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Narvalo: la zanna dell'unicorno dei mari e un organo sensoriale

Per secoli la sua zanna a spirale è stata venduta come corno di unicorno. Oggi sappiamo che quel lungo dente non serve a combattere: è uno strumento sensibilissimo con milioni di terminazioni nervose.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Gruppo di narvali in superficie tra i ghiacci artici con le lunghe zanne
Gruppo di narvali in superficie tra i ghiacci artici con le lunghe zanne

Nel Medioevo si vendevano a peso d'oro come corni di unicorno, capaci secondo la leggenda di neutralizzare i veleni. In realtà quelle lunghe spirali d'avorio appartenevano a un cetaceo dell'Artico: il narvalo (Monodon monoceros), il "unicorno dei mari". La sua celebre zanna ha incuriosito gli scienziati per secoli, e solo di recente abbiamo capito che non è affatto l'arma che sembra: è uno degli organi sensoriali più sofisticati del regno animale.

Il narvalo vive nelle gelide acque attorno a Canada, Groenlandia e Russia, e trascorre l'inverno tra i ghiacci, immergendosi a profondità che possono superare i 1.500 metri in cerca di pesci e calamari.

Non un corno, ma un dente

La zanna del narvalo non è un corno né una difesa nel senso comune: è un dente canino sinistro che, nei maschi, cresce a spirale perforando il labbro superiore e allungandosi fino a 2,5-3 metri. Le femmine in genere ne sono prive, e solo raramente un individuo sviluppa due zanne. Questo lo rende un esempio spettacolare di dimorfismo sessuale, come spiega la voce enciclopedica dedicata al narvalo.

La cosa più strana è la sua struttura "al contrario". Nei denti normali la parte sensibile (la polpa) è all'interno e lo smalto duro all'esterno. Nella zanna del narvalo avviene il contrario: la superficie è porosa e percorsa da milioni di minuscoli canali, i tubuli dentinali, che mettono in comunicazione l'esterno con i nervi all'interno.

Microstruttura della zanna del narvalo con i tubuli dentinali aperti verso l'esterno
La superficie porosa della zanna è percorsa da tubuli che collegano l'acqua esterna ai nervi: una struttura unica. Credit: Wikimedia Commons, pubblico dominio.

La scoperta di Martin Nweeia

A svelare la funzione sensoriale è stato il dentista e ricercatore Martin Nweeia, della Harvard School of Dental Medicine e dello Smithsonian. Studiando al microscopio la zanna, Nweeia ha calcolato che essa contiene circa dieci milioni di terminazioni nervose esposte verso l'esterno. In altre parole, l'animale può "sentire" l'acqua attraverso il proprio dente.

Per dimostrarlo, in uno studio condotto sul campo e pubblicato sulla rivista The Anatomical Record, il team applicò alla zanna di narvali catturati e poi rilasciati delle soluzioni a diversa concentrazione salina: la frequenza cardiaca dell'animale cambiava a seconda della salinità rilevata. Una prova che la zanna percepisce le caratteristiche dell'acqua circostante, come temperatura, pressione e concentrazione di sale.

A cosa serve davvero

La funzione della zanna è probabilmente molteplice. Le informazioni sulla salinità potrebbero aiutare il narvalo a capire quando l'acqua sta congelando, un dato vitale per un animale che rischia di restare intrappolato sotto il ghiaccio. Allo stesso tempo, la zanna ha quasi certamente un ruolo nella selezione sessuale: i maschi praticano il "tusking", incrociando e sfregando le zanne in superficie, comportamento che fin dai tempi di Darwin viene interpretato come una forma di esibizione o di competizione per stabilire la gerarchia.

Nel 2017 alcune riprese effettuate con droni hanno aggiunto un tassello inatteso, mostrando narvali che usavano la punta della zanna per colpire e stordire i merluzzi artici prima di mangiarli: la prima prova diretta di un uso "venatorio" del dente, documentata dal servizio statunitense per la fauna marina.

Un sensore vivente tra i ghiacci

Il narvalo resta uno degli animali più misteriosi dell'Artico, difficile da studiare e minacciato dai cambiamenti climatici che stanno trasformando il suo ambiente. Ma la sua zanna ci ha già insegnato qualcosa di profondo: ciò che a prima vista sembra un'arma o un ornamento può rivelarsi, a uno sguardo più attento, uno strumento finissimo per leggere il mondo. L'unicorno dei mari, in fondo, percepisce l'oceano con un dente.

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