Curiosità
Perché il blu è così raro in natura: l'inganno della luce
Quasi nessun animale o pianta produce un vero pigmento blu: il blu che vediamo è quasi sempre un effetto ottico.

Guardati intorno in natura: il verde delle foglie, il rosso dei fiori, il giallo e l'arancio sono ovunque. Il blu, invece, è sorprendentemente raro. Cieli e oceani a parte, trovare un essere vivente davvero blu è difficile, e quando lo troviamo c'è un trucco: quasi nessun animale o pianta possiede un vero pigmento blu. Il blu che ammiriamo in una farfalla o nelle piume di un uccello è quasi sempre un'illusione costruita con la luce.
Perché il pigmento blu è quasi impossibile
I colori della maggior parte degli esseri viventi nascono da pigmenti, molecole che assorbono certe lunghezze d'onda della luce e ne riflettono altre. Produrre una molecola capace di riflettere proprio il blu, però, è chimicamente molto difficile: servono strutture complesse e costose da sintetizzare. Per questo i veri pigmenti blu sono rarissimi. Tra le farfalle, l'unica nota a produrre un autentico pigmento blu è l'obrina dalle ali d'oliva (Nessaea obrinus): praticamente l'eccezione che conferma la regola.
Il segreto è il colore strutturale
Se non c'è pigmento, da dove arriva il blu? Dalla fisica. La maggior parte dei blu in natura è prodotta dal colore strutturale: microscopiche strutture sulla superficie di scaglie, piume o pelle, modellate con precisione nanometrica, che interferiscono con la luce e riflettono solo le lunghezze d'onda blu, assorbendo tutto il resto.
La farfalla Morpho è l'esempio perfetto. Le sue ali ospitano creste microscopiche a forma di "alberello di Natale" che riflettono il blu in fase, amplificandolo, mentre un pigmento scuro alla base assorbe gli altri colori per rendere il blu ancora più puro. È un meccanismo descritto in dettaglio in uno studio sulla curvatura delle scaglie alari e raccontato in modo divulgativo dalla serie scientifica Deep Look di KQED. Schiaccia un'ala di Morpho e il blu sparisce: hai distrutto le nanostrutture, non un pigmento.
Uccelli, occhi e cieli: lo stesso trucco
Quasi ogni blu animale funziona così. Le piume della ghiandaia azzurra e del pavone, la pelle di certe rane e pesci, perfino i nostri occhi azzurri non contengono pigmento blu: il colore nasce da micro-strutture o da minuscole particelle che diffondono la luce. È lo stesso fenomeno, la diffusione della luce, che rende blu il cielo. Il blu, insomma, è meno un colore "posseduto" e più un effetto ottico prodotto dal modo in cui la materia è organizzata, come spiega la voce sul colore strutturale.
E i fiori blu?
Nel mondo vegetale il blu è altrettanto raro: si stima che meno del 10% delle piante da fiore produca fiori realmente blu. Anche qui c'è un inganno chimico. I fiori che ci sembrano blu, come il fiordaliso o certe ortensie, di solito non hanno un pigmento blu, ma usano gli antociani, gli stessi pigmenti che danno il rosso e il viola, "modificati" attraverso il livello di acidità delle cellule o legandoli a ioni metallici. È un bricolage biochimico che trasforma un pigmento rosso in qualcosa che appare blu. Per questo ottenere una vera rosa blu è stato per decenni un sogno irraggiungibile per i genetisti.
Un colore che ci affascina proprio perché è raro
La scarsità del blu spiega anche perché, nelle lingue di molte culture antiche, la parola per "blu" sia comparsa tardi rispetto a quelle per rosso, bianco e nero: c'erano pochissimi oggetti naturali da nominare. E spiega perché i blu artificiali, dal raro lapislazzuli usato dai pittori rinascimentali fino al moderno pigmento YInMn blue, scoperto per caso in laboratorio nel 2009, abbiano sempre avuto un valore particolare. Il blu, in fondo, è il colore che la natura fatica di più a fabbricare, e forse proprio per questo continua ad affascinarci.
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