Storie
William Kamkwamba: il ragazzo che imbrigliò il vento in Malawi
A 14 anni, durante una carestia, costruì un mulino a vento con rottami di bicicletta e portò l'elettricità nel suo villaggio.

Nel 2002, mentre una terribile carestia stringeva il Malawi, un ragazzo di quattordici anni costruì un mulino a vento con pezzi di biciclette rotte, tubi di plastica e un vecchio dinamo recuperato in una discarica. Si chiamava William Kamkwamba e con quel rudimentale generatore portò per la prima volta la luce elettrica nella casa della sua famiglia, in un villaggio rurale dove quasi nessuno aveva accesso alla rete. La sua storia, diventata un libro e un film, è uno straordinario inno alla forza dell'autodidatta.
La carestia che cambiò tutto
William nacque nel 1987 a Wimbe, un piccolo villaggio del distretto di Kasungu, nel Malawi centrale. La sua era una famiglia di contadini che vivevano di ciò che la terra produceva. Tra il 2001 e il 2002 il Paese fu colpito da una delle peggiori carestie della sua storia recente: i raccolti andarono distrutti e milioni di persone soffrirono la fame. Per i Kamkwamba, come per tanti altri, sopravvivere divenne una lotta quotidiana, con una sola misera razione di cibo al giorno.
In quelle condizioni, la famiglia non poté più permettersi di pagare la retta scolastica, circa ottanta dollari all'anno. William fu costretto ad abbandonare la scuola secondaria, appena cominciata. Ma non rinunciò a imparare. Determinato a non restare indietro rispetto ai compagni, iniziò a frequentare la piccola biblioteca comunitaria del villaggio, allestita con l'aiuto di donazioni internazionali.
La biblioteca e un libro illustrato
Tra gli scaffali, William trovò un libro di testo americano di scienze intitolato Using Energy. Sulla copertina campeggiava la fotografia di alcune turbine eoliche. Pur non padroneggiando ancora bene l'inglese, il ragazzo capì dai diagrammi e dalle illustrazioni un'idea fondamentale: il vento poteva far girare delle pale, e quel movimento poteva essere trasformato in elettricità. In una regione spazzata dai venti ma priva di corrente, fu un'illuminazione.
Studiando le immagini, William comprese il principio di base: una dinamo, collegata a una ruota mossa dal vento, genera elettricità. Decise che avrebbe costruito una di quelle macchine, anche se non aveva né strumenti, né materiali, né insegnanti. Aveva solo la determinazione e una discarica piena di rottami a poca distanza da casa.
Il mulino fatto di rottami
Pezzo dopo pezzo, William mise insieme il suo mulino a vento usando materiali di recupero: il telaio e i raggi di una bicicletta, le pale ricavate da tubi di PVC appiattiti e scaldati, la lama di un vecchio ventilatore di trattore, un dinamo da bicicletta e tronchi di eucalipto come torre di sostegno. Tutto fu assemblato a mano, con attrezzi improvvisati e una buona dose di tentativi ed errori. Gli abitanti del villaggio lo guardavano con scetticismo, e qualcuno lo prendeva apertamente per matto.
Quando finalmente collegò una lampadina e questa si accese grazie al vento, lo scetticismo si trasformò in stupore. Il primo mulino, alto diversi metri, produceva abbastanza elettricità per alimentare alcune lampadine e una radio in casa Kamkwamba, e presto i vicini si misero in fila per ricaricare i propri telefoni cellulari. William costruì poi un secondo impianto per pompare l'acqua e irrigare i campi, affrontando alla radice il problema che aveva scatenato la carestia.
Dal villaggio al palco del TED
La voce dell'impresa raggiunse i giornali e poi gli organizzatori della conferenza TED Global, che nel 2007 si teneva ad Arusha, in Tanzania. William, allora poco più che ventenne, salì sul palco e raccontò la sua storia in un inglese ancora incerto, conquistando il pubblico internazionale. Da quel momento la sua vita cambiò radicalmente.
Nel 2009 pubblicò insieme al giornalista Bryan Mealer il libro autobiografico The Boy Who Harnessed the Wind ("Il ragazzo che imbrigliò il vento"), tradotto in numerose lingue e diventato un bestseller. Dieci anni dopo, nel 2019, la storia approdò anche su Netflix con un film diretto e interpretato dall'attore Chiwetel Ejiofor, che portò la vicenda di Wimbe a un pubblico ancora più vasto.
Una storia che continua
William Kamkwamba non si è fermato al successo mediatico. Grazie alle borse di studio ottenute, ha completato gli studi prima all'African Leadership Academy in Sudafrica e poi al Dartmouth College, negli Stati Uniti, dove si è laureato nel 2014. Ha quindi fondato, insieme ad altri, l'organizzazione Moving Windmills Project, che promuove progetti di sviluppo guidati dalle comunità locali nel suo Paese d'origine, dall'istruzione all'energia pulita.
La sua vicenda è diventata un simbolo per milioni di persone. Dimostra che l'innovazione non nasce solo nei laboratori ricchi di risorse, ma può sbocciare ovunque ci siano curiosità, accesso alla conoscenza e tenacia. "Provavo, fallivo e riprovavo", ha raccontato più volte William, riassumendo in poche parole il metodo che lo ha portato da una biblioteca di villaggio ai palcoscenici di tutto il mondo. La sua è la prova che, a volte, basta un libro e un po' di vento per cambiare un destino.
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