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Sophie Germain: la matematica costretta a fingersi un uomo

Usò uno pseudonimo maschile per studiare e corrispondere con Gauss e Lagrange: genio della teoria dei numeri e prima donna premiata dall'Accademia di Parigi.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ritratto di Sophie Germain, matematica francese
Ritratto di Sophie Germain, matematica francese

Per studiare matematica fu costretta a fingersi un uomo, a usare uno pseudonimo, a strappare di nascosto le lezioni di una scuola che non l'avrebbe mai ammessa. Eppure Sophie Germain riuscì a corrispondere da pari a pari con i più grandi matematici del suo tempo, a vincere un prestigioso premio dell'Accademia delle Scienze di Parigi e a lasciare un'impronta duratura nella teoria dei numeri e nella fisica. La sua è la storia di un genio che dovette combattere, prima ancora che con i problemi della matematica, con i pregiudizi della sua epoca.

Una vocazione nata nella Rivoluzione

Marie-Sophie Germain nacque a Parigi il 1° aprile 1776, in una famiglia benestante. Aveva tredici anni quando scoppiò la Rivoluzione francese: confinata in casa per la pericolosità delle strade, trovò rifugio nella biblioteca paterna. Lì lesse la storia della morte di Archimede, ucciso da un soldato romano mentre era assorto in un problema di geometria, e ne rimase folgorata: una disciplina capace di rendere un uomo così indifferente al pericolo doveva essere straordinaria. Decise che la matematica sarebbe stata la sua vita.

La famiglia, però, era contraria: lo studio scientifico era considerato sconveniente per una giovane donna. Si racconta che le togliessero candele e fuoco per impedirle di studiare di notte; lei studiava lo stesso, infreddolita, avvolta nelle coperte, finché i genitori si arresero di fronte a tanta determinazione.

Ritratto di Sophie Germain
Sophie Germain (1776-1831) in un ritratto d'epoca. Credit: Berthe Chégaray, Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Monsieur Le Blanc

Nel 1794 fu fondata a Parigi la celebre École Polytechnique, ma le donne non potevano iscriversi. Sophie non si diede per vinta: si procurò gli appunti delle lezioni e cominciò a inviare i propri lavori a uno dei docenti, il grande matematico Joseph-Louis Lagrange, firmandosi con il nome di un ex studente, Monsieur Antoine-Auguste Le Blanc. Lagrange rimase così colpito dalla qualità di quei lavori da voler conoscere il misterioso allievo. Quando scoprì che dietro lo pseudonimo c'era una giovane donna, anziché scandalizzarsi la incoraggiò, diventando suo mentore.

La lettera che salvò Gauss

Con lo stesso travestimento epistolare, Germain iniziò a scrivere al più grande matematico vivente, il tedesco Carl Friedrich Gauss, discutendo con lui di teoria dei numeri. La sua vera identità emerse in circostanze drammatiche. Nel 1806, durante le guerre napoleoniche, le truppe francesi occuparono la città in cui viveva Gauss. Temendo che lo studioso facesse la fine di Archimede, Sophie si rivolse a un generale francese suo conoscente perché ne garantisse l'incolumità. Quando Gauss scoprì che il suo brillante corrispondente "Le Blanc" e la donna che si era preoccupata di salvarlo erano la stessa persona, le scrisse parole di ammirazione sincera, lodando il coraggio e il talento di una donna costretta a superare ostacoli che a un uomo erano risparmiati.

Testo manoscritto su carta d'epoca
Germain corrispose con Lagrange e Gauss nascondendosi dietro uno pseudonimo maschile. Credit: Magda Ehlers, Pexels.

Il teorema di Sophie Germain

Il contributo più noto di Germain riguarda l'Ultimo Teorema di Fermat, uno dei problemi più celebri e ostinati della matematica, che sarebbe stato dimostrato per intero solo alla fine del XX secolo. Germain elaborò un approccio generale che permise di compiere un passo avanti significativo, valido per un'intera classe di numeri primi. In suo onore, quei numeri sono ancora oggi chiamati numeri primi di Sophie Germain. Come ricostruisce la biografia curata dall'archivio MacTutor dell'Università di St Andrews, il suo lavoro sulla teoria dei numeri fu il più importante prima dei contributi della metà dell'Ottocento.

Il premio sulle superfici vibranti

Germain non si limitò all'aritmetica. Quando l'Accademia delle Scienze di Parigi bandì un premio per spiegare matematicamente le vibrazioni delle superfici elastiche — le ipnotiche figure che la sabbia forma su una lastra metallica fatta vibrare, note come figure di Chladni — lei fu l'unica a presentarsi. Dopo due tentativi non pienamente riusciti, al terzo, nel 1816, vinse il premio, diventando la prima donna a ricevere un riconoscimento dell'Accademia. Pur con alcuni limiti, il suo lavoro pose le basi della moderna teoria matematica dell'elasticità, fondamentale per l'ingegneria e l'architettura.

Quella vittoria le aprì anche le porte, fino ad allora sbarrate, delle sedute dell'Institut de France: fu la prima donna non legata a un membro a potervi assistere. Un piccolo, simbolico crollo di un muro.

Un'ingiustizia fino all'ultimo

La vita di Sophie Germain si chiuse troppo presto. Morì a Parigi il 27 giugno 1831, a soli 55 anni, per un tumore al seno, prima che Gauss riuscisse a far conferire dall'Università di Gottinga la laurea honoris causa che aveva proposto per lei. L'ultima beffa arrivò con il certificato di morte: nel documento ufficiale fu registrata come "possidente", proprietaria di immobili, e non come matematica. Per lo Stato francese, una donna non poteva avere quella professione, nemmeno dopo aver vinto un premio dell'Accademia. La voce dedicata della Encyclopædia Britannica e le raccolte di biografie di matematiche, come quella dell'Agnes Scott College, ricordano oggi proprio questo paradosso.

L'eredità di un nome ritrovato

Oggi il nome di Sophie Germain è ovunque nella matematica: nei numeri primi che portano la sua firma, in scuole, strade e premi a lei intitolati. La sua vicenda è diventata il simbolo di tutti i talenti che il pregiudizio ha cercato di soffocare e che si sono affermati comunque. Ci ricorda che dietro molte conquiste della scienza ci sono persone costrette a lottare due volte: una contro l'ignoto, e una contro chi negava loro il diritto stesso di provarci.

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