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Psicologia

Adattamento edonico: perche vincere alla lotteria non ci rende felici

Una grande vincita o una disgrazia sembrano destinate a cambiare per sempre il nostro umore. Invece, dopo un po', torniamo quasi al punto di partenza. È il tapis roulant edonico, e uno studio del 1978 lo ha mostrato.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Mani che tengono biglietti della lotteria
Mani che tengono biglietti della lotteria

Immaginate di vincere milioni alla lotteria. Pensate che sareste felici per il resto della vita, vero? La psicologia dice di no. Esiste un meccanismo, chiamato adattamento edonico (o "tapis roulant edonico"), per cui dopo un grande cambiamento — positivo o negativo — la nostra felicità tende a tornare verso un livello di base relativamente stabile. È il motivo per cui le gioie straordinarie sbiadiscono, ma anche per cui riusciamo a riprenderci da colpi durissimi.

L'immagine del tapis roulant è perfetta: corriamo dietro alla felicità inseguendo nuovi traguardi, ma il nastro ci riporta sempre più o meno allo stesso punto.

L'esperimento che sorprese tutti

La prova più celebre arriva da uno studio del 1978 condotto da Philip Brickman e colleghi, pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology. I ricercatori confrontarono tre gruppi: persone che avevano vinto somme ingenti alla lotteria, persone rimaste paralizzate in seguito a un incidente e un gruppo di controllo.

I risultati ribaltarono il senso comune. I vincitori della lotteria non erano significativamente più felici del gruppo di controllo, e per di più traevano meno piacere dalle piccole gioie quotidiane, come chiacchierare con un amico o gustare una colazione: dopo l'euforia di una vincita enorme, il resto sembrava sbiadito. Le vittime dell'incidente, pur essendo comprensibilmente meno felici, lo erano molto meno di quanto ci si aspettasse, e prevedevano per il loro futuro un livello di felicità non lontano dalla media.

Mani che grattano un biglietto della lotteria con una monetina
Una grande vincita produce un picco di gioia che, secondo gli studi, tende a riassorbirsi nel tempo. Credit: Adem Erkoç / Pexels.

La teoria del punto di riferimento

Il concetto era stato proposto già nel 1971 da Brickman e Donald Campbell, con il nome di relativismo edonico. L'idea di fondo è che il nostro benessere sia regolato da un punto di riferimento (set point) verso cui tendiamo a tornare. Quando qualcosa migliora la nostra vita, all'inizio ne godiamo, ma poi ci abituiamo e quel nuovo livello diventa la "normalità": l'auto nuova, lo stipendio più alto, la casa più grande smettono presto di emozionarci. È lo stesso motivo per cui, fortunatamente, ci si adatta anche alle difficoltà. La voce adattamento edonico ne riassume i principi.

Ma l'adattamento non è totale

La ricerca più recente ha però sfumato il quadro. Studiosi come Ed Diener e Richard Lucas hanno mostrato che l'adattamento non è sempre completo: alcuni eventi lasciano il segno per anni. La perdita del coniuge, una disabilità grave o soprattutto la disoccupazione prolungata possono abbassare il punto di riferimento in modo duraturo, contro l'idea di un ritorno automatico alla felicità. In un influente articolo del 2006 intitolato "Beyond the Hedonic Treadmill", pubblicato su American Psychologist, questi autori hanno proposto che i set point possano spostarsi e che varino da persona a persona.

Come scendere dal tapis roulant

Se ci adattiamo a quasi tutto, come possiamo essere più felici a lungo termine? La psicologia positiva suggerisce alcune strategie che rallentano l'adattamento: cercare la varietà anziché la ripetizione, praticare la gratitudine, assaporare consapevolmente le esperienze (il cosiddetto savoring) e investire in relazioni ed esperienze più che in beni materiali, perché agli oggetti ci si abitua più in fretta che alle persone.

L'adattamento edonico, in fondo, è un dono ambiguo: ci impedisce di restare al settimo cielo, ma ci salva anche dal restare a terra. Capirlo aiuta a non basare la propria serenità sull'attesa del prossimo grande colpo di fortuna — perché, come mostra la scienza, quel colpo ci renderebbe felici molto meno a lungo di quanto immaginiamo.

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