Astronomia
Parker Solar Probe: la sonda che ha toccato il Sole vola a 692.000 km/h
Il 24 dicembre 2024 la sonda della NASA è passata a 6,1 milioni di km dalla superficie solare, dentro la corona, diventando l'oggetto più veloce mai costruito.

Il 24 dicembre 2024 una macchina costruita dall'uomo è entrata dove nessun veicolo era mai arrivato: la corona solare. La Parker Solar Probe della NASA è passata a soli 6,1 milioni di chilometri dalla superficie del Sole, viaggiando a circa 692.000 km/h (430.000 miglia orarie). È la maggiore velocità mai raggiunta da un oggetto artificiale e la minima distanza mai toccata dalla nostra stella. Come documenta la NASA, la sonda ha poi ripetuto questo record-distanza in numerosi sorvoli successivi, fino al 26° passaggio ravvicinato del 13 dicembre 2025.
Per dare una misura: a quella velocità si coprirebbe la distanza Roma-New York in poco più di 40 secondi. La missione, lanciata nel 2018, sta riscrivendo ciò che sappiamo della stella che rende possibile la vita sulla Terra.

Una sonda intitolata a un uomo ancora vivo
La Parker Solar Probe è partita il 12 agosto 2018 da Cape Canaveral a bordo di un razzo Delta IV Heavy. È la prima missione della NASA a essere intitolata a una persona vivente al momento del battesimo: l'astrofisico Eugene Parker, che nel 1958 teorizzò l'esistenza del vento solare, il flusso continuo di particelle cariche emesso dalla stella. All'epoca la sua ipotesi fu accolta con scetticismo; oggi è un pilastro della fisica solare. Parker, scomparso nel 2022 a 94 anni, fece in tempo ad assistere al lancio della sonda che porta il suo nome.
Lo scudo che regge mille gradi
Avvicinarsi tanto al Sole significa sopportare un calore estremo. Il segreto della sopravvivenza della sonda è il Thermal Protection System, uno scudo di schiuma di carbonio composito spesso circa 11,5 centimetri e largo 2,4 metri. Durante i passaggi ravvicinati la sua faccia esposta raggiunge temperature stimate tra 870 e 930 °C, mentre dietro lo scudo gli strumenti restano vicini alla temperatura ambiente. È una distinzione cruciale in fisica: la corona è rarefatta, quindi ha una temperatura altissima ma trasmette relativamente poco calore. Come spiega il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory, che gestisce la missione, lo scudo è ciò che permette alla sonda di operare in un ambiente altrimenti letale.
Per arrivare così vicino, la sonda non punta dritta verso il Sole: usa sette sorvoli ravvicinati di Venere per cedere energia orbitale e stringere progressivamente l'orbita, un balletto gravitazionale durato anni.

L'enigma della corona più calda della superficie
Perché spingersi fin lì? Per rispondere a una domanda che tormenta la fisica solare da quasi un secolo: perché la corona è più calda della superficie del Sole? La fotosfera, la "superficie" visibile, ha circa 5.500 °C, ma la corona che la circonda raggiunge uno o due milioni di gradi. È come se l'aria attorno a un falò fosse più rovente delle fiamme. Nessun modello classico spiega del tutto questo paradosso. Misurando direttamente campi magnetici, particelle e onde dentro la corona, la sonda cerca il meccanismo che la riscalda e che accelera il vento solare.
Già nel 2019, i primi dati pubblicati su Nature hanno rivelato gli switchback, brusche inversioni a forma di S del campo magnetico del vento solare, un fenomeno inatteso e diffuso. E nel dicembre 2021 la NASA ha annunciato che, mesi prima, la sonda aveva attraversato la superficie critica di Alfvén, il confine oltre il quale il plasma è ancora legato magneticamente al Sole: in pratica, per la prima volta un veicolo umano è entrato dentro l'atmosfera della nostra stella. Il risultato è stato descritto in uno studio su Physical Review Letters.
Cosa ci aspetta
I dati raccolti nei passaggi del 2024 e 2025 sono ancora in fase di analisi e potrebbero, secondo la NASA, cambiare la nostra comprensione del Sole. Capire la corona e il vento solare non è curiosità astratta: le tempeste solari possono mettere fuori uso satelliti, reti elettriche e comunicazioni. Una previsione più accurata della meteorologia spaziale dipende anche da ciò che la Parker Solar Probe sta imparando immergendosi, sorvolo dopo sorvolo, nel fuoco della stella più vicina a noi.
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