Storie
Violet Jessop, la donna inaffondabile che sopravvisse a tre disastri navali
Era a bordo dell'Olympic quando si scontrò con un incrociatore, del Titanic quando affondò e del Britannic quando saltò in aria. E ogni volta tornò a navigare.

Esistono persone la cui vita sembra scritta per sfidare ogni statistica. Violet Jessop è una di queste. Hostess di bordo e infermiera, ebbe la straordinaria - e terribile - sorte di trovarsi a bordo dei tre più famosi transatlantici gemelli della White Star Line proprio nei loro momenti di disastro: l'Olympic, il Titanic e il Britannic. Sopravvisse a tutti e tre, guadagnandosi il soprannome di "Miss Unsinkable", la signorina inaffondabile. Eppure, ogni volta, scelse di tornare a lavorare in mare.
Un'infanzia difficile e il richiamo del mare
Violet Constance Jessop nacque nel 1887 in Argentina, figlia di emigranti irlandesi. Da bambina contrasse la tubercolosi e i medici le diedero pochi mesi di vita: sopravvisse, contro ogni previsione, in quella che fu solo la prima delle sue molte fortune. Dopo la morte del padre, la famiglia si trasferì in Inghilterra e la giovane Violet, per mantenere i fratelli minori, trovò impiego come cameriera di bordo sui transatlantici, all'epoca un lavoro durissimo e mal pagato. Come ricostruisce la sua biografia sull'Encyclopaedia Britannica, divenne presto un volto familiare sulle grandi navi di linea che collegavano l'Europa all'America.
1911: la collisione dell'Olympic
Il primo incontro con il disastro avvenne il 20 settembre 1911. Violet era a bordo della RMS Olympic, la più grande nave di linea del mondo, quando questa si scontrò con l'incrociatore militare HMS Hawke al largo dell'isola di Wight. Lo scafo riportò gravi danni, ma l'Olympic riuscì a rientrare in porto senza affondare e senza vittime. Per Violet fu solo uno spavento. Non poteva immaginare che si trattasse soltanto della prova generale.

1912: la notte del Titanic
Pochi mesi dopo, Violet si imbarcò come cameriera sul RMS Titanic per il suo viaggio inaugurale. Nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912, la nave urtò un iceberg nell'Atlantico settentrionale e affondò, portando con sé oltre 1.500 persone in una delle più grandi tragedie marittime della storia. Violet fu fatta salire sulla scialuppa di salvataggio numero 16; secondo il suo racconto, un ufficiale le mise tra le braccia un neonato perché se ne prendesse cura. Fu tratta in salvo dalla nave soccorritrice Carpathia. La sua testimonianza è raccolta anche negli archivi di Encyclopedia Titanica, una delle principali fonti documentarie sul disastro.
1916: l'esplosione del Britannic
La storia avrebbe potuto fermarsi qui, ma il destino aveva in serbo un terzo atto. Durante la Prima guerra mondiale, Violet si arruolò come infermiera della Croce Rossa e prestò servizio sulla HMHS Britannic, il terzo gemello, trasformato in nave ospedale. Il 21 novembre 1916, nel Mar Egeo, il Britannic colpì una mina e affondò in meno di un'ora. Violet riuscì a saltare in acqua da una scialuppa, ma rischiò di essere risucchiata dalle eliche ancora in movimento; riportò una grave ferita alla testa che, raccontò anni dopo, le venne diagnosticata correttamente solo molto tempo più tardi. Anche stavolta si salvò.

Una vita tornata, ogni volta, in mare
La cosa più sorprendente non è tanto che Violet Jessop sia sopravvissuta a tre catastrofi, quanto che dopo ciascuna abbia scelto di rimettersi in viaggio. Continuò a lavorare sulle navi per decenni, fino agli anni Cinquanta, attraversando gli oceani innumerevoli altre volte senza più incidenti. Si ritirò infine in una tranquilla casa di campagna nel Suffolk, in Inghilterra, dove morì nel 1971 a 83 anni - lei, che da bambina era stata data per spacciata.
Le sue memorie, pubblicate postume, restano una testimonianza preziosa e umanissima di quegli anni, raccontati dal punto di vista insolito di chi serviva i passeggeri e non li comandava. La vicenda di Violet Jessop ci ricorda che dietro i grandi disastri della storia, accanto ai nomi celebri, ci sono persone comuni con un coraggio fuori dal comune. E che a volte la fortuna, per quanto incredibile, va accompagnata da una buona dose di tenacia: la "donna inaffondabile" non si arrese mai, né al mare né alla sorte.
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