Animali
Il pipistrello vampiro che dona il sangue agli amici affamati
Desmodus rotundus condivide il pasto rigurgitando sangue per i compagni che non sono riusciti a mangiare: un raro esempio di reciprocità tra animali.

Il loro nome evoca incubi gotici, ma la realtà dei pipistrelli vampiro è molto più sorprendente di qualsiasi leggenda. Non solo si nutrono esclusivamente di sangue, un primato quasi unico tra i mammiferi, ma hanno sviluppato un comportamento sociale che ha pochi eguali nel regno animale: donano il proprio pasto ai compagni affamati, rigurgitando sangue per chi quella notte è tornato a digiuno. Una forma di solidarietà che ha affascinato generazioni di biologi.
Un mammifero che vive solo di sangue
Esistono soltanto tre specie di pipistrelli ematofagi al mondo, tutte diffuse nelle Americhe, dal Messico all'Argentina. La più studiata è il pipistrello vampiro comune (Desmodus rotundus), che si nutre prevalentemente del sangue di mammiferi, oggi soprattutto bestiame. La sua biologia è un capolavoro di adattamento. Con incisivi affilatissimi pratica una piccola incisione sulla pelle dell'animale ospite, quasi indolore, mentre la sua saliva contiene un potente anticoagulante che impedisce al sangue di rapprendersi durante il pasto. Sul muso possiede inoltre recettori sensibili al calore, una sorta di "visione a infrarossi" che gli permette di individuare i vasi sanguigni più vicini alla superficie. A differenza di altri pipistrelli, sa anche muoversi agilmente al suolo, camminando e saltando per avvicinarsi alla preda addormentata.
Proprio l'anticoagulante della saliva ha attirato l'interesse della medicina. Le sostanze che impediscono al sangue di coagulare sono state studiate per sviluppare farmaci capaci di sciogliere i coaguli, per esempio nel trattamento dell'ictus. Una proteina ispirata a questi composti è stata sperimentata come potenziale agente trombolitico, a riprova di come anche un animale temuto possa offrire spunti preziosi alla ricerca farmacologica. È un esempio di come la natura, anche nelle sue forme meno rassicuranti, custodisca soluzioni biochimiche raffinatissime.
Il problema della fame
Questa dieta estrema ha però un costo. Il sangue è povero di nutrienti rispetto al suo volume, e il metabolismo del pipistrello vampiro è così rapido che l'animale non può permettersi lunghi digiuni. Bastano due o tre notti consecutive senza nutrirsi per portarlo vicino alla morte per inedia. Poiché la caccia non sempre va a buon fine — un ospite irrequieto, una notte sfortunata — il rischio di restare a stomaco vuoto è concreto e frequente. È qui che entra in gioco la straordinaria vita sociale di questi animali.
La scoperta della condivisione
Negli anni Ottanta il biologo Gerald Wilkinson documentò un comportamento inatteso: i pipistrelli che avevano mangiato a sufficienza rigurgitavano parte del sangue per nutrire i compagni di colonia rimasti a digiuno. Lo studio, pubblicato in uno storico articolo su Nature nel 1984, mostrava che queste donazioni non erano casuali: avvenivano più spesso tra individui imparentati, ma anche tra animali che avevano stabilito legami di lungo periodo. Soprattutto, erano reciproche: chi aveva ricevuto aiuto tendeva a ricambiare quando la situazione si invertiva.
Per la teoria dell'evoluzione si trattava di un caso prezioso. L'altruismo reciproco — aiutare qualcuno oggi nell'aspettativa di essere aiutati domani — era stato teorizzato, ma trovarne un esempio così netto in natura era raro. Decenni di ricerche successive hanno confermato e raffinato il quadro.
Pipistrelli che fanno amicizia
Il ricercatore Gerald Carter, allievo di Wilkinson, ha mostrato che questi legami funzionano come vere e proprie amicizie. In una serie di esperimenti, due pipistrelli estranei iniziano col toelettarsi a vicenda — un gesto a basso rischio — e solo dopo aver costruito fiducia passano alla condivisione del sangue, un investimento ben più costoso. Uno studio pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B ha dimostrato che la storia di aiuti reciproci prevede le donazioni meglio del semplice grado di parentela: contano i rapporti, non solo i geni.
La conferma più affascinante è arrivata dalla natura. Applicando minuscoli sensori di prossimità a pipistrelli che avevano stretto legami in cattività, i ricercatori hanno scoperto che quelle "amicizie" sopravvivono al ritorno in libertà: gli animali continuavano a cercarsi e a frequentarsi anche tra le migliaia di individui di una colonia selvatica. Il risultato è stato descritto in una ricerca pubblicata su Current Biology nel 2019.
Perché questi animali ci interessano tanto
Lo studio dei pipistrelli vampiro va ben oltre la curiosità naturalistica. Capire come e perché la cooperazione si evolve in una specie non umana ci aiuta a comprendere le radici biologiche di comportamenti che riteniamo profondamente nostri, come la fiducia, la reciprocità e l'amicizia. Questi piccoli mammiferi dimostrano che la solidarietà non è un'esclusiva della cultura umana, ma può emergere ovunque la sopravvivenza dipenda dall'aiuto reciproco.
Resta, naturalmente, anche un lato pratico e meno romantico: Desmodus rotundus è uno dei principali serbatoi della rabbia in America Latina, e il suo morso sul bestiame rappresenta un problema sanitario ed economico reale. Ma proprio per gestire al meglio la convivenza con questi animali è fondamentale conoscerne a fondo la biologia. E più li studiamo, più ci accorgiamo che dietro la loro fama sinistra si nasconde una delle società animali più cooperative che la scienza abbia mai documentato. Il "vampiro", insomma, è anche un sorprendente esempio di altruismo.
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