Curiosità
Esperanto: la lingua creata da un solo uomo per fermare le guerre
La storia di Ludwik Zamenhof e del suo idioma neutrale, pubblicato a Varsavia nel 1887 e parlato oggi in 120 Paesi

L'esperanto è la lingua artificiale più diffusa del mondo, parlata da circa due milioni di persone in oltre 120 Paesi. Nessuno è obbligato a impararla, nessuno Stato la usa come lingua ufficiale, eppure resiste da più di un secolo. La sua origine sta nel sogno di un oculista polacco che voleva costruire un ponte tra popoli che si odiavano.
Quel sogno aveva un nome: Ludwik Lejzer Zamenhof. La sua storia comincia in una piccola città multietnica dell'Impero Russo e finisce per influenzare la cultura globale del Novecento.
Białystok, una città di tre lingue e due religioni
Zamenhof nacque nel 1859 a Białystok, oggi in Polonia, allora periferia occidentale dell'Impero Russo. La città era un mosaico: ebrei, polacchi, russi, tedeschi, lituani vivevano fianco a fianco ma non si capivano. Il giovane Ludwik vedeva ogni giorno risse, sospetti, pregiudizi che attribuiva soprattutto a un problema linguistico.
Da ragazzo iniziò a sognare una lingua "neutrale", che non appartenesse a nessuno e potesse essere imparata da chiunque in pochi mesi. Lavorava di nascosto, nel tempo libero dagli studi di medicina. Il padre, censore del Ministero dell'Istruzione zarista, era convinto che si trattasse di una fissazione pericolosa e bruciò una delle prime versioni del manoscritto.
1887: nasce la "Lingvo Internacia"
Il 26 luglio 1887, a Varsavia, Zamenhof pubblicò un opuscolo di 40 pagine intitolato Lingvo internacia. Antaŭparolo kaj plena lernolibro. Lo firmò con lo pseudonimo "Doktoro Esperanto", che in quella lingua nuova significa "il dottore che spera". Fu lo pseudonimo, e non il nome dell'idioma, a passare alla storia.
L'opuscolo presentava 16 regole grammaticali, senza eccezioni, e un vocabolario costruito con radici comuni a molte lingue europee. Lo finanziò il suocero, Aleksander Silbernik, su consiglio della moglie Klara, che convinse Ludwik a pubblicare prima del matrimonio "perché poi non ne avresti avuto il coraggio".
Una grammatica senza eccezioni
L'esperanto è stato progettato per essere imparato in fretta. Le sue caratteristiche più note:
- Tutti i sostantivi finiscono in -o (amiko, amico).
- Tutti gli aggettivi in -a (bona, buono).
- Il plurale si forma aggiungendo -j (amikoj, amici).
- Esistono solo due casi: nominativo e accusativo (con la desinenza -n).
- I verbi non si coniugano per persona: cambia solo il tempo (-as presente, -is passato, -os futuro).
Risultato: con un centinaio di radici e una manciata di suffissi si copre un'enorme varietà di concetti. Diversi studi, tra cui quello del linguista Claude Piron (1997), hanno mostrato che un'ora di esperanto rende quanto cinque ore di francese in termini di vocabolario attivo.
Il movimento e il primo congresso del 1905
Negli anni Novanta dell'Ottocento, l'esperanto raccolse rapidamente adesioni. Nel 1905 si tenne il primo Congresso Universale a Boulogne-sur-Mer, in Francia: 688 partecipanti da venti Paesi diversi, che si parlarono per giorni senza interpreti. Da allora il congresso si è tenuto ogni anno, con l'eccezione delle due guerre mondiali.
Nel 1908 venne fondata la Universala Esperanto-Asocio, che ha sede a Rotterdam e oggi conta soci in oltre 120 Paesi. La bandiera verde con la stella a cinque punte e la parola d'ordine "espero" (speranza) sono diventate simboli internazionali di pace linguistica.
Quando i totalitarismi cercarono di cancellarlo
L'idea di una lingua universale spaventò sia Hitler sia Stalin. Nel Mein Kampf Hitler accusa l'esperanto di essere un complotto ebraico per dominare il mondo. Durante la Seconda guerra mondiale i tre figli di Zamenhof — Adam, Sofia e Lidia — furono uccisi nei campi di sterminio nazisti.
In Unione Sovietica, dopo un'iniziale tolleranza, Stalin scatenò una purga negli anni Trenta: esperantisti arrestati, deportati, fucilati come "spie cosmopolite". Il movimento sopravvisse solo grazie a piccole comunità in Europa occidentale, Cina e Giappone.
Quante persone parlano davvero esperanto oggi
Le stime variano. La Universala Esperanto-Asocio parla di due milioni di parlanti, una cifra confermata anche dall'Ethnologue. Esistono circa un migliaio di denaskuloj, cioè persone che hanno l'esperanto come lingua madre, tipicamente perché i genitori parlano lingue diverse e hanno scelto l'esperanto come idioma di casa.
L'app Duolingo offre l'esperanto dal 2015: nel solo primo anno fu studiato da oltre un milione di utenti. Wikipedia in esperanto conta oltre 360.000 voci ed è una delle prime cinquanta versioni linguistiche per dimensioni.
Domande frequenti
L'esperanto è una lingua ufficiale da qualche parte?
No. È stata però riconosciuta dall'UNESCO in due risoluzioni (1954 e 1985) come strumento di comprensione internazionale. La città cinese di Zaozhuang la usa nei programmi delle scuole primarie.
Quanto tempo serve per impararla?
Per chi parla una lingua romanza o germanica, un livello di conversazione si raggiunge in 150-250 ore di studio: contro le 600-1.500 ore necessarie per inglese, tedesco o spagnolo, secondo le stime del Foreign Service Institute statunitense.
Esistono altre lingue artificiali?
Sì, ma nessuna ha avuto lo stesso successo. Il volapük di Schleyer (1879) crollò in pochi decenni; interlingua, ido, lojban hanno comunità minori. Più recenti il klingon e il dothraki, ma sono lingue artistiche, non di comunicazione.
L'eredità di un sogno laico
Zamenhof morì a Varsavia nel 1917, deluso dalla Prima guerra mondiale ma convinto che la sua "lingua interna" avrebbe sopravvissuto agli imperi. Aveva ragione: nel 2017, per il centenario della sua morte, l'UNESCO lo ha inserito nella lista delle personalità mondiali da ricordare.
Oggi l'esperanto è una curiosità, una passione, talvolta una famiglia. Resta soprattutto il segno che una sola persona, con pazienza e ostinazione, può costruire un'idea capace di sopravviverle per oltre un secolo.
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