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Juan Pujol García "Garbo": il catalano che inventò 27 spie inesistenti e ingannò Hitler sullo sbarco in Normandia

Doppio agente del MI5, ricevette nel 1944 sia la Croce di Ferro tedesca sia l'MBE britannico: pochi uomini hanno avuto le decorazioni di entrambi i fronti

di Andrea Bertolotti··5 min di lettura
Juan Pujol García, agente Garbo del MI5 che ingannò Hitler sullo sbarco D-Day
Juan Pujol García, agente Garbo del MI5 che ingannò Hitler sullo sbarco D-Day

Il 6 giugno 1944, alle prime ore dell'alba, 156.000 soldati alleati sbarcarono sulle cinque spiagge della Normandia. Sopra di loro, gli aerei tedeschi non si alzarono. Le sette divisioni Panzer della Quindicesima Armata, riserva strategica del Reich nel Nord della Francia, restarono ferme a Calais ad aspettare uno sbarco che non sarebbe mai arrivato. Hitler in persona, avvertito alle prime luci dell'alba, ordinò che le sue truppe non si muovessero: era convinto, sulla base di rapporti di intelligence considerati attendibili, che la Normandia fosse soltanto un diversivo e che lo sbarco vero sarebbe avvenuto nel Pas-de-Calais, due settimane dopo. Quella convinzione costava all'Asse la guerra. E quella convinzione era stata costruita, ad arte, da un piccolo allevatore di polli catalano, ex commerciante senza mai una giornata di addestramento militare alle spalle. Si chiamava Juan Pujol García. I tedeschi lo chiamavano Arabel. Gli inglesi lo chiamavano Garbo.

Un Barcellona del 1912 che voleva solo restare neutrale

Pujol era nato a Barcellona il 14 febbraio 1912, da una famiglia della media borghesia catalana di tendenze liberali. La sua adolescenza fu spezzata dalla guerra civile spagnola. Avrebbe scritto, nelle memorie pubblicate nel 1985, di odiare in egual misura il fascismo di Franco e lo stalinismo del fronte repubblicano: nei tre anni di guerra civile riuscì a essere arruolato due volte, una per ogni parte, e a non sparare mai un colpo. Era un uomo mite, accanito antifascista, che cercava un modo di colpire Hitler ma non sapeva proprio come.

La spia che si offrì ai tedeschi (per ingannarli)

Nel 1941 Pujol presentò la sua candidatura come agente britannico all'ambasciata del Regno Unito a Madrid. Lo respinsero quattro volte: era uno sconosciuto, senza esperienza, senza referenze. Pujol decise allora di fare il contrario: si offrì all'Abwehr, l'intelligence militare tedesca, presentandosi come un nazionalista catalano filo-tedesco. Lo accettarono. Lo inviarono a Lisbona con l'incarico di trasferirsi a Londra, costruire una rete di informatori in Gran Bretagna e spedire rapporti a Madrid.

Pujol non si mosse da Lisbona. Da una camera d'albergo, usando una guida turistica del Touring Club, un atlante e qualche manuale di tecnica navale comprato in libreria, cominciò a inventare informazioni e rapporti dalla «sua» rete di agenti in Inghilterra. I tedeschi gli credevano. Tanto che, secondo il profilo ufficiale dell'MI5, gli inglesi cominciarono a intercettare via radio dei rapporti dell'Abwehr con dettagli «britannici» assurdi: convogli inesistenti, missioni che non c'erano, errori grossolani sulle abitudini inglesi. Quando i decrittatori di Bletchley Park risalirono all'origine, capirono che da qualche parte in Spagna o Portogallo c'era un agente tedesco di cui loro non sapevano l'esistenza, ma che — però — stava facendo danni utili ai nazisti.

Aprile 1942: l'MI5 lo recluta

Pujol rifece la domanda all'ambasciata britannica di Madrid e questa volta non solo l'accettarono, ma lo portarono a Londra. Arrivò il 24 aprile 1942. Gli assegnarono come supervisore Tomás Harris, anglo-spagnolo, agente dell'MI5 di lingua catalana. I due iniziarono insieme l'operazione: continuare a far credere all'Abwehr che Pujol fosse uno dei loro, e usarlo per inondare Berlino di disinformazione di qualità. Il nome in codice Garbo — in onore di Greta Garbo — fu scelto perché, secondo l'MI5, era «il più grande attore mai incontrato dal Servizio».

Foto del passaporto di Juan Pujol García, l'agente Garbo
Crediti: Wikimedia Commons, pubblico dominio. Foto da passaporto di Juan Pujol García, l'agente Garbo del MI5 (1965).

I 27 agenti immaginari della rete «Garbo»

Insieme a Harris, Pujol costruì nel corso di due anni un mosaico di 27 sub-agenti tutti immaginari: un comunista venezuelano gallese di Liverpool, un'addetta militare al Ministero della Guerra di Londra che faceva la cocotte, un emigrato indiano simpatizzante nazista a Birmingham. Per ognuno Pujol scriveva personalità, parlate, ortografia, errori grammaticali. Ognuno spediva i suoi rapporti, con personalità e errori distinti. L'Abwehr finanziava la rete pagando a Garbo, attraverso intermediari, somme che alla fine della guerra superarono 340.000 dollari dell'epoca (circa 6 milioni di oggi). Tutti soldi che il Tesoro Britannico, alla chiusura del conflitto, intascò di buon grado.

Operazione Fortitude: la frode strategica della Seconda guerra

Il momento decisivo arrivò con l'Operazione Fortitude, ramo dell'Operazione Bodyguard, il piano alleato per nascondere al Reich la data e il luogo dello sbarco. L'idea, in due frasi: convincere Hitler che lo sbarco vero sarebbe stato a Pas-de-Calais, comandato dal generale George Patton, e che la Normandia fosse solo un diversivo. Per renderla credibile, l'esercito alleato creò addirittura un'armata fantasma, la First U.S. Army Group (FUSAG), con quartier generale fittizio nel Kent, carri armati gonfiabili e bombe esca.

Garbo era il pezzo centrale della trasmissione di queste «notizie» a Berlino. Tra gennaio e l'estate del 1944, secondo l'articolo enciclopedico su Pujol, oltre 500 messaggi radio — in media quattro trasmissioni al giorno — passarono dal suo apparato a Madrid, da dove venivano rilanciati a Berlino. Convincevano i tedeschi del concentramento massiccio di truppe alleate nel sud-est dell'Inghilterra, pronto a colpire Calais.

Il colpo del 9 giugno 1944

Il vero capolavoro arrivò tre giorni dopo lo sbarco. Garbo informò Madrid che lo sbarco della Normandia era una manovra diversiva e che lo sbarco principale, ben più massiccio, sarebbe partito da est verso Pas-de-Calais a giorni. Hitler bevve l'amo. La Quindicesima Armata rimase ferma a Calais per altre sette settimane mentre gli Alleati consolidavano la testa di ponte normanna. Quando le divisioni Panzer si mossero, era troppo tardi.

Cimitero americano di Omaha Beach, in Normandia, con file di croci bianche
Crediti immagine: Hub JACQU / Pexels. Il cimitero americano di Omaha Beach: lo sbarco in Normandia del 6 giugno 1944 fu reso possibile anche dall'inganno strategico costruito da Pujol.

Croce di Ferro e MBE: medaglie di entrambi i fronti

Il 29 luglio 1944, ignaro del tradimento, Adolf Hitler in persona conferiva a «Arabel» la Croce di Ferro di seconda classe per «straordinari servizi al Reich». Il 25 novembre 1944 Re Giorgio VI conferiva a Juan Pujol García l'Order of the British Empire al grado di Member (MBE). Insieme al britannico Eddie Chapman (agente Zigzag) è uno dei due unici uomini noti ad avere ricevuto decorazioni da entrambi i belligeranti della Seconda guerra mondiale.

La morte finta in Angola e la libreria in Venezuela

A guerra finita, Pujol temeva ritorsioni dei nazisti sopravvissuti. L'MI5 lo aiutò a sparire: nel 1949 sparì in Angola fingendo una morte per malaria. Si trasferì in Venezuela, a Lagunillas, dove aprì una libreria e visse per quasi quarant'anni in completo anonimato. Il pubblico lo ritrovò solo nel 1984, quando lo scrittore Nigel West lo rintracciò. Pujol morì a Caracas il 10 ottobre 1988, all'età di 76 anni. Sopra la sua tomba a Choroni, un cartello in spagnolo lo ricorda come l'agente Garbo, l'uomo che, secondo molti storici inglesi, «da solo accorciò la Seconda guerra mondiale di sei mesi».

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