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Petricore e geosmina: la scienza dietro l'odore della pioggia

Quel profumo di terra bagnata ha un nome dal 1964 e una spiegazione fatta di batteri, oli vegetali e microscopiche bolle d'aria.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Gocce di pioggia che colpiscono il selciato sollevando schizzi
Gocce di pioggia che colpiscono il selciato sollevando schizzi

C'è un profumo che quasi tutti riconoscono al primo respiro: quello della terra dopo la pioggia, intenso, dolce e vagamente minerale, che sale dal suolo nei primi minuti di un temporale estivo. Per millenni è rimasto senza nome. Poi, nel marzo del 1964, due ricercatori australiani gli diedero un'etichetta destinata a entrare nel linguaggio comune: petricore. Dietro quella parola si nasconde una catena di fenomeni fisici, chimici e persino ecologici sorprendentemente complessa.

Una parola nata in un laboratorio del CSIRO

I mineralogisti Isabel Joy Bear e Richard Grenfell Thomas, dell'ente di ricerca australiano CSIRO, pubblicarono il termine in un breve articolo apparso su Nature intitolato Nature of Argillaceous Odour. Lo coniarono unendo due parole greche: pétra, pietra, e ichor, il fluido che secondo la mitologia scorreva nelle vene degli dei. Letteralmente, dunque, "il sangue della pietra".

Bear e Thomas scoprirono che, durante i periodi siccitosi, alcune piante rilasciano oli che si accumulano sulla superficie di rocce porose e di terreni argillosi. Quando arriva la pioggia, questi composti vengono liberati nell'aria insieme ad altre sostanze intrappolate nel suolo. Ma l'odore "terroso" che la maggior parte di noi identifica con la pioggia ha un'altra origine, ancora più affascinante.

Suolo umido di foresta con muschio dopo la pioggia
Il profumo della pioggia nasce dal suolo: oli vegetali, geosmina batterica e microscopiche bolle d'aria. Credit: Pexels.

La geosmina: l'odore lo producono i batteri

Il responsabile principale di quel sentore inconfondibile è la geosmina, un alcol biciclico prodotto soprattutto da batteri del genere Streptomyces, microrganismi del suolo appartenenti agli attinomiceti. È la stessa molecola che dà alla barbabietola il suo gusto di terra e che, in tracce, può rovinare il sapore dell'acqua e del vino.

Il dato più stupefacente riguarda la nostra sensibilità: il naso umano percepisce la geosmina a concentrazioni dell'ordine di cinque parti per trilione. È una soglia eccezionalmente bassa, che ci rende straordinariamente abili nel "fiutare" la pioggia in arrivo. Diversi ricercatori ipotizzano che si tratti di un'eredità evolutiva: per i nostri antenati, individuare l'acqua e i terreni fertili poteva fare la differenza tra la vita e la morte.

Come la pioggia "spara" il profumo nell'aria

Restava un mistero: in che modo questi composti, intrappolati nel terreno, raggiungono il nostro naso? La risposta è arrivata nel 2015 grazie a un gruppo di ingegneri del Massachusetts Institute of Technology. Filmando le gocce con telecamere ad altissima velocità, i ricercatori Cullen Buie e Youngsoo Joung osservarono che, quando una goccia colpisce una superficie porosa, intrappola minuscole bolle d'aria.

Queste bolle risalgono attraverso la goccia e, scoppiando in superficie, lanciano in aria una pioggia di aerosol microscopici, come una bottiglia di spumante stappata. Quegli aerosol trasportano con sé le molecole odorose — e i microrganismi — del suolo. Lo studio, illustrato anche dal comunicato ufficiale del MIT, ha spiegato per la prima volta il meccanismo fisico che diffonde il petricore, ed è particolarmente efficace con piogge leggere o moderate su terreni argillosi.

Un profumo al servizio dei batteri

Perché gli Streptomyces dovrebbero "sprecare" energia per produrre una molecola così odorosa? Una ricerca pubblicata nel 2020 ha proposto una risposta evolutiva: la geosmina funziona da richiamo. Attira piccoli artropodi del suolo, in particolare i collemboli, che si nutrono dei batteri e ne disperdono le spore attaccate al corpo e attraverso le feci. In sostanza, l'odore della pioggia sarebbe parte di una sofisticata strategia di propagazione microbica, un patto antichissimo tra batteri e invertebrati del terreno.

Il fenomeno ha anche radici culturali profonde. Nei loro appunti, Bear e Thomas citarono una tradizione indiana: a Kannauj, da secoli, alcuni profumieri catturano l'odore della terra bagnata cuocendo dischi di argilla e fissandone l'aroma nell'olio di sandalo. Il risultato è un profumo chiamato matti ka attar, letteralmente "essenza di terra". La voce enciclopedica dedicata al petricore raccoglie molti di questi riferimenti storici e scientifici.

Perché ci piace tanto

La combinazione di geosmina, oli vegetali e ozono (prodotto dai fulmini e percepibile prima del temporale) crea un bouquet che il cervello associa a refrigerio, fertilità e rinascita. Non è solo nostalgia: è chimica del suolo unita a una sensibilità sensoriale finemente calibrata dall'evoluzione. La prossima volta che, dopo settimane di afa, sentirete salire dal marciapiede quel profumo familiare, saprete che state respirando il fiato di milioni di batteri, lanciato in aria da migliaia di minuscole bolle scoppiate sotto la pioggia.

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