Curiosando si impararivista di curiosità

Animali

Granchio del cocco (Birgus latro): l'artropode terrestre più grande del pianeta apre le noci con 3.300 newton

Vive sulle isole dell'Indo-Pacifico, pesa fino a 4 kg, è un onnivoro spazzino capace di arrampicarsi sui palmizi. Lo studio di Oka del 2016 ha misurato la forza delle sue chele: più di un morso di leone.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Granchio del cocco Birgus latro fotografato sull'isola di Guam
Granchio del cocco Birgus latro fotografato sull'isola di Guam

Su una delle isole minori delle Christmas Island, nell'Oceano Indiano, una mattina del settembre 2015 il biologo giapponese Shin-ichiro Oka fissò un dinamometro alle chele di un esemplare di Birgus latro da 2,1 kg. L'animale strinse, e l'ago della bilancia segnò 1.765 newton — una pressione paragonabile a quella esercitata da una tigre nel morso. Estrapolata sui maschi più grandi dell'Indo-Pacifico, capaci di raggiungere i 4 kg di peso, la forza arriva a 3.300 N: superiore al morso di qualsiasi mammifero terrestre tranne il leone e il giaguaro, secondo lo studio pubblicato su PLOS ONE il 23 novembre 2016. Il granchio del cocco non è solo il più grande artropode terrestre del pianeta: è anche, in proporzione alle dimensioni, una delle bocche meccaniche più potenti del regno animale.

Granchio del cocco Birgus latro fotografato sull'isola di Guam
Un esemplare adulto di granchio del cocco fotografato sull'isola di Guam: lunghezza fino a un metro tra le chele estese. Credit: Van Lewen / Wikimedia Commons / CC BY-SA 4.0.

Una vita in tre atti

Il granchio del cocco appartiene alla famiglia dei Coenobitidae, lo stesso ramo evolutivo degli hermit crabs che si infilano nelle conchiglie da abbandono. Le femmine di Birgus, infatti, depongono le uova in mare, e le larve zoea trascorrono i primi quattro-sei mesi della vita pelagicamente, in mezzo al plancton dell'oceano aperto. Alla fine di questa fase, una piccola larva glaucothoe — non più grande di tre millimetri — torna a riva, trova una conchiglia di gasteropode abbandonata e ci si infila come tutti i paguri. È nello stadio successivo che Birgus si differenzia dai parenti: l'abdomen si indurisce in una corazza dorsale, l'animale abbandona la conchiglia e diventa terrestre per il resto della sua vita, che può durare anche 60 anni. Da adulto, un granchio del cocco torna nell'acqua salata solo per pochi minuti, di solito alle prime piogge, per assorbire i sali minerali. Se ci rimane più a lungo, annega: ha trasformato le sue branchie in pseudo-polmoni nelle camere branchiali umide, e oggi non sa più respirare sott'acqua.

Arrampica le palme da 7 metri

Il nome popolare deriva dall'abitudine di nutrirsi anche di noci di cocco, che il granchio è capace di aprire spaccandone l'involucro fibroso con i pareiopodi anteriori. Il processo richiede ore: l'animale comincia dal pertugio dell'occhio del cocco, perfora il guscio fibroso a strappi, beve l'acqua e raggiunge la polpa. La scheda del Natural History Museum di Londra spiega che Birgus è in grado di salire fino a sette metri sulle palme, scegliere noci ancora attaccate al fusto e farle cadere a terra deliberatamente prima di scendere. Non si limita ai cocchi: è onnivoro, mangia frutta, carogne, granchi più piccoli, uova di tartaruga, animali morti spinti dalla marea. È documentato (con grande sorpresa di chi lo ha filmato nel 2017 sull'atollo di Chagos) che attacca e divora uccelli marini adulti, compresi i pulcini di sterna. È, in effetti, l'unico granchio noto al mondo che predica vertebrati.

L'olfatto chimico più sviluppato fra gli artropodi terrestri

Birgus latro è cieco di notte e vede male anche di giorno: si orienta grazie a un olfatto eccezionale, riconducibile a un sistema antennale che la ricerca neuroanatomica del Centre for Biological Sciences di Lund pubblicata nel 2010 ha mostrato essere convergente con quello degli insetti. Le antennule del granchio del cocco, le piccole "antennine" interne, sono coperte di chemorecettori, i cosiddetti aesthetascs, che funzionano come narici miniaturizzate. Possono individuare il profumo di un frutto in decomposizione o di una carcassa a centinaia di metri di distanza. Il lobo olfattivo del cervello rappresenta un terzo del volume cerebrale totale, una proporzione paragonabile a quella di un cane: per un crostaceo è un caso unico, e suggerisce che la transizione terrestre abbia premiato un re-ricablaggio neurologico del senso chimico. È per questo che Birgus si chiama, in inglese, robber crab: i marinai lo accusavano di rubare di notte ogni cosa odorosa lasciata fuori — barattoli di caffè, pesce affumicato, perfino scarpe sudate.

Birgus latro sale su un tronco di palma sull'isola di Christmas
Birgus latro si arrampica sui tronchi delle palme da cocco fino a sette metri di altezza. Credit: drew_avery (Flickr) / Wikimedia Commons / CC BY 2.0.

L'isola di Nikumaroro e l'ipotesi Earhart

La storia più strana che riguarda Birgus latro è collegata alla scomparsa di Amelia Earhart, l'aviatrice statunitense persa nel Pacifico il 2 luglio 1937 durante il tentativo di circumnavigare il globo. Una squadra di ricercatori del TIGHAR (The International Group for Historic Aircraft Recovery) sostiene da decenni che Earhart e il suo navigatore Fred Noonan siano sopravvissuti a un atterraggio di emergenza sull'isola disabitata di Nikumaroro, dove sarebbero morti per fame e sete. Tredici ossa umane trovate sull'isola nel 1940 (perdute durante la guerra ma riascomputate via dati antropometrici dal team della University of Tennessee nel 2018) sono compatibili con la corporatura di Earhart. La documentazione del National Geographic spiega che le altre ossa potrebbero essere state asportate dai granchi del cocco, abbondanti su Nikumaroro: in un esperimento del 2007 il TIGHAR depose una carcassa di maiale sull'isola e in 48 ore i granchi del cocco la fecero a pezzi, trascinando parti dello scheletro nelle loro tane. Non è prova, ma è scientificamente plausibile.

Una specie protetta

Negli ultimi cinquant'anni la popolazione globale di Birgus latro è crollata sotto la pressione della caccia (in molte culture polinesiane è considerato una prelibatezza) e della distruzione degli habitat tropicali. La IUCN Red List nel 2018 lo ha classificato come Vulnerable. Diversi atolli oggi proteggono la specie con divieti di prelievo o quote di pesca rigide, ma l'animale cresce lentamente — un esemplare di 1 kg ha probabilmente 8-10 anni — e la sua riproduzione è esposta ai cicloni e all'innalzamento delle temperature marine, che mortificano le larve. Christmas Island, atollo di Henderson, Aldabra e poche altre isole disabitate restano gli ultimi rifugi dove un visitatore può ancora vedere il più grande artropode terrestre del pianeta arrampicarsi pacificamente su un albero.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te