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Nuvola di Oort: il guscio di mille miliardi di comete che avvolge il Sistema Solare

A migliaia di unità astronomiche dal Sole c'è una sfera di nuclei ghiacciati che spedisce le grandi comete verso l'interno del sistema.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Concezione artistica di oggetti transnettuniani ai confini del Sistema Solare
Concezione artistica di oggetti transnettuniani ai confini del Sistema Solare

Quando guardiamo lo schema del Sistema Solare, di solito ci fermiamo a Plutone. Eppure il Sole governa, gravitazionalmente, una regione enormemente più vasta. A migliaia di unità astronomiche dalla nostra stella si trova la Nuvola di Oort: un guscio quasi sferico di nuclei ghiacciati che, secondo le stime, contiene fra cento miliardi e diecimila miliardi di oggetti. È il confine reale del nostro vicinato cosmico ed è il magazzino da cui arrivano le grandi comete a lungo periodo.

Chi l'ha pensata: l'idea di Jan Oort nel 1950

L'ipotesi porta il nome dell'astronomo olandese Jan Hendrik Oort, che nel 1950 pubblicò sulla rivista Bulletin of the Astronomical Institutes of the Netherlands un'analisi delle orbite di 19 comete a lungo periodo. Notò che molte presentavano semiassi maggiori intorno alle 20.000 unità astronomiche e provenivano da tutte le direzioni del cielo, non solo dal piano dell'eclittica. La spiegazione più economica, scrisse, era che esistesse una riserva sferica di nuclei cometari a grande distanza dal Sole, perturbata di tanto in tanto da stelle vicine e dalla marea galattica.

Lo stesso anno, in parallelo, l'astronomo estone Ernst Öpik aveva avanzato un'idea simile: per questo la regione viene a volte indicata come nube di Öpik-Oort. La pagina ufficiale della NASA dedicata al Sistema Solare la descrive oggi come la zona più esterna del Sole, ben oltre la fascia di Kuiper.

Dove si trova: numeri da capogiro

La Nuvola di Oort si estende, secondo le ricostruzioni dinamiche più aggiornate, fra circa 2.000 e 100.000 unità astronomiche dal Sole. Per dare una scala: 100.000 UA equivalgono a circa 1,6 anni luce, quasi metà della distanza che ci separa da Proxima Centauri. La sonda Voyager 1, lanciata nel 1977 e oggi l'oggetto umano più lontano dalla Terra, ha superato i 165 UA: per attraversare il bordo interno della nuvola le servirebbero ancora secoli, per uscirne migliaia di anni.

Schema della Voyager 2 che esce dall'eliosfera e si dirige verso lo spazio interstellare
Voyager 2 e i confini dell'eliosfera: le sonde più veloci non hanno ancora raggiunto la Nuvola di Oort. Foto: NASA / JPL-Caltech

Si distinguono due componenti: una nube interna (o nube di Hills), schiacciata e contenuta fra circa 2.000 e 20.000 UA, e una nube esterna, sferica, oltre quel limite. La nube esterna è debolmente legata al Sole e basta il passaggio relativamente vicino di una stella o l'attrazione della Via Lattea per spingere qualche nucleo verso l'interno.

Perché non si vede

Nonostante i numeri enormi, la densità della nube è bassissima: un nucleo ogni miliardi di chilometri cubi. Ogni oggetto è piccolo, scuro, ricoperto di ghiacci, e a 10.000 UA riceve circa cento milioni di volte meno luce solare della Terra. Una rassegna pubblicata su Nature ricorda che nessun corpo è stato finora osservato direttamente dentro la nube classica; l'oggetto noto con l'orbita più estrema, Sedna, ha un afelio di circa 900 UA e viene considerato un possibile messaggero della nube interna.

Le grandi comete: i visitatori dell'Oort

La nube è, di fatto, la fabbrica delle comete a lungo periodo, quelle con periodo orbitale superiore ai 200 anni. La cometa Hale-Bopp, visibile a occhio nudo nel 1997 per oltre 18 mesi, aveva un'orbita di circa 2.500 anni e proveniva proprio da quelle distanze. La cometa di Halley appartiene invece alla famiglia a corto periodo, alimentata in gran parte dalla fascia di Kuiper. Si stima che la Nuvola di Oort rilasci circa una decina di comete a lungo periodo all'anno verso il Sistema Solare interno.

Immagine del nucleo della cometa di Halley ripreso dalla sonda Giotto
Il nucleo della cometa di Halley fotografato dalla sonda europea Giotto nel 1986: un piccolo iceberg di ghiaccio e polvere. Foto: NASA / ESA

Le perturbazioni che spediscono i nuclei verso di noi sono tre, in ordine di importanza: le maree galattiche, cioè il tiro gravitazionale del disco della Via Lattea; il passaggio ravvicinato di stelle (uno ogni qualche milione di anni); le nubi molecolari giganti. Lo studio della stella Scholz, transitata vicino al Sole circa 70.000 anni fa, ha rafforzato l'idea che la nube sia stata smossa più di una volta nella storia recente del sistema.

Come si è formata

I modelli più accreditati la fanno risalire ai primi 100 milioni di anni del Sistema Solare. I nuclei cometari sarebbero nati nella regione dei pianeti giganti, fra Giove e Nettuno; gli incontri ravvicinati con Giove e Saturno li avrebbero scagliati su orbite quasi paraboliche, fino a stabilizzarli alle grandi distanze dove oggi galleggiano in lentissima rotazione. È per questo che le comete della nube sono considerate fossili chimici del Sistema Solare primordiale: contengono ghiacci e composti organici che non hanno mai conosciuto il caldo del Sole.

FAQ rapida

Quanto è lontana la Nuvola di Oort? Fra 2.000 e 100.000 UA dal Sole, ovvero fino a circa 1,6 anni luce.

Quanti oggetti contiene? Le stime variano da 100 miliardi a 10.000 miliardi di nuclei più grandi di 1 km.

L'abbiamo mai vista? No, non in modo diretto. La conosciamo dagli effetti: le comete a lungo periodo che escono dalla nube.

Si può raggiungere? Con la tecnologia attuale no. Anche viaggiando come Voyager 1 servirebbero oltre 30.000 anni per superare il bordo esterno.

La Nuvola di Oort resta uno dei luoghi più suggestivi e meno esplorati del nostro vicinato cosmico: un confine immaginato sulla carta nel 1950, ricostruito attraverso le orbite di poche decine di comete, e ancora oggi invisibile ai nostri telescopi.

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