Storie
Nicholas Winton: il broker che salvò 669 bambini da Praga (e lo seppe il mondo 50 anni dopo)
Nel 1939 un giovane londinese di 29 anni organizzò otto treni dalla Cecoslovacchia all'Inghilterra. La sua impresa restò segreta fino al 1988

Nel 1939, mentre l'Europa scivolava verso la guerra, un broker londinese di 29 anni organizzò di sua iniziativa l'evacuazione di 669 bambini ebrei dalla Cecoslovacchia occupata dai nazisti. Comprò biglietti del treno, falsificò documenti, raccolse fondi casa per casa. Poi tornò alla sua vita, mise i fascicoli in un baule e per cinquant'anni non disse niente a nessuno.
Il broker si chiamava Nicholas Winton. Il suo segreto venne scoperto per caso nel 1988 da sua moglie, mentre svuotava una soffitta. Da quel giorno, l'Europa ha smesso di non sapere chi fosse.
Un uomo che doveva andare a sciare
Nicholas George Winton nacque a Londra il 19 maggio 1909 da una famiglia di banchieri ebrei tedeschi convertiti al cristianesimo. A 29 anni lavorava come agente di cambio nella City. Nel dicembre del 1938 aveva pianificato una vacanza sugli sci in Svizzera.
L'amico Martin Blake, in viaggio per Praga come operatore umanitario, lo invitò a raggiungerlo per vedere la situazione dei profughi: dopo gli accordi di Monaco, l'esercito tedesco aveva occupato i Sudeti e migliaia di ebrei stavano scappando verso Praga. Winton accettò di cambiare meta. Arrivò il 31 dicembre 1938.
L'idea: salvare prima i bambini
Vedendo i campi profughi vicino a Praga, Winton si convinse che gli adulti erano spacciati, ma i bambini potevano essere portati altrove. Nessuna organizzazione ebbe il coraggio di occuparsene: la Gran Bretagna aveva da poco aperto un programma chiamato Kindertransport per i bambini tedeschi, ma non includeva la Cecoslovacchia.
Winton aprì un ufficio a Praga, in una sala dell'hotel Šroubek, con un cartello scritto a mano. Le file di genitori divennero rapidamente lunghissime. Tornato a Londra, gestì da solo l'ufficio inglese: ottenne fondi privati, trovò famiglie disposte a ospitare ogni bambino, falsificò all'occorrenza il timbro del Ministero dell'Interno per i visti che tardavano ad arrivare.
Otto treni da Praga
Tra il 14 marzo e il 2 agosto 1939, Winton organizzò otto convogli ferroviari da Praga al porto olandese di Hoek van Holland, da dove i bambini venivano traghettati a Harwich e poi distribuiti in famiglie inglesi. Ognuno doveva essere accompagnato da un adulto che, una volta consegnato il piccolo a Londra, tornava in Cecoslovacchia.
I treni partivano dalla stazione Wilson (oggi Praha hlavní nádraží). Le madri salutavano dai marciapiedi spesso senza poter abbracciare i figli per non farli piangere. 669 bambini, da pochi mesi fino ai 17 anni, raggiunsero in salvo l'Inghilterra.
Il nono treno, previsto per il 1° settembre 1939, non partì mai: la Germania invase la Polonia quella stessa mattina e le frontiere vennero chiuse. A bordo del convoglio c'erano 250 bambini. Quasi nessuno di loro è sopravvissuto all'Olocausto.
Cinquant'anni di silenzio
Finita la guerra, Winton tornò alla sua vita. Si sposò con la danese Grete Gjelstrup, ebbe tre figli e lavorò nel terzo settore, occupandosi di anziani disabili nella contea di Berkshire. Non parlava mai del 1939. Conservava in soffitta un album con i nomi e le foto di tutti i bambini, fatture, telegrammi.
Nel 1988 sua moglie aprì l'album. Riconobbe la firma. Lo passò alla storica Elisabeth Maxwell, che a sua volta lo inviò alla BBC. Lo show That's Life! condotto da Esther Rantzen invitò Winton in studio per la puntata del 1° febbraio 1988. Senza dirglielo, fece sedere intorno a lui una platea: "Chi di voi deve la vita a Nicholas Winton, per favore si alzi". Si alzarono tutti.
Le immagini sono entrate nella storia della televisione britannica. Winton, alto, magro, con la cravatta troppo larga, si lasciò sfuggire una lacrima, quasi imbarazzato.
Onorificenze e morte
Da quel momento iniziarono le ricostruzioni. I "bambini di Winton" — definiti così dai giornali — erano sparpagliati in 32 Paesi, fra cui Israele, Stati Uniti, Australia. Molti avevano fatto carriere brillanti: politici, scienziati, registi. Nel 2003 fu nominato baronetto dalla regina Elisabetta II; la Repubblica Ceca gli conferì il più alto onore civile, l'Ordine del Leone Bianco.
Winton è morto a Maidenhead il 1° luglio 2015, a 106 anni. Sulla sua tomba ha chiesto fosse scritta una sola parola: "Bystander", "spettatore". Voleva ricordare che la maggior parte della gente, di fronte alle ingiustizie, sceglie di non muoversi.
Cose da sapere
- Nel 2009 la Repubblica Ceca emise una locomotiva-replica chiamata "Winton Train", che ripercorse il tragitto Praga-Londra con alcuni dei bambini, ormai ottantenni.
- I Kindertransport complessivi britannici (Germania, Austria, Polonia e Cecoslovacchia) hanno salvato circa 10.000 bambini.
- Il film One Life (2023), con Anthony Hopkins, ha ricostruito la storia di Winton e l'ha portata al grande pubblico.
- L'archivio originale è conservato allo Yad Vashem di Gerusalemme e all'Imperial War Museum di Londra.
Domande frequenti
Perché Winton non parlò della sua impresa?
Diceva di considerare il proprio lavoro "un dovere, non un'eroismo". Aveva inoltre paura che mettere in primo piano la propria figura riducesse l'importanza delle altre persone che lo avevano aiutato.
Quanto costò organizzare i treni?
I costi furono coperti con donazioni private e con i 50 sterline che ciascuna famiglia ospitante era tenuta a depositare presso il governo britannico. Winton anticipò parte delle somme di tasca propria.
I "bambini di Winton" si sono incontrati con lui?
Solo dopo il 1988. Da allora Winton tenne corrispondenza personale con molti di loro fino alla morte. Alcuni, come la pittrice Vera Gissing, hanno scritto memorie sull'esperienza.
Una soffitta che cambia la memoria
La storia di Nicholas Winton è una di quelle che ci insegnano qualcosa proprio perché non doveva essere raccontata. Per cinquant'anni quei 669 bambini hanno vissuto senza sapere a chi devono la vita. Per cinquant'anni un uomo è andato in ufficio, ha fatto la spesa, ha votato, senza vantarsi di nulla.
Quando la soffitta è stata aperta, l'Europa ha avuto bisogno di quel ricordo. Forse perché — come scriveva Winton — "non c'è motivo per non fare la cosa giusta, se è alla portata di mano".
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