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Psicologia

La criptomnesia: quando un vecchio ricordo si traveste da idea nuova

Il plagio inconsapevole spiegato dalla psicologia della memoria, dal caso Harrison agli esperimenti di laboratorio

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Dischi in vinile accatastati, evocazione del caso musicale di plagio subconscio di George Harrison
Dischi in vinile accatastati, evocazione del caso musicale di plagio subconscio di George Harrison

Hai mai avuto un'idea che ti sembrava folgorante, completamente tua, salvo poi scoprire che l'avevi gia letta o sentita anni prima? Questo fenomeno ha un nome: criptomnesia. E il plagio inconsapevole, l'errore per cui un ricordo autentico riaffiora alla coscienza spogliato della sua origine e travestito da creazione originale. Non si tratta di disonesta ne di un falso ricordo inventato di sana pianta: e un vero cortocircuito della memoria, un guasto nel sistema che dovrebbe etichettare ogni informazione con la sua provenienza. E capita molto piu spesso di quanto crediamo, a scrittori, musicisti, scienziati e a chiunque abbia un cervello.

Da una medium marziana a un termine scientifico

La parola nasce nel 1900, in Svizzera. Lo psicologo ginevrino Theodore Flournoy, studiando la celebre medium Helene Smith (pseudonimo di Catherine-Elise Muller), pubblica Des Indes a la planete Mars. La donna affermava di ricevere messaggi da vite precedenti in India, nella Francia del Settecento e persino dal pianeta Marte, di cui sosteneva di parlare la lingua. Flournoy non credeva agli spiriti: dimostro che quelle "rivelazioni" erano frammenti di cose che la medium aveva letto o udito e poi dimenticato, riemersi dal subconscio e rielaborati dalla fantasia. Conio per questo processo il termine criptomnesia, letteralmente "memoria nascosta".

Da allora il concetto e diventato un classico della psicologia della memoria. L'APA Dictionary of Psychology lo definisce come la ricomparsa di un ricordo dimenticato che la persona non riconosce come tale, e che scambia per qualcosa di nuovo e originale. La chiave sta proprio in quel mancato riconoscimento.

Chitarra acustica e fogli con accordi su un tavolo di legno
Comporre una melodia "nuova" puo voler dire, senza saperlo, ricucire frammenti gia ascoltati. Foto: Caleb Oquendo / Pexels.

Il laboratorio mette alla prova il fenomeno

Per quasi un secolo la criptomnesia resta un'idea suggestiva ma aneddotica. La svolta sperimentale arriva nel 1989, quando Alan S. Brown e Dana R. Murphy pubblicano sul Journal of Experimental Psychology: Learning, Memory, and Cognition lo studio "Cryptomnesia: Delineating Inadvertent Plagiarism". I due ricercatori inventano un paradigma di brainstorming a turni: piccoli gruppi devono generare a rotazione esempi appartenenti a categorie come sport o strumenti musicali, con la regola esplicita di non ripetere mai una risposta gia detta da un altro. In una fase successiva, ai partecipanti viene chiesto di ricordare le proprie risposte e di inventarne di nuove.

Il risultato e netto: dal 3 al 9 per cento delle volte i partecipanti "rubano" inconsapevolmente l'idea di un altro, rivendicando come propria una parola appena pronunciata dal vicino, oppure spacciano per nuova un'idea altrui. Il plagio inconsapevole, fino ad allora confinato negli aneddoti, diventa cosi un fenomeno misurabile e replicabile in laboratorio. Studi successivi, come quelli riassunti dall'American Psychological Association, hanno confermato che il rischio aumenta quando l'idea originale appartiene alla persona immediatamente precedente nel turno, o quando passa abbastanza tempo da indebolire la traccia della fonte.

Perche il cervello sbaglia "indirizzo": il source monitoring

La spiegazione piu accreditata viene dal framework del source monitoring elaborato dalla psicologa Marcia K. Johnson. Nel 1993, con Shahin Hashtroudi e D. Stephen Lindsay, Johnson firma sulla rivista Psychological Bulletin l'articolo "Source Monitoring", che diventa il riferimento teorico del settore. L'idea di fondo e che la memoria non archivia soltanto cosa ricordiamo, ma anche da dove proviene quel ricordo: lo abbiamo letto, sognato, immaginato, sentito da un amico? Questa attribuzione della fonte non e un'etichetta automatica salvata insieme al dato, bensi un'inferenza che il cervello compie sul momento, valutando indizi come la vividezza percettiva, il contesto emotivo o lo sforzo di ragionamento associato al ricordo.

Quando questa inferenza fallisce, un'informazione "esterna" viene erroneamente attribuita a una fonte "interna": ecco la criptomnesia. Il pensiero arriva con la fluidita e la familiarita di qualcosa di nostro, ma l'etichetta della provenienza si e persa per strada. Il cervello, in pratica, recapita un pacco alla persona sbagliata.

Persona che scrive su un taccuino, assorta nei propri pensieri
Il source monitoring e l'operazione mentale che assegna a ogni ricordo la sua origine: quando fallisce, un'idea altrui sembra nostra. Foto: Mikhail Nilov / Pexels.

Casi celebri: quando la criptomnesia finisce in tribunale

L'esempio piu famoso e musicale. Nel 1976 un tribunale federale di New York emette la sentenza nel caso Bright Tunes Music Corp. contro Harrisongs Music: la hit di George Harrison "My Sweet Lord" (1970) ricalcava in modo troppo evidente "He's So Fine" delle Chiffons (1963). Il giudice Richard Owen, lui stesso compositore, scrisse di non credere che Harrison avesse copiato deliberatamente, ma parlo apertamente di plagio subconscio: l'ex Beatle aveva assorbito la melodia senza piu ricordarne l'origine. Una distinzione moralmente cruciale che pero, sul piano del diritto d'autore, non bastava a salvarlo: l'infrazione fu confermata comunque.

Ancora piu toccante e il caso di Helen Keller. Nel 1892, a soli undici anni, la futura scrittrice e attivista, sordocieca, compose il racconto "The Frost King". Si scopri presto che assomigliava in modo impressionante a "The Frost Fairies" di Margaret Canby, una fiaba che le era stata raccontata anni prima e di cui non conservava alcun ricordo cosciente. L'accusa di plagio segno profondamente la ragazza, che da allora ebbe il terrore di scrivere narrativa. Oggi gli studiosi lo considerano un caso da manuale di criptomnesia infantile. Anche nella storia delle idee non mancano episodi: Friedrich Nietzsche riproduce in Cosi parlo Zarathustra un passaggio quasi identico a un libro che la sorella gli aveva letto da bambino, aneddoto che lo stesso Sigmund Freud cito come prova della forza dei ricordi sepolti.

Non confondiamola: criptomnesia, plagio e deja vu

Tre confini vanno tenuti ben distinti. Il plagio deliberato e una scelta consapevole e disonesta: chi copia sa di copiare e nasconde la fonte. La criptomnesia, al contrario, e in totale buona fede: la persona e sinceramente convinta che l'idea sia sua, perche la memoria della fonte e davvero scomparsa. E un errore cognitivo, non una colpa morale, anche se sul piano legale, come insegna il caso Harrison, le conseguenze possono essere comunque pesanti.

Diverso ancora e il deja vu, con cui la criptomnesia viene talvolta confusa. Nel deja vu proviamo la sensazione ingannevole di aver gia vissuto una situazione che in realta e nuova: e un eccesso di familiarita applicato al presente. Nella criptomnesia accade quasi l'opposto: qualcosa di realmente gia conosciuto torna alla mente privo di familiarita riconosciuta, spacciandosi per inedito. Nel primo caso il cervello aggiunge una familiarita di troppo; nel secondo ne perde una che dovrebbe esserci.

La lezione, in fondo, e umile e rassicurante insieme. La nostra creativita non nasce mai dal nulla: e fatta di tutto cio che abbiamo letto, ascoltato e respirato, e a volte i confini tra ricordo e invenzione si fanno porosi. Conoscere la criptomnesia non ci rende immuni, ma ci invita a una sana prudenza intellettuale: prima di gridare "eureka", vale la pena chiedersi se quella scintilla non sia, semplicemente, un'eco che avevamo dimenticato.

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