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Poon Lim: 133 giorni da solo su una zattera nell'Atlantico

Il marinaio cinese che, dopo il siluramento della sua nave, sopravvisse più a lungo di chiunque altro alla deriva in mare aperto.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Il marinaio Poon Lim ritratto con la sua zattera di salvataggio
Il marinaio Poon Lim ritratto con la sua zattera di salvataggio

Centotrentatré giorni. Tanto resistette Poon Lim, un giovane marinaio cinese, completamente solo su una piccola zattera di legno in mezzo all'oceano Atlantico, tra il 1942 e il 1943. È, a oggi, il più lungo periodo documentato di sopravvivenza di un naufrago alla deriva su una zattera: un record che nessuno ha mai voluto provare a battere, e che racconta fino a dove può spingersi la volontà di vivere quando ogni speranza sembra perduta.

Il siluramento del Ben Lomond

Poon Lim lavorava come secondo cameriere di bordo sul mercantile britannico SS Ben Lomond. Il 23 novembre 1942, mentre la nave attraversava in solitaria l'Atlantico meridionale, fu colpita dai siluri di un sommergibile tedesco, l'U-172. Il Ben Lomond affondò in pochi minuti. Poon Lim riuscì a indossare un giubbotto di salvataggio e a gettarsi in acqua; dopo ore in mare trovò una delle zattere di legno della nave, una semplice piattaforma quadrata con qualche provvista d'emergenza. Attorno a lui, solo l'orizzonte.

Ingegno e disperazione

Le provviste di bordo — gallette, un po' d'acqua, cioccolato, zucchero — sarebbero bastate per pochi giorni. Poon Lim capì subito che doveva diventare autosufficiente. Trasformò una molla della torcia elettrica in un amo, sfilacciò la corda della canapa per ricavarne una lenza e iniziò a pescare. Raccoglieva l'acqua piovana nel telo del giubbotto e in una latta. Quando un giorno un uccello si posò sulla zattera, lo catturò per cibarsene. In un'occasione, raccontò poi, riuscì persino a uccidere un piccolo squalo che lo aveva attaccato, dopo averlo stremato, e ne bevve il sangue per dissetarsi.

Una zattera di salvataggio arancione in mare durante un'esercitazione
Una moderna zattera di salvataggio: quella di Poon Lim era una semplice piattaforma di legno. Foto: DonScrr / Pexels.

Navi che non si fermano

La parte più crudele della sua odissea non fu la fame o la sete, ma la speranza tradita. Più volte Poon Lim avvistò navi in lontananza, e in almeno un'occasione un mercantile sembrò notarlo, ma non si fermò — forse temendo che fosse un'esca dei sommergibili. Anche un aereo lo individuò e sganciò una boa di segnalazione, ma una tempesta vanificò il salvataggio. Ogni mancato soccorso doveva essere un colpo durissimo al morale di un uomo che galleggiava da settimane.

La salvezza al largo del Brasile

La deriva lo portò lentamente verso le coste del Sud America. Il 5 aprile 1943, dopo 133 giorni in mare, fu avvistato da un gruppo di pescatori brasiliani vicino alla foce del Rio delle Amazzoni e tratto finalmente in salvo. Era debilitato e aveva perso peso, ma riusciva ancora a camminare con le proprie gambe: una resistenza fisica e mentale che lasciò stupiti i medici. La sua impresa è ricordata anche dal Guinness World Records, che ne ha registrato il primato, e ricostruita in dettaglio nella voce enciclopedica a lui dedicata.

La forza della routine

Come si resiste, psicologicamente, a quattro mesi e mezzo di solitudine assoluta in mezzo all'oceano? Una delle chiavi, secondo i suoi stessi racconti, fu darsi una disciplina ferrea. Poon Lim si imponeva piccoli compiti quotidiani: controllare le esche, raccogliere l'acqua, asciugare al sole le strisce di pesce per conservarle, nuotare brevemente attorno alla zattera due volte al giorno per mantenere le forze, tenere il conto dei giorni facendo un nodo o un'incisione. Quella routine, oltre a garantirgli cibo e acqua, dava una struttura al tempo e teneva lontana la disperazione, il vero nemico di ogni naufrago.

La sua impresa è tanto più straordinaria se si pensa che, secondo i racconti, non sapeva nuotare bene quando salì a bordo del Ben Lomond. Eppure imparò ad arrangiarsi con ciò che aveva, trasformando oggetti banali in strumenti di sopravvivenza: un esempio da manuale di adattamento e problem-solving in condizioni estreme, studiato poi proprio per addestrare altri marinai.

Un eroe schivo

Per il suo straordinario sangue freddo, il re Giorgio VI gli conferì la British Empire Medal, e la Royal Navy inserì il racconto delle sue tecniche di sopravvivenza nei manuali per i marinai. Con la consueta modestia, Poon Lim avrebbe commentato di sperare che nessuno dovesse mai battere il suo record. Emigrato poi negli Stati Uniti, dovette persino superare ostacoli burocratici legati alle leggi sull'immigrazione cinese prima di ottenere la cittadinanza, nonostante la sua fama. Visse a lungo e morì da privato cittadino, lontano dai riflettori, lavorando per anni nella marina mercantile statunitense.

La storia di Poon Lim non celebra la guerra, ma qualcosa di più universale: la capacità dell'essere umano di adattarsi, improvvisare e non arrendersi quando tutto, attorno, invita alla resa. Quattro mesi e mezzo su una manciata di assi di legno, con l'oceano come unico compagno, restano la misura silenziosa di cosa significhi davvero non perdere la speranza. In un'epoca in cui la sua vicenda avrebbe potuto facilmente perdersi tra le innumerevoli tragedie della guerra, il primato di Poon Lim ha continuato a essere citato come termine di paragone ogni volta che si parla di sopravvivenza in mare, segno che certe imprese, per quanto silenziose, finiscono per imporsi alla memoria collettiva.

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