Storie
Mary Celeste: il mistero della nave trovata alla deriva senza equipaggio
Nel 1872 un brigantino fu ritrovato perfettamente in ordine nell'Atlantico, ma di capitano e marinai nessuna traccia.

È forse il più celebre mistero della storia della navigazione: una nave solida e perfettamente funzionante, ritrovata alla deriva in mezzo all'oceano con il cibo in dispensa e il carico al suo posto, ma senza nessuno a bordo. La storia della Mary Celeste, brigantino americano scomparso nel nulla insieme al suo equipaggio nel 1872, affascina e inquieta da oltre 150 anni e non ha mai trovato una spiegazione definitiva.
Un viaggio come tanti
La Mary Celeste salpò da New York il 7 novembre 1872, diretta a Genova, in Italia. A bordo c'erano dieci persone: il capitano Benjamin Briggs, marinaio esperto e di buona reputazione, sua moglie Sarah, la loro figlioletta di due anni Sophia, e sette uomini d'equipaggio. La stiva trasportava oltre 1.700 barili di alcol denaturato, destinato all'industria. Nulla, alla partenza, faceva presagire una tragedia: nave robusta, capitano competente, rotta atlantica abituale.
Il ritrovamento
Quasi un mese dopo, il 4 dicembre 1872, l'equipaggio di un altro brigantino, il canadese Dei Gratia, avvistò la Mary Celeste alla deriva tra le Azzorre e le coste del Portogallo. La nave procedeva in modo irregolare, con alcune vele spiegate. Saliti a bordo per controllare, i marinai del Dei Gratia fecero una scoperta sconcertante: non c'era anima viva. La nave era in buone condizioni, ancora navigabile; il carico era quasi del tutto intatto; provviste e acqua dolce abbondavano. Mancavano però la scialuppa di salvataggio, alcuni strumenti di navigazione e il diario di bordo recente. L'ultima annotazione risaliva a giorni prima. Capitano, famiglia ed equipaggio erano semplicemente svaniti.

L'inchiesta di Gibilterra
La Mary Celeste fu condotta a Gibilterra, dove si aprì un'inchiesta per stabilire cosa fosse accaduto e se spettasse un compenso di salvataggio all'equipaggio del Dei Gratia. Il funzionario incaricato, Frederick Solly-Flood, sospettò inizialmente un crimine — un ammutinamento, un omicidio, perfino una frode assicurativa — ma non trovò alcuna prova: niente segni di violenza, niente tracce di lotta. Il mistero rimase intatto, e con il tempo divenne leggenda.
Le teorie più accreditate
Nei decenni si sono accumulate decine di ipotesi. La più solida, oggi, ruota attorno al carico di alcol. Si pensa che alcuni barili abbiano rilasciato vapori infiammabili: temendo un'esplosione imminente, il capitano Briggs potrebbe aver ordinato un'evacuazione precauzionale sulla scialuppa, magari tenendola legata alla nave con una cima. Se quella cima si fosse spezzata, o se una raffica avesse improvvisamente allontanato il brigantino, le dieci persone sarebbero rimaste alla deriva su una piccola imbarcazione in mare aperto, destinate a non sopravvivere. Altre teorie chiamano in causa una tromba marina, un maremoto o problemi con la pompa di sentina. Una ricostruzione della rivista Smithsonian ripercorre le ipotesi più verosimili, scartando quelle fantasiose.
Come nacque la leggenda
Buona parte dell'alone soprannaturale che circonda la vicenda nacque dalla letteratura. Nel 1884 un giovane scrittore destinato alla fama, Arthur Conan Doyle — il futuro creatore di Sherlock Holmes — pubblicò un racconto ispirato alla vicenda, infarcito di dettagli inventati e perfino con il nome storpiato in "Marie Celeste". La finzione ebbe tanto successo da confondersi con la realtà, alimentando per generazioni miti su equipaggi spariti per mano di mostri marini o forze inspiegabili. La voce della Encyclopaedia Britannica aiuta a separare i fatti documentati dalle aggiunte romanzesche.
Un enigma che resiste
A oltre un secolo e mezzo di distanza, la verità sulla Mary Celeste resta irraggiungibile. Nessuno dei dieci passeggeri fu mai ritrovato, né vivo né morto, e la scialuppa scomparve per sempre. Ciò che rende la storia così potente non è la presenza di qualcosa di orribile, ma proprio la sua assenza: una tavola apparecchiata, oggetti personali al loro posto, una nave in ordine — e il vuoto. È un mistero "pulito", quasi astratto, che continua a interrogarci sul confine tra il razionale e l'inspiegabile, e sul rispetto che il mare ha sempre preteso da chi lo attraversa.
Una nave dal destino sfortunato
Curiosamente, la sventura sembrò accompagnare la Mary Celeste anche prima e dopo il celebre episodio. Varata in Nuova Scozia nel 1861 con il nome di Amazon, la nave ebbe fin dall'inizio una storia travagliata, costellata di incidenti e di un primo capitano morto poco dopo l'entrata in servizio. Ribattezzata Mary Celeste e passata di proprietà in proprietà, dopo il mistero del 1872 continuò a navigare per anni portandosi dietro una fama sinistra, finché nel 1885 fece naufragio nei Caraibi in circostanze sospette: il capitano dell'epoca tentò una frode assicurativa incagliandola deliberatamente su una scogliera.
Nel 2001 una spedizione guidata dallo scrittore Clive Cussler dichiarò di averne individuato il relitto al largo di Haiti — una vicenda ricostruita in dettaglio anche nella voce enciclopedica dedicata alla nave — anche se le successive analisi del legno sollevarono dubbi sull'identificazione. Al di là dei dettagli, ciò che rende la Mary Celeste immortale è il fatto che incarna alla perfezione l'archetipo della nave fantasma: non un vascello spettrale uscito da una leggenda, ma una nave reale, documentata, le cui carte e i cui registri esistono ancora, eppure capace di custodire un segreto che nessuna inchiesta è mai riuscita a violare. È questa tensione tra il concreto e l'inspiegabile a tenere viva, ancora oggi, la sua storia.
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