Curiosità
Volto di Cydonia: come una foto del 1976 fece credere a una civiltà su Marte
La storia della famosa formazione marziana fotografata dalla sonda Viking 1 e poi smascherata dalle missioni successive

Il volto di Cydonia è una delle fotografie più celebri della storia spaziale: una collina di Marte che, scattata da una sonda della NASA nel 1976, sembrava esattamente il viso di una persona che guarda il cielo. Per oltre vent'anni ha alimentato libri, film, teorie sulla "civiltà perduta" del Pianeta Rosso. Poi, nel 1998, fotografie più nitide lo hanno trasformato in quello che era sempre stato: una semplice altura di roccia.
La storia del volto di Cydonia è il caso più famoso di pareidolia spaziale, l'illusione percettiva che ci porta a vedere facce dove non ce ne sono.
25 luglio 1976: la foto che sconvolse il mondo
Era il 25 luglio 1976. La sonda Viking 1, lanciata nove mesi prima, stava cercando un sito di atterraggio per la sua compagna Viking 2 nell'emisfero nord di Marte. Sorvolando la regione di Cydonia Mensae, a 40° di latitudine nord, la camera del modulo orbitante riprese un altopiano disseminato di colline.
Una di quelle colline, lunga circa 2,5 chilometri, mostrava due cavità a forma di occhi, una sporgenza centrale che ricordava un naso e una bocca semiaperta. Lo scienziato del programma Tobias Owen notò la somiglianza e la fotografia fu inserita in un comunicato stampa con la didascalia "una formazione che ricorda una testa umana". La NASA la presentò come una curiosità ottica, frutto dei giochi di luce delle 5 del mattino marziane.
Come una curiosità diventa una "prova"
Negli anni Ottanta, due ingegneri informatici della NASA, Vincent DiPietro e Gregory Molenaar, ripresero la foto e applicarono nuovi filtri di contrasto. Pubblicarono un libro, Unusual Mars Surface Features, in cui sostenevano che la formazione fosse troppo simmetrica per essere casuale.
Il caso esplose nel 1987 con The Monuments of Mars di Richard Hoagland, che parlava di una civiltà marziana scomparsa e di un presunto "complesso piramidale" attorno al volto. Per oltre un decennio l'idea fu rilanciata in trasmissioni televisive, conferenze e tabloid. Una parte dell'opinione pubblica si convinse che la NASA stesse nascondendo qualcosa.
1998 e 2001: la verità in alta definizione
Quando nel 1996 la sonda Mars Global Surveyor raggiunse il Pianeta Rosso, i suoi strumenti potevano fotografare con risoluzione fino a 1,5 metri per pixel, contro i 50 metri per pixel di Viking. Il 5 aprile 1998 una passata sopra Cydonia restituì l'immagine attesa: la "faccia" appariva come una collina erosa, asimmetrica, con cavità irregolari.
Una seconda foto, scattata nel 2001 con un angolo solare migliore, eliminò ogni dubbio. Nel 2007 la HiRISE camera di Mars Reconnaissance Orbiter portò la risoluzione a 30 cm per pixel: si vedono i piccoli avvallamenti, le frane sui versanti, le ombre dei massi. Niente naso, niente bocca: solo geologia.
Pareidolia: perché vediamo volti dappertutto
La parola pareidolia deriva dal greco para ("vicino, oltre") ed eidolon ("immagine"). È la tendenza del cervello a riconoscere schemi familiari — soprattutto facce — in stimoli ambigui: nuvole, intonaci, mattonelle, montagne.
Le neuroscienze hanno individuato il responsabile: una piccola regione del lobo temporale chiamata area fusiforme dei volti (FFA). Uno studio del 2014 condotto da Jiangang Liu alla Beijing Jiaotong University, pubblicato su Cortex, ha mostrato che la FFA si attiva quando guardiamo immagini in cui non c'è alcun viso reale, ma c'è una composizione che ne suggerisce uno.
Da un punto di vista evolutivo ha senso: per i nostri antenati era meno costoso scambiare un cespuglio per un predatore che il contrario. Da qui la facilità con cui vediamo facce nelle prese elettriche, nelle auto e — naturalmente — sulle dune di Marte.
Le altre "facce" del Pianeta Rosso
Cydonia non è un caso isolato. Le sonde hanno fotografato sulla superficie di Marte:
- Una formazione battezzata "Happy Face Crater", individuata nel 1999 nel cratere Galle: due piccole creste sembrano occhi sorridenti.
- Un'altra collina ribattezzata "Bigfoot" nelle immagini di Spirit del 2008.
- Una roccia chiamata "Squirrel", scoiattolo, fotografata da Curiosity nel 2018.
Ognuna ha alimentato il proprio piccolo mito. Tutte sono state ricondotte a normali processi geologici.
Domande frequenti
Esistono ancora teorie del complotto sul volto di Cydonia?
Sì, ma con un seguito molto ridotto rispetto agli anni Novanta. L'evidenza fotografica è oggi così schiacciante che pochi divulgatori prendono ancora sul serio l'idea di una "scultura aliena".
Perché la NASA lo aveva chiamato "volto"?
Per scelta di comunicazione: una foto curiosa era utile per attirare l'attenzione del pubblico americano in un momento di tagli al bilancio del programma Viking. Nessuno scienziato sostenne mai che si trattasse di una costruzione artificiale.
La pareidolia è un disturbo?
No. È un fenomeno normale e diffuso. Diventa patologico solo se collegato a stati di alterazione percettiva, come nel pareidolia test usato per studiare alcuni sintomi della malattia di Parkinson.
Cosa resta della faccia di Marte
Il volto di Cydonia non racconta nulla del Pianeta Rosso, ma molto di noi. È il caso più studiato di come il cervello umano cerchi senso anche dove non c'è, e di come una fotografia presa nel modo sbagliato possa innescare quasi vent'anni di immaginario collettivo.
Oggi quella collina è una tappa quasi obbligata nei manuali di percezione visiva. La sua storia ricorda che lo scetticismo, in scienza, è uno strumento di curiosità più potente della meraviglia: non rovina il mistero, lo sposta più in là.
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