Storie
Henrietta Lacks e le cellule HeLa: l'eredità immortale di una donna
Prelevate senza consenso nel 1951, le sue cellule sono diventate la prima linea umana immortale e hanno cambiato la medicina e la bioetica.

Il nome di Henrietta Lacks per decenni non è comparso su nessun libro di medicina, eppure poche persone nella storia hanno contribuito quanto lei al progresso scientifico. Le cellule prelevate dal suo corpo nel 1951, senza che lei o la sua famiglia ne sapessero nulla, sono diventate la prima linea cellulare umana "immortale", capace di moltiplicarsi all'infinito in laboratorio. Da allora hanno alimentato decine di migliaia di ricerche in tutto il mondo. La sua è insieme una straordinaria storia di scienza e una dolorosa lezione di etica.
Una contadina del Maryland
Henrietta Lacks nacque nel 1920 a Roanoke, in Virginia, da una famiglia di coltivatori di tabacco afroamericani. Cresciuta nelle piantagioni ereditate dagli antenati, che erano stati schiavi, si trasferì da adulta a Turner Station, vicino a Baltimora, dove crebbe cinque figli. La sua vita era quella di milioni di donne nere dell'America segregata di metà Novecento: lavoro duro, mezzi modesti, accesso limitato alle cure. Quando iniziò a stare male, poté rivolgersi solo a uno dei pochi ospedali che curavano i pazienti afroamericani, il Johns Hopkins di Baltimora.
1951: la diagnosi e le cellule prelevate
Nel gennaio del 1951, a soli 30 anni, le fu diagnosticato un tumore della cervice uterina particolarmente aggressivo. Durante le cure, un campione del tessuto tumorale fu prelevato e inviato al laboratorio del ricercatore George Gey, secondo una prassi dell'epoca che non prevedeva il consenso del paziente per l'uso dei tessuti. Henrietta Lacks morì il 4 ottobre 1951, ad appena 31 anni. Non seppe mai che una parte di lei era appena diventata, per la scienza, qualcosa di irripetibile. La storia è ricostruita anche nel portale ufficiale del Johns Hopkins Medicine.
Le cellule che non muoiono mai
Fino a quel momento, le cellule umane coltivate in laboratorio morivano dopo poche divisioni. Quelle di Henrietta Lacks, battezzate "HeLa" dalle prime lettere di nome e cognome, fecero qualcosa di inaudito: continuarono a dividersi indefinitamente, generazione dopo generazione, senza esaurirsi. Erano la prima linea cellulare umana immortale. Robuste, facili da coltivare e capaci di crescere in grandi quantità, le HeLa divennero rapidamente uno strumento di lavoro indispensabile per i laboratori di tutto il pianeta. Si stima che, sommando tutte le colture prodotte negli anni, ne siano state coltivate molte tonnellate.
Cosa rendeva quelle cellule così speciali? Il tumore di Henrietta Lacks era legato a un'infezione da papillomavirus umano, che aveva inserito il proprio materiale genetico nel DNA delle cellule alterandone i meccanismi di controllo. In particolare, le HeLa mantengono attivo un enzima, la telomerasi, che ricostruisce di continuo le estremità dei cromosomi: è questa, in sostanza, la chiave biologica della loro immortalità. Una caratteristica nata da una malattia devastante si è così trasformata, paradossalmente, in uno strumento prezioso per studiare proprio quella malattia e molte altre.
Dalla polio allo spazio: cosa hanno reso possibile
L'elenco delle scoperte rese possibili dalle cellule HeLa è impressionante. Furono usate negli anni Cinquanta per mettere a punto e testare il vaccino contro la poliomielite. Hanno contribuito alla comprensione del cancro, dei virus e dei meccanismi della cellula; hanno permesso progressi nella fecondazione in vitro, nella mappatura dei geni e nello studio degli effetti delle radiazioni. Sono state spedite nello spazio per osservare il comportamento delle cellule in assenza di gravità e, in tempi recenti, sono state impiegate nella ricerca sul COVID-19. Come ricorda il National Institutes of Health statunitense, le HeLa compaiono in decine di migliaia di pubblicazioni scientifiche e hanno fatto da base a diversi premi Nobel.
Una famiglia all'oscuro per decenni
Eppure, per oltre vent'anni, la famiglia Lacks non seppe nulla di tutto questo. Lo scoprì solo negli anni Settanta, quando alcuni ricercatori la contattarono per ottenere campioni di sangue, allo scopo di studiare la genetica delle HeLa. I parenti, molti dei quali non potevano permettersi l'assistenza sanitaria, appresero così che le cellule della loro madre venivano comprate e vendute in tutto il mondo, mentre a loro non era mai arrivato nulla. La vicenda divenne un caso di portata mondiale soprattutto grazie al libro della giornalista Rebecca Skloot, La vita immortale di Henrietta Lacks, pubblicato nel 2010, che restituì un volto e una storia a quelle cellule diventate anonime.
Giustizia, tardiva
Negli ultimi anni sono arrivati i primi riconoscimenti. Nel 2013, dopo la pubblicazione del genoma delle HeLa, il NIH raggiunse un accordo con i discendenti per dare loro voce nelle decisioni sull'uso dei dati genetici. Nel 2021 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso pubblico omaggio a Henrietta Lacks, e la sua famiglia ha intrapreso azioni legali contro alcune aziende che avevano commercializzato le cellule, arrivando a un accordo. La storia di Henrietta Lacks è oggi un punto di riferimento nei corsi di bioetica: ha contribuito a rendere centrale il principio del consenso informato e a far riflettere sui diritti delle persone riguardo ai propri tessuti, oltre che sulle profonde ingiustizie razziali che hanno segnato la storia della medicina. Una donna mai informata di nulla ha finito, suo malgrado, per cambiare le regole della scienza.
Il caso solleva domande ancora attualissime. Quando nel 2013 alcuni ricercatori pubblicarono l'intero genoma delle HeLa, resero di fatto accessibili informazioni genetiche che riguardavano anche i discendenti viventi di Henrietta Lacks, senza averli consultati: una violazione della privacy che portò a rivedere rapidamente le procedure. È il segno che la sua eredità non è solo scientifica ma anche normativa, e continua a guidare il dibattito su chi possiede il nostro materiale biologico e su come vada protetto.
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