Curiosità
Pitch drop experiment: l'esperimento più lungo del mondo dura dal 1927
Una goccia di pece ogni dieci anni: a Brisbane la materia 'solida' continua a colare da quasi un secolo.

Sembra un blocco di pietra nera, immobile in un imbuto di vetro da quasi un secolo. Eppure quella sostanza scura sta scorrendo, lentissima, una goccia ogni decennio circa. È il pitch drop experiment, l'esperimento scientifico di laboratorio più lungo della storia: iniziato nel 1927 all'Università del Queensland, a Brisbane, è ancora in corso e detiene un primato riconosciuto dal Guinness World Records. La sua lezione è tanto semplice quanto controintuitiva: la materia che ci appare solida può essere, in realtà, un fluido di viscosità inimmaginabile.
Una pietra che in realtà cola
La pece (in inglese pitch) è un derivato del catrame: a temperatura ambiente è così rigida che la si può frantumare con un martello, eppure a lungo termine si comporta come un liquido. Per dimostrarlo ai propri studenti, il fisico Thomas Parnell riscaldò un campione di pece, lo versò in un imbuto sigillato e lo lasciò assestare per tre anni. Solo nel 1930 tagliò il collo dell'imbuto, lasciando che la pece iniziasse a fluire verso il basso. Come racconta la scheda ufficiale della School of Mathematics and Physics dell'Università del Queensland, da allora la sostanza non ha mai smesso di muoversi.
Il ritmo è impressionante per la sua lentezza: dal 1930 sono cadute appena nove gocce, all'incirca una ogni otto-dieci anni. Le misurazioni hanno permesso di stimare la viscosità della pece in circa 230 miliardi di volte quella dell'acqua, come ricostruisce la voce enciclopedica dedicata all'esperimento. Un numero che spiega perché osservare una singola goccia che si stacca sia un evento rarissimo.
L'uomo che attese una goccia per 52 anni
Dal 1961 al 2013 la custodia dell'esperimento passò al fisico John Mainstone, che ne divenne il volto. La beffa del destino è che Mainstone non riuscì mai a vedere con i propri occhi una goccia cadere: era altrove nei momenti decisivi, e una volta una telecamera predisposta apposta si guastò proprio nell'istante giusto. Mainstone morì nell'agosto del 2013, pochi mesi prima che la nona goccia toccasse quella precedente. Come ricorda l'Physics Museum dell'Università del Queensland, la sua dedizione trasformò una dimostrazione didattica in un'icona scientifica.
Nel 2005 Mainstone e Parnell (quest'ultimo postumo) ricevettero l'Ig Nobel per la fisica, il riconoscimento goliardico per le ricerche che "prima fanno ridere e poi fanno pensare". Un premio perfetto per un esperimento che misura la pazienza tanto quanto la viscosità.
La goccia mancata e quella di Dublino
Il momento più atteso arrivò il 12 aprile 2014: la nona goccia toccò l'ottava, ancora appesa all'imbuto. Ma mentre veniva sollevata la campana di vetro per sostituire il becher sottostante, la base di legno oscillò e la goccia si staccò bruscamente, sfuggendo ancora una volta a una ripresa "pulita". L'esperimento di Brisbane, insomma, custodisce gelosamente i suoi istanti chiave.
La prima goccia di pece mai filmata nell'atto di cadere appartiene infatti a un esperimento "gemello", più giovane, conservato al Trinity College di Dublino: nel luglio 2013 una webcam riprese finalmente il distacco, come spiega questo approfondimento pubblicato su The Conversation. Brisbane, però, resta l'originale: l'esperimento attivo più longevo del pianeta.
Perché conta ancora
Oltre all'aneddoto, l'esperimento illustra un concetto fisico autentico: la distinzione tra solidi e liquidi è meno netta di quanto sembri. La pece è un fluido viscoelastico, e materiali apparentemente immobili — dal vetro delle finestre antiche ai ghiacciai — possono fluire su scale di tempo enormi. La prossima goccia è attesa attorno al 2030. Nessuno sa il giorno esatto: è proprio questo, dopo quasi cent'anni, il fascino dell'esperimento più lento del mondo.
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