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Ogham: la scrittura irlandese incisa sullo spigolo delle pietre

Dal IV secolo d.C., circa 400 pietre irlandesi e britanniche conservano tacche e linee che parlano la lingua più antica d'Irlanda.

di Andrea Bertolotti··6 min di lettura
Pietra ogham con iscrizioni di tacche e linee lungo lo spigolo, Irlanda
Pietra ogham con iscrizioni di tacche e linee lungo lo spigolo, Irlanda

Leggere lungo il filo di una pietra

Immaginate una lastra di pietra alta quanto un uomo, piantata in un campo del Kerry o del Galles. Non ha immagini, non ha decorazioni: solo una serie di tacche e linee incise lungo lo spigolo affilato, quel bordo sottile che divide le due facce del monolite. Quelle incisioni sono ogham (pronunciato owam), il più antico sistema di scrittura attestato per la lingua irlandese, e per leggerle bisogna partire dal basso e salire con gli occhi verso l'alto, come se si scalasse la pietra stessa. Si tratta di una delle tradizioni epigrafiche più originali dell'Europa altomedievale, ancora oggi oggetto di ricerca scientifica intensa. Come sottolinea il progetto Ogham in 3D della Dublin Institute for Advanced Studies, diretto da Nora White, queste pietre rappresentano "un aspetto unico del patrimonio culturale irlandese" che rischia di deteriorarsi con il tempo.

Come funziona: quattro gruppi, da uno a cinque tratti

L'ogham è strutturalmente semplice nella sua logica, geniale nella sua esecuzione. L'alfabeto originale conta venti lettere, divise in quattro gruppi detti aicme (singolare: aicme, «classe»). Ogni gruppo contiene cinque lettere, ciascuna formata da uno a cinque tratti — linee o tacche — incisi in relazione a una linea-base, che in una pietra coincide fisicamente con lo spigolo del monolite stesso, chiamato in antico irlandese droim («dorso»).

La posizione dei tratti rispetto allo spigolo determina il gruppo di appartenenza: nel primo gruppo (Aicme Beithe) i tratti sono incisi sul lato destro dello spigolo; nel secondo (Aicme hÚatha) sul lato sinistro; nel terzo (Aicme Muine) in diagonale attraverso lo spigolo; nel quarto (Aicme Ailme) i tratti perpendicolari all'asse identificano le vocali. Una quinta serie, i forfeda («lettere extra»), fu aggiunta più tardi per l'uso nei manoscritti e per suoni supplementari. Come documenta Encyclopaedia Britannica, il risultato è un sistema di «quattro serie di tratti o tacche, ognuna con cinque lettere composte da uno a cinque tratti, per un totale di venti segni».

Tavola dell'alfabeto ogham con i quattro gruppi aicme e i corrispondenti tratti
I venti segni dell'alfabeto ogham divisi nei quattro gruppi (aicme), con indicazione del numero e della posizione dei tratti rispetto alla linea-spigolo. — Foto: DS stories / Pexels

La direzione di lettura è canonicamente dal basso verso l'alto, seguendo lo spigolo della pietra eretta. Questo si ricollega alla funzione pratica delle pietre commemorative: il lettore che si avvicina vede prima la base del monolite, e la sequenza dei segni lo accompagna naturalmente verso la sommità. In alcuni casi l'iscrizione prosegue attraverso la sommità e scende lungo l'altro lato.

Quando e dove: Irlanda e Gran Bretagna, IV–VI secolo

Le prove archeologiche e paleolinguistiche collocano le prime iscrizioni ogham intorno al IV secolo d.C., con la fioritura principale nel V e VI secolo. Come evidenzia la voce di Britannica, l'ogham compare su pietra nella fase dell'irlandese «primitivo» (Primitive Irish), fornendo testimonianze linguistiche più arcaiche di qualsiasi altro testo irlandese. Sopravvivono circa 400 iscrizioni ortodosse su pietra: la grande maggioranza — oltre 330 — si trova in Irlanda, con concentrazioni particolarmente dense nella provincia del Munster: la sola Contea di Kerry ne conta più di 130, seguita da Cork (84) e Waterford (48).

Al di fuori dell'Irlanda, le pietre ogham si trovano in Galles (circa 40 esempi), nell'isola di Man (5), in Inghilterra sud-occidentale e in Scozia, nelle aree dove comunità irlandesi si erano insediate dopo il declino della Britannia romana. La stragrande maggioranza delle iscrizioni contiene nomi propri, spesso accompagnati da formule di parentela: MAQI («figlio di»), MUCOI («della tribù di»), AVI («nipote di»). Si tratta dunque, nella maggior parte dei casi, di pietre commemorative, equivalenti funzionali delle stele funerarie latine contemporanee.

Le pietre bilingui: quando ogham e latino si incontrano

Particolarmente significative sono le pietre bilingui ogham-latino, concentrate soprattutto in Galles. In questi monumenti — circa 33 casi documentati in Gran Bretagna — la stessa persona o lo stesso evento è commemorato sia in irlandese con scrittura ogham lungo lo spigolo, sia in latino con caratteri romani su una delle facce piatte. Un esempio emblematico riporta in ogham la formula MAQI MUCOI DUMELEDONAS e in latino BARRIVENDI FILIVS VENDVBARI HIC IACIT: due lingue, due sistemi grafici, un solo messaggio funerario. Queste iscrizioni, come osserva il progetto della Dublin Institute for Advanced Studies, testimoniano il contatto culturale tra i coloni irlandesi e le popolazioni romanizzate della Britannia post-romana nel V e VI secolo. Una delle pietre bilingui più celebri, conservata al National Museum of Ireland, proviene da Killeen Cormac, nella Contea di Kildare.

Monolite antico eretto in un campo irlandese sotto un cielo nuvoloso
Una pietra eretta nel paesaggio irlandese: molti di questi monoliti conservano iscrizioni ogham lungo lo spigolo, testimoni silenziosi dell'Irlanda del V e VI secolo. — Foto: Phil Evenden / Pexels

Va sottolineato che l'ogham è un sistema di scrittura del tutto originale e non correlato ad altri alfabeti superficialmente simili: non è imparentato con le rune germaniche, né con il lineare B miceneo, né con alcun sistema pittografico preistorico. La sua struttura è unica, anche se gli studiosi dibattono ancora sulle influenze esterne — latine o di altro tipo — che potrebbero averne ispirato la creazione.

L'alfabeto degli alberi e l'Auraicept na nÉces

Nell'immaginario popolare, l'ogham è spesso chiamato «alfabeto degli alberi» perché ciascuna delle venti lettere porta il nome di una pianta o un albero: Beithe (betulla), Luis (sorbo), Fearn (ontano), Sail (salice), Nion (frassino), e così via. Questa associazione tra lettere e alberi — nota come Bríatharogam, ovvero «ogham delle sentenze» — è documentata nel celebre manoscritto medievale Auraicept na nÉces («Il manuale degli studiosi»), un trattato di grammatica e linguistica in antico irlandese il cui nucleo originale risale probabilmente all'inizio dell'VIII secolo, anche se i manoscritti più antichi conservati sono del tardo XIV secolo. Il testo più importante è il Libro di Ballymote (ca. 1390), conservato alla Royal Irish Academy di Dublino, ai fogli 169r–180r.

«L'Auraicept na nÉces è all'origine della tradizione secondo cui le lettere ogham portano nomi di alberi», spiega Wikipedia sulla base della letteratura accademica, precisando però che il manoscritto offre anche una spiegazione alternativa: i nomi deriverebbero dai venticinque membri della scuola del leggendario grammatico Fenius Farsaid.

La connessione arborea è dunque una elaborazione medievale, probabilmente successiva all'uso epigrafico originale dell'alfabeto. Gli studiosi moderni, come evidenzia il progetto OG(H)AM dell'Università di Glasgow, riconoscono che solo circa otto delle venti lettere primarie portano nomi inequivocabilmente botanici, mentre gli altri termini hanno origini meno chiare. Ciononostante, l'Auraicept rimane una fonte fondamentale per comprendere come i grammatici irlandesi medievali interpretassero e sistematizzassero il proprio patrimonio scrittorio, rendendolo uno dei primi trattati linguistici dedicati a una lingua vernacolare nell'Europa occidentale, anticipando di secoli il De vulgari eloquentia di Dante.

La ricerca oggi: Ogham in 3D e le pietre digitali

La fragilità delle pietre ogham esposte agli agenti atmosferici ha spinto il mondo accademico ad adottare tecnologie avanzate di documentazione. Il progetto Ogham in 3D, basato presso la School of Celtic Studies della Dublin Institute for Advanced Studies e guidato da Nora White, impiega scanner laser 3D portatili — principalmente l'Artec Eva — per acquisire modelli tridimensionali ad alta risoluzione delle pietre, anche nelle più remote campagne irlandesi. Oltre al DIAS, è possibile consultare la raccolta di 28 pietre ogham esposta nel cosiddetto Stone Corridor dell'University College Cork, la più grande collezione ogham in mostra aperta al pubblico in Irlanda, composta da esemplari raccolti a partire dal 1807 dalla South Munster School of Antiquaries e trasferiti nel campus universitario nel 1861.

Grazie a questi sforzi di digitalizzazione e conservazione, iscrizioni che per secoli hanno affrontato vento, pioggia e licheni possono oggi essere studiate, misurate e confrontate in tutto il mondo. Ogni tacca incisa sullo spigolo di una pietra irlandese — anche la più consunta — smette di essere un enigma muto e torna a pronunciare un nome, a raccontare una discendenza, a testimoniare che duemila anni fa qualcuno, in un'isola al margine dell'Europa, aveva già trovato il modo di fermare il tempo nella pietra.

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