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Psicologia

Numero magico 7±2 di Miller: quanto regge davvero la memoria a breve termine

Nel 1956 un articolo del Psychological Review fissò un limite. Mezzo secolo dopo, Cowan lo abbassò a quattro

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Sequenza di cifre nere che simboleggia il limite della memoria a breve termine
Sequenza di cifre nere che simboleggia il limite della memoria a breve termine

La domanda sembra banale: quante cose riusciamo a tenere in testa allo stesso tempo? Un numero di telefono, una lista della spesa, le istruzioni per arrivare a una via che non conosciamo. La risposta più famosa della psicologia cognitiva è arrivata nel 1956, quando un articolo intitolato The Magical Number Seven, Plus or Minus Two ha fissato un limite preciso: sette unità di informazione, più o meno due. L'autore era George Armitage Miller, allora professore a Harvard, e quel numero magico 7±2 è entrato nel linguaggio comune come una sorta di costante neurologica.

Mezzo secolo dopo, però, un altro psicologo ha dimostrato che il vero limite della memoria a breve termine è più basso. Vale la pena capire come ci siamo arrivati.

L'articolo che divenne un classico

Miller pubblicò il suo lavoro sul volume 63 della rivista Psychological Review, riassumendo dati raccolti in tre tipi di esperimenti diversi: il giudizio assoluto (riconoscere stimoli sensoriali come toni o intensità luminose), la memoria immediata (ripetere sequenze di cifre, lettere o parole appena ascoltate) e la capacità di stima rapida. In tutti e tre i casi la media degli adulti si fermava attorno a sette elementi, con oscillazioni tra cinque e nove a seconda del compito.

Miller stesso, in apertura del paper, scrisse di sentirsi 'perseguitato da un numero intero'. Quel sette continuava a saltargli fuori in ricerche che sembravano non avere nulla in comune, dalla psicofisica acustica alla memoria verbale. La voce dell'enciclopedia Britannica dedicata al saggio ricorda che l'articolo è oggi uno dei più citati di tutta la storia della psicologia.

Sequenza di cifre stampate, tipiche dei test di memoria a breve termine
Le ricerche di Miller usavano spesso sequenze di cifre da ripetere a memoria. Foto: Magda Ehlers/Pexels.

Il trucco del chunking

Il pezzo più interessante del lavoro di Miller non è il numero in sé, ma il modo in cui la nostra mente lo aggira. Le sette unità non sono necessariamente sette singoli simboli: possono essere chunk, cioè gruppi significativi di informazione tenuti insieme da una struttura mentale familiare. È il motivo per cui ricordare la sequenza 1 9 4 5 1 9 8 9 2 0 0 1 sembra impossibile, mentre 1945 - 1989 - 2001 ci sta dentro senza sforzo: dodici cifre diventano tre date, tre chunk.

Miller chiamò questa operazione recoding (ricodifica) e mostrò che è la chiave per sfondare il tetto delle sette unità. Un campione di scacchi che osserva una scacchiera non vede 32 pezzi separati, ma una manciata di configurazioni note; uno scrittore che digita una frase non manipola lettere, ma parole. Più la nostra memoria a lungo termine è ricca, più grandi possono essere i chunk che la memoria a breve termine riesce a maneggiare.

La revisione di Cowan: in realtà sono quattro

Nel 2001 lo psicologo Nelson Cowan, dell'Università del Missouri, ha riaperto la questione con un articolo dal titolo deliberatamente provocatorio: The Magical Number 4 in Short-Term Memory, pubblicato su Behavioral and Brain Sciences. La sua tesi è semplice: il sette di Miller era gonfiato da strategie di ripasso e raggruppamento che gli sperimentatori dell'epoca non avevano controllato.

Quando si impedisce alla persona di ripassare mentalmente, di formare chunk o di sfruttare schemi familiari, il limite reale crolla a 3-5 elementi negli adulti giovani, con un valore centrale intorno a quattro. Cowan ha messo insieme dati da decine di esperimenti diversi — paradigmi di interferenza, compiti di visualizzazione rapida, misurazioni neurofisiologiche — e tutti convergevano sullo stesso numero. Un articolo successivo dello stesso Cowan pubblicato sui Current Directions in Psychological Science ha consolidato l'evidenza.

Persona che annota un numero di telefono su un foglio
Il classico esempio del numero di telefono: a 10 cifre, fuori dai 7±2, le persone usano spontaneamente il chunking. Foto: Nic Wood/Pexels.

Memoria di lavoro, non semplice deposito

Quello che Miller chiamava memoria a breve termine, oggi i ricercatori preferiscono chiamarlo memoria di lavoro: non un magazzino passivo dove i dati restano per qualche secondo, ma un sistema attivo che manipola le informazioni mentre il cervello esegue un compito. La distinzione è stata formalizzata nel 1974 da Alan Baddeley e Graham Hitch, e da allora la capacità della memoria di lavoro è diventata un predittore robusto delle prestazioni in matematica, lettura e ragionamento astratto.

Una revisione del 2024 sul Journal of Cognition ha mostrato che la stima cambia in modo significativo a seconda del paradigma sperimentale: nei compiti di change detection visivo siamo intorno a 3-4, nei compiti verbali con presentazione lenta si arriva fino a 5-7. La conclusione degli autori è che il numero non è una costante biologica, ma una proprietà che emerge dall'interazione fra il compito, le strategie disponibili e l'esperienza del soggetto.

Perché tutto questo riguarda la vita quotidiana

Il limite della memoria di lavoro non è una curiosità da laboratorio: spiega perché le password di sedici caratteri ci risultano impossibili senza un gestore, perché le presentazioni con sei punti per slide funzionano e quelle con quindici no, perché le centraline telefoniche dividono i numeri in gruppi di tre o quattro cifre. Una analisi del Nielsen Norman Group sull'usabilità del web cita esplicitamente i quattro chunk di Cowan come riferimento per progettare interfacce e moduli.

Resta il fatto che Miller, nel 1956, aveva intuito qualcosa di profondo: la mente umana è uno strumento finito che diventa potente grazie alla capacità di organizzare l'informazione in gerarchie sempre più astratte. Che il tetto sia sette o quattro, la lezione è la stessa: non possiamo aumentare il nostro magazzino, ma possiamo riempirlo di pacchi più grandi.

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