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Psicologia

Il gaslighting: la manipolazione che ti fa dubitare di te stesso

Origine, meccanismi ed effetti di una forma di manipolazione psicologica entrata nel linguaggio comune

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Vecchia lampada a gas accesa nell'oscurita, simbolo dell'origine del termine gaslighting
Vecchia lampada a gas accesa nell'oscurita, simbolo dell'origine del termine gaslighting

Immagina di trovare un oggetto spostato in casa e di sentirti rispondere, con calma assoluta, che non lo hai mai posato lì, che te lo sei inventato, che "stai esagerando come sempre". Se accade una volta, è un equivoco. Se accade sistematicamente, finché inizi a non fidarti piu della tua memoria, potrebbe trattarsi di gaslighting: una forma di manipolazione psicologica con cui una persona induce un'altra a dubitare della propria percezione, della propria memoria e perfino della propria lucidita mentale. Il termine, oggi diffusissimo, ha una storia precisa e una crescente attenzione scientifica. In questo articolo vediamo da dove nasce, come funziona, quali effetti produce e come distinguerlo da un normale disaccordo.

Da una pièce teatrale a parola dell'anno

La parola gaslighting deriva da "Gas Light", dramma teatrale dello scrittore britannico Patrick Hamilton rappresentato per la prima volta a Londra nel 1938. Nella vicenda un marito manipola la moglie facendole credere di essere pazza: tra i suoi trucchi, abbassa di nascosto la fiamma delle lampade a gas di casa e poi nega che la luce sia cambiata quando lei lo fa notare. Da qui l'immagine della "luce a gas" che vacilla mentre la vittima viene convinta di sbagliarsi.

Il dramma ebbe due celebri trasposizioni cinematografiche: una versione britannica del 1940 e soprattutto il film americano del 1944 diretto da George Cukor, con Ingrid Bergman, che proprio per questo ruolo vinse il suo primo premio Oscar come migliore attrice protagonista, come ricostruisce l'Encyclopaedia Britannica. Dal titolo di quelle opere il verbo inglese to gaslight è poi passato al linguaggio comune.

Il salto definitivo nel dibattito pubblico è arrivato di recente: nel 2022 il dizionario statunitense Merriam-Webster ha proclamato "gaslighting" parola dell'anno, segnalando un aumento vertiginoso delle ricerche del termine. Un segno di quanto il concetto sia entrato nel modo in cui descriviamo le relazioni difficili.

Una coppia di spalle durante una discussione tesa in salotto
Nelle relazioni intime il gaslighting puo nascondersi dietro discussioni apparentemente normali. Foto: Keira Burton/Pexels.

Come funziona il meccanismo

Il gaslighting non è un singolo episodio, ma un processo ripetuto nel tempo che erode progressivamente la fiducia della persona in se stessa. Gli studiosi e i clinici descrivono alcune tattiche ricorrenti.

  • Negazione della realtà: si nega che un fatto sia accaduto ("non l'ho mai detto", "te lo sei sognato"), anche di fronte a prove evidenti.
  • Trivializzazione: si minimizzano i sentimenti dell'altro ("non è successo niente", "fai un dramma per nulla").
  • Accusa di ipersensibilità: la persona viene etichettata come esagerata, fragile o "troppo sensibile", spostando su di lei la responsabilita del conflitto.
  • Isolamento: si allontana gradualmente la vittima da amici e familiari, riducendo i punti di riferimento esterni che potrebbero confermarle che la sua percezione è valida.

Secondo l'APA Dictionary of Psychology dell'American Psychological Association, il gaslighting è una forma di manipolazione in cui si seminano nella vittima dubbi sulla propria capacità di giudizio, fino a indurla a mettere in discussione la propria sanità mentale. Il risultato cercato non è vincere una singola discussione, ma ottenere un controllo stabile.

Gli effetti su chi lo subisce

Proprio perché agisce in modo lento e ripetuto, il gaslighting può avere conseguenze profonde. Tra quelle piu descritte:

  1. Erosione dell'autostima: la persona smette di considerarsi affidabile e competente.
  2. Confusione cronica: il dubbio costante su cosa sia "reale" genera ansia, insicurezza e difficoltà a prendere decisioni.
  3. Dipendenza: non fidandosi piu del proprio giudizio, la vittima tende a delegare la "versione corretta" della realtà proprio a chi la sta manipolando.

Questo non riguarda solo le relazioni intime. Dinamiche di gaslighting sono state descritte anche sul posto di lavoro — per esempio quando a una persona viene ripetutamente negato che certi compiti o promesse siano mai esistiti — e in contesti sociali e familiari piu ampi, dove la negazione collettiva dei vissuti di qualcuno può produrre effetti simili.

Donna pensierosa e preoccupata seduta da sola vicino a una finestra
Confusione, dubbio costante e calo dell'autostima sono tra gli effetti piu riportati. Foto: Liza Summer/Pexels.

Non solo psicologia: la lettura sociologica

Per molto tempo il gaslighting è stato considerato un fenomeno puramente psicologico, una questione tra due individui. Una prospettiva influente è arrivata però dalla sociologia. Nel 2019 la sociologa Paige L. Sweet ha pubblicato sull'American Sociological Review l'articolo "The Sociology of Gaslighting", sostenendo che il gaslighting va compreso anche come fenomeno sociale, radicato nelle disuguaglianze di genere e di potere.

Il gaslighting è piu efficace, secondo questa lettura, quando chi manipola può fare leva su stereotipi e squilibri di potere preesistenti: ad esempio l'idea che certe persone siano "naturalmente" piu emotive, irrazionali o instabili.

In altre parole, le tattiche individuali attecchiscono meglio dove esistono già asimmetrie sociali che rendono credibile l'etichetta di "esagerata" o "fuori di testa". Questo aiuta a capire perché il fenomeno non sia distribuito a caso, ma segua spesso linee di disuguaglianza.

Segnali, dubbi e differenza dal normale disaccordo

È importante non trasformare ogni litigio in un'accusa di manipolazione. Un disaccordo normale ammette che esistano percezioni diverse, lascia spazio al confronto e, spesso, a scuse reciproche. Nel gaslighting, invece, l'obiettivo non è capirsi ma far prevalere sistematicamente una sola versione, negando in modo costante la realtà dell'altro e attaccandone la lucidità.

Alcuni segnali su cui la ricerca e i clinici invitano a riflettere, senza che nessuno di essi sia da solo una prova:

  • Sentirsi spesso confusi o "sbagliati" dopo le conversazioni con una determinata persona.
  • Scusarsi continuamente, anche quando non si capisce bene per cosa.
  • Iniziare a registrare conversazioni o conservare prove per "verificare" la propria memoria.
  • Avere la sensazione di essere progressivamente isolati da chi potrebbe darci un punto di vista esterno.

Una precisazione fondamentale. Questo articolo ha scopo divulgativo e non costituisce una diagnosi né una consulenza clinica. Il gaslighting può intrecciarsi con situazioni di abuso emotivo serie, e riconoscerlo è complesso proprio perché mina la fiducia nella propria percezione. Se ti riconosci in queste dinamiche, parlarne con persone di fiducia e rivolgerti a un professionista della salute mentale o a un centro di supporto specializzato (ad esempio i centri antiviolenza, in caso di relazioni abusive) può aiutarti a ritrovare un punto di riferimento esterno e affidabile.

Conoscere il nome di un meccanismo è il primo passo per riconoscerlo. Dare un nome alla "luce a gas che vacilla" non risolve da solo il problema, ma restituisce qualcosa di prezioso: il diritto di fidarsi, di nuovo, della propria percezione.

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