Animali
Coleottero bombardiere: l'insetto che spara a 100 gradi
Mescola acqua ossigenata e idrochinoni in una camera di reazione e spruzza un getto bollente e pulsato contro i predatori.

Immaginate un animale capace di costruire dentro il proprio corpo una piccola camera di reazione chimica, mescolare al momento giusto due sostanze esplosive e sparare contro un aggressore un getto bollente a quasi cento gradi, accompagnato da uno schiocco udibile. Non è fantascienza: è la strategia difensiva del coleottero bombardiere, uno dei più straordinari chimici del regno animale, lungo appena uno o due centimetri.
Un cannone biologico in miniatura
I coleotteri bombardieri sono un gruppo di insetti appartenenti alla famiglia dei carabidi, diffusi in quasi tutto il mondo con oltre cinquecento specie. A prima vista sembrano normali scarabei dai colori scuri e metallici. La loro arma segreta si trova nell'addome, dove esistono due serbatoi separati: uno contiene una miscela di idrochinoni e l'altro perossido di idrogeno, l'acqua ossigenata. Finché restano divisi, questi composti sono innocui per l'insetto.
Quando il bombardiere si sente minacciato, contrae i muscoli e spinge i due reagenti in una camera di reazione rivestita di enzimi, le catalasi e le perossidasi. Qui scatta una reazione chimica violentemente esotermica: il perossido si decompone liberando ossigeno, gli idrochinoni si ossidano trasformandosi in benzochinoni irritanti, e la temperatura schizza fino al punto di ebollizione dell'acqua. Il risultato è uno spruzzo bollente, tossico e maleodorante, espulso con forza contro il predatore di turno.
Spari a raffica, non un getto continuo
Per decenni si è creduto che il bombardiere emettesse un unico spruzzo continuo. La realtà, scoperta grazie a riprese ad altissima velocità dal celebre entomologo Thomas Eisner della Cornell University, è ancora più sorprendente: la scarica non è continua ma pulsata, composta da centinaia di micro-esplosioni al secondo. Già nel 1969, in uno studio pubblicato su Science, Eisner e Daniel Aneshansley dimostrarono che lo spruzzo lascia il corpo dell'insetto a circa cento gradi centigradi, misurandone direttamente la temperatura.
Il meccanismo è stato chiarito in dettaglio nel 2015, quando un team guidato da Eric Arndt, Wendy Moore e colleghi del MIT e dell'Università dell'Arizona è riuscito a filmare l'interno dell'addome dell'insetto usando un fascio di raggi X di sincrotrone presso l'Argonne National Laboratory. Lo studio, anch'esso apparso su Science, ha mostrato che una membrana e una valvula naturali regolano il flusso, generando le esplosioni intermittenti che impediscono all'insetto di surriscaldarsi e che aumentano la gittata dello spruzzo.
Una mira di precisione
Il coleottero bombardiere non spara a caso. Grazie a una sorta di "ugello" orientabile all'estremità dell'addome, può dirigere il getto con notevole precisione in quasi tutte le direzioni, persino verso un predatore che lo abbia afferrato per una zampa. Esperimenti di laboratorio hanno mostrato che riesce a colpire una formica o una rana che tenti di ingoiarlo, spesso costringendola a sputarlo immediatamente. È una difesa così efficace che pochissimi predatori riescono a farne un pasto.
Questa raffinatezza ha reso il bombardiere un protagonista anche dei dibattiti scientifici. È stato spesso citato da chi sostiene il cosiddetto "disegno intelligente", convinto che un meccanismo tanto complesso non possa essersi evoluto per gradi. I biologi evoluzionisti hanno però ricostruito plausibili tappe intermedie: molti carabidi producono benzochinoni difensivi senza esplosione, e da quelle secrezioni più semplici l'apparato esplosivo può essersi perfezionato passo dopo passo, come spiega la trattazione enciclopedica del coleottero bombardiere.
Dove vivono e come cacciano
I bombardieri si nascondono di giorno sotto pietre, cortecce e detriti vegetali, in ambienti umidi vicino a fiumi, stagni e boschi. Sono predatori notturni: cacciano altri piccoli invertebrati, larve e insetti, che catturano con robuste mandibole. La difesa esplosiva non serve quindi ad attaccare le prede, ma esclusivamente a respingere chi vorrebbe mangiarli, dai rospi ai ragni, dalle formiche fino ai piccoli mammiferi insettivori.
Lo "sparo" è accompagnato da un suono secco, simile a un minuscolo schiocco, prodotto proprio dalle micro-esplosioni in rapida successione. Alcune specie, appartenenti al gruppo dei Paussinae, hanno perfezionato strutture a forma di deflettore sull'addome che funzionano come veri e propri orientatori del getto, permettendo di colpire bersagli laterali o posteriori senza doversi girare. Una versatilità che spiega perché questa difesa si sia conservata pressoché invariata in gruppi di insetti separati da decine di milioni di anni di evoluzione.
Quando la natura ispira l'ingegneria
Lo studio del bombardiere non interessa solo gli zoologi. La sua capacità di generare uno spruzzo caldo e pulsato, controllandone con precisione pressione e direzione, ha attirato l'attenzione degli ingegneri. Alcuni gruppi di ricerca hanno proposto di ispirarsi a questo meccanismo per progettare sistemi di iniezione più efficienti, nebulizzatori e persino dispositivi per riaccendere i motori a reazione in volo, dove serve generare impulsi di fluido controllati e ripetibili.
È l'ennesima dimostrazione di come l'evoluzione, in milioni di anni, abbia "inventato" soluzioni che la nostra tecnologia fatica ancora a eguagliare. Un insetto grande quanto un'unghia custodisce un laboratorio chimico capace di reazioni che, riprodotte in laboratorio, richiedono apparecchiature sofisticate. La prossima volta che incontrerete uno scarabeo dall'aria innocua tra le foglie, ricordate che potreste avere davanti il più piccolo artigliere del pianeta.
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