Curiosando si impararivista di curiosità

Storie

Sergej Korolëv: il Capo Progettista segreto della corsa allo spazio

Lanciò lo Sputnik e mandò Gagarin in orbita, ma il suo nome restò un segreto di Stato fino alla morte.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ritratto fotografico di Sergej Korolëv in giacca e cravatta
Ritratto fotografico di Sergej Korolëv in giacca e cravatta

Per anni il mondo intero ammirò i trionfi spaziali dell'Unione Sovietica senza poter mettere un nome sul loro artefice. I giornali parlavano soltanto del misterioso "Capo Progettista". Solo dopo la sua morte, nel 1966, l'URSS rivelò chi fosse l'uomo dietro lo Sputnik e il volo di Gagarin: Sergej Pavlovič Korolëv, una delle figure più decisive e tragiche del Novecento.

Dal sogno dei razzi al Gulag

Nato nel 1907 nell'attuale Ucraina, Korolëv fu un pioniere della missilistica fin da giovane, fondando gruppi di ricerca sui razzi negli anni Trenta. Ma la sua carriera s'infranse contro le purghe staliniane: nel 1938 fu arrestato con accuse pretestuose, torturato e condannato ai lavori forzati. Trascorse mesi terribili nei campi della Kolyma, in Siberia, dove rischiò di morire di stenti e perse molti denti per lo scorbuto. Fu poi trasferito in una šaraška, una prigione-laboratorio dove gli scienziati detenuti lavoravano per lo Stato. Riabilitato solo dopo la guerra, portò per sempre i segni di quell'esperienza.

Lo shock dello Sputnik

Dopo il 1945, Korolëv guidò lo sviluppo dei missili balistici sovietici, culminato nell'R-7, il primo missile intercontinentale della storia. Fu proprio quel razzo, adattato, a lanciare il 4 ottobre 1957 il primo satellite artificiale: lo Sputnik 1. Il suo "bip-bip" trasmesso dall'orbita gettò nel panico gli Stati Uniti e diede ufficialmente il via alla corsa allo spazio. Come ricostruisce la NASA nel suo archivio storico, Korolëv seppe trasformare un'arma in uno strumento di esplorazione, una mossa che cambiò la storia.

Replica dello Sputnik 1, sfera metallica con quattro lunghe antenne
Replica dello Sputnik 1: il primo satellite artificiale, lanciato da un razzo progettato da Korolëv. Credit: Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0).

Gagarin e i primati di un'epoca

I trionfi si susseguirono a ritmo serrato: la cagnetta Laika, primo essere vivente in orbita; le sonde Luna che per prime fotografarono la faccia nascosta del nostro satellite; e soprattutto, il 12 aprile 1961, il volo di Jurij Gagarin, primo uomo nello spazio. Pochi anni dopo, sempre sotto la direzione di Korolëv, Valentina Tereškova divenne la prima donna in orbita. Eppure, per ragioni di sicurezza e di propaganda, il regime sovietico mantenne rigorosamente segreta la sua identità: non poté mai ricevere pubblicamente il Nobel, al quale era stato proposto in forma anonima e che l'URSS rifiutò di attribuire senza fare il suo nome.

Un segreto svelato troppo tardi

Logorato dagli anni di prigionia e dal ritmo massacrante di lavoro, Korolëv morì il 14 gennaio 1966 durante un intervento chirurgico, a soli 59 anni. Solo allora il suo nome fu reso pubblico e gli furono tributati funerali di Stato, con le ceneri tumulate nelle mura del Cremlino. La sua scomparsa, secondo molti storici, privò il programma lunare sovietico della guida necessaria a competere con il progetto Apollo, contribuendo alla vittoria americana nella corsa alla Luna. La sua storia, ricostruita in opere fondamentali come quelle dello storico Asif Siddiqi conservate dallo Smithsonian, resta quella di un genio costretto a vivere e morire nell'ombra.

La rivalità che frenò la Luna sovietica

Il programma spaziale sovietico non fu solo trionfi. Korolëv ebbe un rapporto difficile con il progettista di motori Valentin Gluško, suo storico rivale, e i contrasti sulla scelta dei propulsori complicarono lo sviluppo del gigantesco razzo lunare N1, pensato per portare i cosmonauti sulla Luna. Dopo la morte di Korolëv, l'N1 fallì in tutti e quattro i lanci di prova, e l'URSS rinunciò di fatto alla corsa lunare con equipaggio, lasciando campo libero al programma Apollo. Molti storici ritengono che, se Korolëv fosse vissuto più a lungo e avesse goduto di maggiori risorse, la storia avrebbe potuto prendere una piega diversa.

Un'eredità che vola ancora

Eppure il lascito di Korolëv è straordinariamente vivo. Il razzo R-7 da lui progettato negli anni Cinquanta, opportunamente evoluto, è alla base dei vettori Sojuz che ancora oggi portano uomini e rifornimenti verso la Stazione Spaziale Internazionale: è la famiglia di razzi più longeva e affidabile della storia. La città russa che ospita il principale centro di controllo missioni si chiama oggi Korolëv in suo onore, e crateri sulla Luna e su Marte portano il suo nome. Persino l'ingegnere costretto a vivere nell'anonimato è diventato, postumo, una leggenda celebrata in tutto il mondo.

La parabola di Korolëv, dal Gulag al Cremlino, riassume le contraddizioni del Novecento sovietico: un genio capace di aprire all'umanità la via dello spazio, e insieme vittima del sistema che pure servì. La sua figura è ricostruita anche dagli archivi storici dell'Agenzia Spaziale Europea, che ne riconosce il ruolo di pioniere assoluto dell'astronautica.

L'uomo dietro il segreto

La segretezza imposta a Korolëv non era solo una formalità burocratica: era totale. Non poteva rilasciare interviste, non compariva nelle fotografie ufficiali, e perfino i cosmonauti che addestrava si riferivano a lui solo come "il Capo Progettista". Quando il comitato del Nobel chiese all'Unione Sovietica di indicare il nome dell'artefice dei successi spaziali per assegnargli il premio, Mosca rispose che il merito apparteneva "all'intero popolo sovietico", negando di fatto il riconoscimento a un singolo. Chi lo conobbe lo descrive come un leader carismatico e instancabile, capace di motivare squadre enormi ma anche segnato dalla durezza degli anni di prigionia, che ne avevano minato per sempre la salute. Lavorava a ritmi estenuanti, consapevole che la rivalità con gli Stati Uniti non concedeva pause. Morì relativamente giovane, probabilmente anche a causa delle conseguenze fisiche del Gulag, proprio mentre l'avventura spaziale da lui avviata entrava nella sua fase più intensa. La sua riabilitazione postuma, con il nome finalmente svelato al mondo, fu il tardivo riconoscimento di un debito che l'umanità intera, e non solo l'URSS, aveva contratto con lui.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te