Storie
Alan Magee: il sergente americano che cadde da 6.700 metri senza paracadute e sopravvisse — 3 gennaio 1943
Espulso da un B-17 in fiamme sulla Francia occupata, atterrò sul tetto di vetro della stazione di Saint-Nazaire. Si svegliò in ospedale curato dai tedeschi.

Il 3 gennaio 1943, intorno alle 11 del mattino, una formazione di bombardieri americani B-17 della 360ª Bomb Squadron, 303° Bomb Group, partita da Molesworth, Inghilterra, sorvola la costa atlantica francese diretta al porto militare di Saint-Nazaire, dove la Germania ha costruito i bunker per i suoi sottomarini U-Boot. È la missione numero sette del sergente di artiglieria Alan Eugene Magee, ventunenne del New Jersey. È anche, secondo ogni legge della fisica, l'ultima della sua vita.
L'aereo si disintegra
Il B-17 di Magee, soprannominato «Snap! Crackle! Pop!», viene colpito ripetutamente dalla contraerea tedesca. L'ala destra prende fuoco. Il pilota tenta una virata per riportare il bombardiere verso il mare ma l'aereo entra in vite. Magee, addetto alla torretta a sfera ventrale, scopre che la sua postazione è inservibile, si arrampica fuori e cerca il paracadute: è strappato dalle schegge. Mentre lotta per uscire dalla fusoliera, l'aereo si spezza in due. Magee viene scaraventato fuori senza paracadute. Si trova in caduta libera da una quota di 22.000 piedi, cioè 6.706 metri. Probabilmente perde conoscenza per la decompressione e la mancanza di ossigeno in pochi secondi.

La caduta
Un corpo umano in caduta libera raggiunge la velocità terminale intorno ai 200 km/h dopo 12 secondi di caduta. Magee precipita a circa 190 km/h per quasi quattro minuti, attraversando nuvole, vento e aria che si fa via via più calda mentre scende. La sua fortuna — l'unica — è di essere svenuto: il corpo rilassato di chi è incosciente attutisce gli urti meglio di un corpo contratto. La sua seconda fortuna sono i tetti della stazione ferroviaria di Saint-Nazaire, costruiti a metà Ottocento con un'enorme struttura di vetro e ferro. Magee li attraversa di schianto. Il vetro, frantumandosi, dissipa parte enorme dell'energia d'urto. I telai metallici sotto cedono progressivamente. Finisce a terra, sul pavimento di una sala d'attesa, vivo.
I tedeschi lo salvano
Quando i militari tedeschi arrivano nella stazione bombardata e trovano il corpo di un soldato nemico ancora in vita, decidono di trattarlo. La voce su Wikipedia ricostruisce con precisione le ferite: 28 schegge nel corpo, polmone perforato, rene danneggiato, gamba destra fratturata, braccio destro quasi staccato, naso rotto, occhio danneggiato. I medici della Luftwaffe gli operano il braccio e gli salvano la vita. Magee viene preso prigioniero. Passa due anni in vari campi di prigionia tedeschi (Stalag VII-A, poi Stalag Luft III). Viene liberato dagli Alleati nel maggio del 1945. Pesa poco più di 45 chili. È vivo.
Perché è sopravvissuto: la fisica della caduta libera
Magee non è l'unico ad essere sopravvissuto a una caduta senza paracadute. Storici dell'aviazione hanno documentato almeno tre aviatori alleati nella Seconda Guerra Mondiale: il britannico Nicholas Alkemade (caduto da 5.500 metri nel 1944, atterrato su rami di pino innevati), il sovietico Ivan Chisov (7.000 metri nel 1942, atterrato su una scarpata innevata) e appunto Magee. Tutti e tre hanno in comune: incoscienza durante la caduta (corpo rilassato), superficie di impatto cedevole, energia distribuita su una grande superficie corporea. Per i fisici è una combinazione di rare condizioni statisticamente vicine all'impossibile. Per chi le ha vissute, è la differenza fra morire e vivere.

La vita dopo
Tornato negli Stati Uniti, Magee ricevette la Air Medal per condotta meritoria e la Purple Heart. Lavorò per quarant'anni nell'industria aeronautica civile. Tornò a Saint-Nazaire nel 1993, per il cinquantesimo anniversario, dove la città inaugurò una targa commemorativa nella stazione ricostruita. Morì nel dicembre 2003, a 84 anni, di insufficienza renale e ictus — entrambi prevedibili conseguenze tardive delle lesioni del 1943.
Cosa ci insegna la sua storia
Più di tutto, la storia di Alan Magee è un promemoria di come la sopravvivenza non sia mai un fatto puramente individuale. Magee è vivo perché un edificio civile ha attutito la sua caduta, perché chi lo ha trovato — un soldato di un esercito nemico — ha scelto di curarlo, perché i medici tedeschi hanno applicato il giuramento di Ippocrate, perché in mezzo alla guerra qualcuno ha visto in lui un uomo, non un bersaglio. È una storia di guerra, ma è una storia di pietà. È stata raccontata nel 1981 dallo Smithsonian Magazine come una delle dieci sopravvivenze più straordinarie del conflitto.
Domande frequenti
Qual è la caduta più alta mai sopravvissuta?
Quella di Vesna Vulović, hostess serba, sopravvissuta a 10.160 metri il 26 gennaio 1972, quando il volo JAT 367 esplose in volo sopra la Cecoslovacchia. Il suo è il record certificato dal Guinness, anche se alcuni dettagli sono stati oggetto di indagini successive.
Quanto tempo dura una caduta da 6.700 metri?
A velocità terminale (circa 190 km/h, pari a 53 m/s), una caduta da 6.700 metri dura circa 2 minuti. Magee fu probabilmente incosciente per gran parte di questo tempo per via dell'ipossia rapida.
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