore Nicholas Gibbs sostenne sul Times Literary Supplement di averlo decifrato come trattato termale; la comunità scientifica respinse la lettura nel giro di poche settimane.
Perché continua a sfidarci
Il Voynich riassume in 240 pagine tutto quello che amiamo dei misteri storici: un oggetto reale, autentico, datato, fotografato, eppure incomprensibile. Negli ultimi vent'anni gli algoritmi di machine learning hanno aggredito il manoscritto da ogni angolo: nessuno è riuscito a produrre una traduzione coerente di nemmeno un capitolo.
Forse il segreto è banale e ci sta sotto agli occhi; forse il manoscritto è davvero quello che sembra: un sapere che il suo autore voleva si perdesse con lui. Intanto, dal 2024, la biblioteca ha lanciato un programma di multispectral imaging: scansioni a infrarossi e ultravioletti che hanno già rivelato cancellature e tracce di una scrittura sottostante. Forse, fra un po', sapremo qualcosa di nuovo. Forse il Voynich rimarrà l'unico libro che, dopo seicento anni, conserva ancora intatto il suo silenzio.
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