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Kushim: il primo nome della storia era quello di un contabile

Su una tavoletta d'argilla di Uruk di 5.000 anni fa compare il nome più antico mai registrato: e racconta perché è nata la scrittura.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Tavoletta cuneiforme mesopotamica con conti amministrativi di orzo
Tavoletta cuneiforme mesopotamica con conti amministrativi di orzo

Qual è la persona più antica di cui conosciamo il nome? Non un re, non un sacerdote, non un eroe: con ogni probabilità un contabile. Su una tavoletta d'argilla mesopotamica vecchia di oltre cinquemila anni, accanto al conteggio di una grande quantità d'orzo, compare una parola che molti studiosi leggono come Kushim. Se è davvero un nome proprio — e su questo il dibattito resta aperto — allora Kushim è il primo individuo della storia che possiamo chiamare per nome. E il fatto che il suo mestiere fosse tenere i conti dice molto su come e perché è nata la scrittura.

Una tavoletta di orzo e birra

La tavoletta proviene dalla città di Uruk, nella bassa Mesopotamia (l'attuale Iraq meridionale), e risale a un periodo compreso tra il 3400 e il 3000 a.C. circa. Reca un'iscrizione in proto-cuneiforme, la fase più arcaica della scrittura, fatta di pittogrammi e di segni numerici impressi nell'argilla fresca con uno stilo. Tradotta, recita più o meno così: "29.086 misure di orzo, in 37 mesi, Kushim". È, in sostanza, una ricevuta amministrativa: la registrazione di un'enorme quantità d'orzo, la materia prima della birra, gestita nell'arco di tre anni.

Il nome Kushim non compare una volta sola. Ricorre su una diciottina di tavolette legate alla contabilità dei cereali e della produzione di birra: questo ha portato molti assiriologi a pensare che si tratti dell'individuo — o dell'ufficio — incaricato di sorvegliare i magazzini. Lo storico Yuval Noah Harari, nel suo bestseller Sapiens, ha reso celebre l'ipotesi che Kushim sia il più antico nome personale registrato della storia.

Tavoletta d'argilla con conti amministrativi su malto e orzo
Tavoletta amministrativa con registrazioni di malto e semola d'orzo, periodo di Uruk. Credit: The Metropolitan Museum of Art (CC0).

Nome proprio o titolo d'ufficio?

Qui sta il punto delicato. "Kushim" potrebbe non essere affatto un nome di persona, ma un titolo, la designazione di una funzione amministrativa trasmessa di funzionario in funzionario, un po' come oggi diremmo "il direttore" o "l'economo". Gli studiosi non sono unanimi, e parte del fascino della vicenda nasce proprio da questa incertezza: stiamo guardando l'alba della scrittura attraverso una fessura strettissima, e ogni segno va interpretato con cautela. Resta però una circostanza che colpisce: insieme a Kushim, le prime tavolette restituiscono altri possibili nomi, come Gal-Sal, indicato come proprietario, e due persone a lui sottoposte. I primi nomi affidati all'eternità non furono dunque quelli di divinità, ma di chi possedeva, lavorava e teneva i registri.

La scrittura nasce per contare, non per raccontare

È forse l'aspetto più controintuitivo dell'intera storia. Tendiamo a immaginare che la scrittura sia stata inventata per fissare poemi, preghiere o leggi solenni. La realtà documentata è molto più prosaica: i testi più antichi che conosciamo sono liste di beni, razioni e tasse. La scrittura mesopotamica nacque negli archivi dei templi e dei palazzi per tenere traccia di quanto orzo entrava e usciva, di quante pecore, di quanti vasi di birra. Come spiega la voce della Encyclopædia Britannica dedicata al cuneiforme, i primi segni erano essenzialmente pittografici e servivano a registrare quantità e merci, e solo nei secoli successivi il sistema si evolse al punto da poter rappresentare i suoni della lingua e, finalmente, racconti, lettere e letteratura.

L'archeologa Denise Schmandt-Besserat ha mostrato come questo passaggio affondi le radici in un'usanza ancora più antica: per millenni, in Medio Oriente, le merci venivano contabilizzate con piccoli gettoni d'argilla di forme diverse, racchiusi in involucri sigillati. Quando si cominciò a imprimere sulla superficie dell'involucro il segno dei gettoni contenuti, il gettone divenne superfluo: era nato il simbolo scritto. La scrittura, insomma, è figlia della ragioneria.

Tavoletta cuneiforme con la distribuzione di orzo e farro
Conto amministrativo sulla distribuzione di orzo e farro. Credit: The Metropolitan Museum of Art (CC0).

Un'eredità impressa nell'argilla

Che Kushim sia stato un uomo in carne e ossa o l'etichetta di un ufficio, la sua tavoletta ci consegna un'immagine vertiginosa. Prima delle piramidi, prima dell'alfabeto, prima ancora che esistesse la parola "storia", qualcuno a Uruk premette nell'argilla il conto dell'orzo e vi affiancò un nome. Quell'argilla si è seccata, è sopravvissuta cinquemila anni e oggi ci permette di pronunciare, attraverso i secoli, l'identità di una singola persona. Non un conquistatore, ma un contabile. È un promemoria su che cosa, davvero, gli esseri umani hanno sentito per primi il bisogno di non dimenticare: chi possedeva cosa, e quanto. Il resto — la poesia, la legge, la memoria — sarebbe venuto dopo.

Dal disegno al suono: la nascita della vera scrittura

Il proto-cuneiforme di Kushim sapeva registrare cose e quantità, ma non ancora i suoni della lingua: non avrebbe potuto scrivere un verbo, un nome straniero o una frase. Il salto decisivo avvenne secoli dopo, con il cosiddetto principio del rebus: si cominciò a usare il segno di una parola per indicare un suono simile, un po' come se in italiano disegnassimo un'ape per scrivere il verbo "appe-na". Solo allora il sistema poté rappresentare l'intera lingua sumera, e più tardi l'accadico, aprendo la strada a leggi, lettere e poemi come l'epopea di Gilgamesh.

Kushim, intanto, non è l'unico candidato al titolo di "nome più antico". Tra i pretendenti figurano Gal-Sal, citato come proprietario di schiavi sempre nell'area di Uruk, e, in Egitto, il faraone Iry-Hor, il cui nome compare su iscrizioni risalenti a oltre cinquemila anni fa. La gara per il primato resta aperta, ma tutti questi nomi condividono la stessa origine prosaica: amministrare, possedere, comandare.

C'è infine una ragione profonda per cui proprio l'argilla ci ha conservato questi nomi. A differenza del papiro o della pergamena, che marciscono, le tavolette d'argilla — soprattutto quando un incendio le cuoceva accidentalmente — diventavano dure come ceramica e quasi indistruttibili. Gran parte di ciò che sappiamo sulle prime civiltà mesopotamiche lo dobbiamo a questa fortunata casualità: la fragilità di un materiale umile trasformata, dal caso e dal tempo, in eternità.

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