Astronomia
La cometa di Halley aveva un nome 700 anni prima di Halley: il caso del monaco Eilmer
Nuovo studio internazionale del 2026 riapre la questione: il primo a riconoscere il ritorno della cometa fu un monaco inglese che la vide sia nel 989 sia nel 1066.

Per quasi tre secoli la cometa di Halley ha portato il nome dell'astronomo inglese Edmond Halley, che nel 1705 calcolò la periodicità di circa 76 anni del corpo celeste e ne predisse il ritorno nel 1758. Una nuova ricerca pubblicata a maggio 2026 e ripresa da Live Science, ScienceDaily e diverse riviste accademiche internazionali sostiene però che la scoperta della natura periodica della cometa precede Halley di quasi 700 anni, e va attribuita a un monaco benedettino inglese del Medioevo: Eilmer di Malmesbury.
La notizia ha fatto il giro del mondo nelle prime due settimane di maggio 2026 e ha riaperto un dibattito mai del tutto sopito sulla paternità delle grandi scoperte astronomiche occidentali.
Chi era Eilmer di Malmesbury
Eilmer (talvolta scritto Oliver o Elmer) visse fra il X e l'XI secolo nell'abbazia di Malmesbury, nel Wiltshire inglese. La maggior parte di ciò che sappiamo di lui viene dalla Gesta regum Anglorum, opera del cronista Guglielmo di Malmesbury, scritta intorno al 1125. Eilmer è famoso, prima di tutto, come "monaco volante": secondo le cronache, intorno all'anno 1010 si sarebbe lanciato dalla torre della sua abbazia con un congegno di tela e legno, planando per circa 200 metri prima di precipitare e rompersi le gambe. Il volo, una delle prime testimonianze di tentativo di volo umano in Europa, lo segnò per il resto della vita.
Ma il monaco era anche un astronomo. Studiava i moti dei corpi celesti, scrisse di astrologia e teneva un registro accurato di eventi notturni insoliti.
Due apparizioni separate da 77 anni
Da ragazzo, intorno al 989, Eilmer assistette al passaggio di una grande cometa nei cieli inglesi. Era impressionato e ne conservò memoria. Settantasette anni dopo, nel 1066, lo stesso oggetto tornò a splendere sull'Inghilterra; questa volta Eilmer era un uomo molto anziano. Secondo la testimonianza di Guglielmo di Malmesbury, riportata nella sua opera, il monaco la riconobbe come la stessa cometa e pronunciò una frase famosa: "Tu, fonte di lacrime, sei tornata. Sei venuta molto tempo dopo che ti avevo vista da giovane; tu, che già una volta hai annunciato la rovina del paese".
L'intervallo fra le due apparizioni (77 anni) è notevolmente vicino al periodo orbitale medio reale della cometa, oggi calcolato in circa 76 anni. La cometa del 1066 è la stessa che apparve nel famoso Arazzo di Bayeux, ricamato pochi anni dopo per celebrare la conquista normanna dell'Inghilterra.
Cosa dice il nuovo studio del 2026
La ricerca pubblicata nel maggio 2026 dagli storici dell'astronomia, ripresa da ScienceDaily e da numerose testate scientifiche, ha rianalizzato il testo di Guglielmo di Malmesbury alla luce delle conoscenze attuali. Le conclusioni principali sono tre.
- Eilmer non si limitò a osservare due apparizioni, ma collegò esplicitamente i due eventi come ritorno dello stesso oggetto, indicando l'intuizione di una periodicità.
- La sua testimonianza è la prima fonte europea conosciuta che riconosca a una cometa la possibilità di essere un visitatore ricorrente e non un fenomeno isolato.
- Il monaco di Malmesbury anticipa quindi di quasi sette secoli l'osservazione cardine di Edmond Halley, anche se non ne calcolò l'orbita né ne predisse il successivo ritorno.
Gli autori della ricerca non chiedono di rinominare il corpo celeste, ma di rendere giustizia storica a un'osservazione documentata e troppo a lungo trascurata.
Non solo Eilmer: anche le cronache cinesi
Eilmer non è l'unico osservatore antico della cometa. Le cronache cinesi registrano apparizioni della cometa di Halley con sorprendente continuità a partire dal 240 a.C., e in alcuni casi gli astronomi imperiali sospettarono una periodicità. Nessuna di queste osservazioni, però, formulò la regola in modo esplicito come fece Eilmer secondo le fonti europee.
Halley fu davvero il primo?
La risposta degli storici della scienza è sfumata. Edmond Halley fu il primo a calcolare matematicamente l'orbita della cometa, applicando le leggi di Newton e dimostrando che il corpo visto nel 1531, 1607 e 1682 era lo stesso. Halley predisse il ritorno per il 1758: la cometa apparve puntualmente la notte di Natale di quell'anno, sedici anni dopo la morte dell'astronomo, e il suo nome venne legato per sempre al fenomeno.
Eilmer, invece, intuì la periodicità per osservazione diretta, senza modelli matematici. È una distinzione che gli storici considerano cruciale: una cosa è notare che la stessa cometa torna, un'altra è prevedere quando. Entrambe le scoperte hanno valore, ma di natura diversa.
Domande frequenti
La cometa di Halley sarà rinominata?
Improbabile. Il nome è oggi codificato nelle nomenclature ufficiali dell'Unione Astronomica Internazionale (designazione 1P/Halley). Eventuali revisioni storiche non comportano cambiamenti formali.
Quando tornerà la cometa di Halley?
Il prossimo passaggio al perielio (punto più vicino al Sole) è previsto per il 2061. L'ultimo passaggio risale al 1986.
Esistono fonti antiche italiane sulla stessa cometa?
Sì. Cronache toscane e veneziane medievali registrano l'apparizione del 1066 e del 1145. Il pittore Giotto raffigurò la cometa del 1301 (un altro passaggio di Halley) nell'Adorazione dei Magi della Cappella degli Scrovegni, dando alla cometa di Betlemme un aspetto realistico mai visto prima.
Si possono ancora trovare osservazioni dimenticate?
Sì. La revisione di archivi medievali e di registri di cronache è una branca attiva della storia dell'astronomia. Diverse osservazioni di novae, supernovae e meteoriti sono state attribuite a fonti non occidentali solo negli ultimi vent'anni.
Una storia che continua a riscriversi
La vicenda di Eilmer dimostra quanto la storia della scienza sia un cantiere aperto. Una cometa che nei manuali di astronomia compare con un nome solo nasconde, a guardarla da vicino, secoli di osservazioni, intuizioni, registri monastici e calcoli matematici di mezza dozzina di civiltà. Edmond Halley non viene sminuito; Eilmer di Malmesbury riprende il posto che gli spetta nella catena della conoscenza. E noi guadagniamo una cosa importante: il ricordo che la scoperta scientifica raramente è il gesto solitario di un genio, e quasi sempre il risultato di sguardi che si passano il testimone, attraverso il buio, di generazione in generazione.
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