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Astronomia

Campioni di Bennu: nei 121,6 grammi rientrati dall'asteroide ci sono acqua, ammoniaca e gli ingredienti dell'RNA

Le analisi 2024-2025 dei campioni della missione NASA OSIRIS-REx mostrano un corpo primordiale ricco di sali idrati, amminoacidi e tutte e cinque le basi azotate.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Campioni dell'asteroide Bennu visibili nel contenitore TAGSAM aperto al Johnson Space Center NASA
Campioni dell'asteroide Bennu visibili nel contenitore TAGSAM aperto al Johnson Space Center NASA

Il 24 settembre 2023, una capsula a forma di disco volante atterrò nel deserto del Utah Test and Training Range, a 134 km a sud-ovest di Salt Lake City. Conteneva 121,6 grammi di polvere e ciottoli prelevati il 20 ottobre 2020 dalla superficie dell'asteroide Bennu, a 320 milioni di chilometri dalla Terra, dal braccio della sonda OSIRIS-REx della NASA. Era la prima volta che gli Stati Uniti riportavano materiale di un asteroide; la seconda volta in assoluto, dopo le missioni giapponesi Hayabusa.

Quanto pesava il bottino? 121,6 grammi ufficiali, contro un obiettivo iniziale di 60 grammi: il doppio del minimo richiesto, il triplo di quello che Hayabusa2 aveva riportato dall'asteroide Ryugu nel 2020. Una manciata di sabbia nera che, quasi tre anni dopo, ha già riscritto pezzi importanti dei capitoli di astrochimica.

Apertura del contenitore TAGSAM di OSIRIS-REx con i campioni dell'asteroide Bennu
Il TAGSAM (Touch-And-Go Sample Acquisition Mechanism) aperto al Johnson Space Center con la polvere nera di Bennu visibile. Credit: NASA/JSC.

Acqua, sali, e un asteroide che è stato bagnato

Il primo risultato pubblicato, a fine giugno 2024 su Meteoritics & Planetary Science, ha sorpreso quasi tutti. Le polveri di Bennu sono ricche di argille idrate, fillosilicati e composti del carbonio: il segno che il piccolo asteroide, miliardi di anni fa, è stato bagnato. Non da acqua libera, ma da fluidi che hanno percolato all'interno del suo corpo madre — un planetesimo molto più grande che, a un certo punto, si è frantumato.

La conferma più suggestiva è arrivata a gennaio 2025, quando un team guidato da Tim McCoy dello Smithsonian e Sara Russell del Natural History Museum di Londra ha trovato nei campioni minerali estremamente rari: halite (sale da cucina), silvite, natrite e altri carbonati di sodio. Sono cristalli che si formano solo per evaporazione di acqua salata. Nello studio uscito su Nature il 29 gennaio 2025, gli autori scrivono che 'Bennu è il primo corpo extraterrestre in cui si trova una così completa associazione di sali idrati come quelli previsti dai modelli geochimici di salamoie evaporate'.

Le cinque basi di RNA e DNA in un colpo solo

Il colpo di scena più atteso, però, è arrivato sempre nello stesso pacchetto di pubblicazioni di gennaio 2025. Un consorzio internazionale guidato da Daniel Glavin del NASA Goddard ha trovato nei campioni di Bennu tutte e cinque le basi azotate di DNA e RNA (adenina, guanina, citosina, timina e uracile), 14 dei 20 amminoacidi proteinogeni codificati dal codice genetico terrestre, oltre a una notevole varietà di amminoacidi non biologici.

Soprattutto, gli amminoacidi si presentano in pari quantità tra forme destrogire e levogire, mentre la vita sulla Terra usa quasi esclusivamente le levogire. È il dato più importante: significa che i mattoni c'erano, ma la chimica della vita non era ancora iniziata. Bennu è una fotografia 'congelata' dei composti organici disponibili nel Sistema Solare primordiale, prima che la biologia li selezionasse.

Fiala contenente un campione di Bennu nelle camere bianche di NASA Goddard
Una fiala con frammenti di Bennu nelle camere bianche di NASA Goddard. Le analisi sono distribuite in oltre 60 laboratori di 233 ricercatori. Credit: NASA Goddard / Erika Blumenfeld.

Bennu è venuto da lontano

I sali idrati pongono una domanda: dove si è formata l'acqua che li ha generati? Le firme isotopiche dell'azoto e del carbonio, in combinazione con la presenza di ammoniaca (molto rara in meteoriti normali, abbondante in Bennu), indicano che il corpo madre originario si è probabilmente formato oltre l'orbita di Saturno, a temperature talmente basse da intrappolare ammoniaca e ghiaccio d'acqua. Poi, frammentato da una collisione, un suo pezzo è migrato verso l'interno del Sistema Solare nel corso di centinaia di milioni di anni, fino a diventare il piccolo asteroide near-Earth che oggi sfiora la nostra orbita ogni sei anni.

'È come tenere in mano un pezzo del Sistema Solare di quattro miliardi e mezzo di anni fa, prima che la Terra esistesse', ha commentato Dante S. Lauretta, principal investigator della missione e professore all'Università dell'Arizona.

La missione OSIRIS-REx in numeri

OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, and Security – Regolith Explorer) è partita il 8 settembre 2016 dal Kennedy Space Center, è arrivata a Bennu il 3 dicembre 2018, è stata in orbita 22 mesi mappando la superficie, e il 20 ottobre 2020 ha eseguito una manovra di pochi secondi chiamata Touch-And-Go: il braccio TAGSAM ha 'punto' il suolo e una sfera di azoto compresso ha spinto frammenti dentro il contenitore. Costo totale: 1,16 miliardi di dollari. Dopo aver consegnato il campione, la sonda è stata rinominata OSIRIS-APEX e sta dirigendosi verso un altro near-Earth: l'asteroide 99942 Apophis, che incontrerà nell'aprile 2029, sei giorni dopo il suo storico passaggio ravvicinato alla Terra.

Cosa resta da analizzare

Dei 121,6 grammi totali, finora ne è stato analizzato meno del 25%. La NASA conserva la maggior parte del campione in atmosfera di azoto puro, esattamente come fa con le rocce lunari Apollo: una riserva per le tecnologie che verranno. Un paper di novembre 2025 su PNAS ha già identificato alterazioni acquose disomogenee — alcuni granuli sembrano provenire da aree del corpo madre più calde, altri da zone più fredde — suggerendo che anche planetesimi piccoli potessero avere una geologia interna stratificata. I prossimi cinque anni di ricerca, per chi si occupa di origini della vita, sembrano poter contare su questi 121,6 grammi più che su qualunque altra fonte.

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