Curiosando si impararivista di curiosità

Storie

Eugene Shoemaker: l'unico essere umano sepolto sulla Luna

Fondò la geologia planetaria, scoprì la cometa che colpì Giove e realizzò il suo sogno lunare solo dopo la morte.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
La cometa Shoemaker-Levy 9 frammentata in una catena di nuclei mentre si avvicina a Giove
La cometa Shoemaker-Levy 9 frammentata in una catena di nuclei mentre si avvicina a Giove

C'è un solo essere umano le cui spoglie riposano su un altro corpo celeste: si chiamava Eugene "Gene" Shoemaker e fu uno dei più grandi scienziati planetari del Novecento. Geologo di formazione, sognava di camminare sulla Luna ma non poté mai partire; il destino, e la NASA, gli concessero quel viaggio soltanto dopo la morte. La sua è una delle storie più toccanti dell'esplorazione spaziale.

Gli impatti non sono vulcani

Negli anni Cinquanta dominava l'idea che i crateri della Luna e della Terra fossero di origine vulcanica. Shoemaker dimostrò il contrario. Studiando il celebre Meteor Crater in Arizona, individuò minerali che si formano solo a pressioni altissime e improvvise, prova inconfutabile di un impatto meteoritico. Con questo lavoro fondò di fatto una nuova disciplina, l'astrogeologia, e fu tra i primi a comprendere il ruolo decisivo degli impatti cosmici nel modellare i pianeti. La sua eredità scientifica è celebrata dallo USGS Astrogeology Science Center, che contribuì a creare.

Maestro di geologia degli astronauti

Quando partì il programma Apollo, Shoemaker fu incaricato di insegnare la geologia agli astronauti, addestrandoli a riconoscere e raccogliere i campioni di roccia più significativi sulla superficie lunare. Lui stesso desiderava ardentemente essere selezionato per una missione, ma gli fu diagnosticata una forma del morbo di Addison, una malattia surrenale che lo escluse dal volo. Fu, raccontò poi, la più grande delusione della sua vita: aveva addestrato gli uomini che avrebbero realizzato il suo sogno al posto suo.

La Luna piena nel cielo notturno
Vicino al polo sud lunare riposa una capsula con le ceneri di Shoemaker, l'unico uomo sepolto sulla Luna. Credit: NASA.

La cometa che colpì Giove

Insieme alla moglie Carolyn Shoemaker, instancabile cacciatrice di comete e asteroidi, e all'astrofilo David Levy, Gene scoprì nel 1993 la cometa Shoemaker-Levy 9, frantumata dalla gravità di Giove in una collana di frammenti. Nel luglio del 1994 il mondo intero assistette, per la prima volta nella storia, a una collisione planetaria in diretta: i frammenti si schiantarono su Giove lasciando cicatrici grandi quanto la Terra, un evento documentato dal telescopio spaziale Hubble e descritto negli archivi della NASA. Fu la conferma spettacolare di tutto ciò per cui Shoemaker aveva lavorato: gli impatti cosmici sono reali e possono essere catastrofici.

Il viaggio finale

Eugene Shoemaker morì in un incidente d'auto in Australia nel 1997, mentre studiava crateri da impatto nell'outback. L'anno successivo la NASA decise di rendergli un omaggio senza precedenti: una piccola capsula contenente parte delle sue ceneri fu imbarcata sulla sonda Lunar Prospector. Al termine della missione, nel luglio 1999, la sonda fu fatta schiantare deliberatamente vicino al polo sud lunare. La capsula, avvolta in una lamina con un'immagine della cometa che aveva scoperto e un verso del Romeo e Giulietta di Shakespeare, portò così Shoemaker dove aveva sempre desiderato andare. È, a oggi, l'unico essere umano sepolto sulla Luna.

Carolyn, la cacciatrice di comete

La storia di Gene Shoemaker è indissolubile da quella della moglie Carolyn Shoemaker, che iniziò a dedicarsi all'astronomia a oltre cinquant'anni, quando i figli erano cresciuti. Dotata di una pazienza e di un occhio eccezionali nell'esaminare le lastre fotografiche del cielo, divenne una delle più prolifiche scopritrici di comete e asteroidi del Novecento, con decine di comete al suo attivo. La coppia, insieme a David Levy, formava una squadra affiatatissima, e fu proprio durante una delle loro sessioni di osservazione che individuarono la cometa destinata a schiantarsi su Giove. Carolyn proseguì il lavoro anche dopo la tragica morte del marito, fino alla propria scomparsa nel 2021.

Gli impatti diventano scienza ufficiale

Quando Shoemaker iniziò la sua carriera, l'idea che gli impatti cosmici avessero plasmato i pianeti e influenzato la storia della vita era marginale. Oggi è scienza consolidata: sappiamo che un grande impatto, quello che formò il cratere di Chicxulub, contribuì all'estinzione dei dinosauri 66 milioni di anni fa, e che oggetti pericolosi vanno monitorati. Nel 2001 una sonda dedicata alla sua memoria, NEAR Shoemaker, si posò per la prima volta sulla superficie di un asteroide, Eros, come ricostruito dagli archivi della NASA. Il suo nome, così, viaggia nel Sistema Solare.

Eugene Shoemaker non camminò mai sulla Luna da vivo, ma la sua eredità è ovunque: nelle missioni di difesa planetaria, nei manuali di geologia, nel modo stesso in cui guardiamo i crateri. E quando alziamo gli occhi verso il nostro satellite, possiamo ricordare che lassù, vicino al polo sud, riposa l'unico scienziato che riuscì, alla fine, a raggiungere la Luna che aveva tanto studiato. La sua vicenda è raccontata anche dalla Planetary Society.

Il cratere che cambiò una carriera

Tutto era cominciato nel deserto dell'Arizona, davanti al gigantesco Meteor Crater, una depressione larga oltre un chilometro che per decenni era stata attribuita a un'eruzione vulcanica. Shoemaker vi trovò minerali come la coesite, che si formano solo sotto le pressioni estreme e istantanee di un impatto, fornendo la prova definitiva della sua origine cosmica. Quella scoperta non solo lanciò la sua carriera, ma cambiò il modo in cui guardiamo la superficie dei pianeti: i crateri non erano cicatrici vulcaniche, ma il segno di una pioggia di proiettili cosmici durata miliardi di anni. Shoemaker amava ripetere che studiare i crateri significava leggere la storia violenta del Sistema Solare scritta sulla pietra. La sua capacità di unire il lavoro sul campo del geologo allo sguardo dell'astronomo fece di lui una figura unica, capace di far dialogare due mondi scientifici fino ad allora separati. Oggi, ogni volta che una sonda fotografa la superficie crivellata di un asteroide, di una luna o di un pianeta, raccoglie i frutti dell'intuizione di un uomo che aveva imparato a riconoscere, nel silenzio della roccia, l'eco di antiche collisioni.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te