Animali
Saltafango: il pesce che cammina e respira fuori dall'acqua
Vive nelle paludi di mangrovie tra Africa e Asia, salta sul fango con le pinne, respira aria dalla pelle e scava tane allagate. Il saltafango è un pesce che ha scelto, per metà, di vivere sulla terra.

Immaginate un pesce che, invece di fuggire quando l'acqua si ritira con la bassa marea, esce all'aperto, si arrampica sulle radici delle mangrovie, "cammina" sul fango e guarda il mondo con due occhi sporgenti montati in cima alla testa come un anfibio. Non è fantascienza: è il saltafango, o mudskipper, uno dei pesci più straordinari del pianeta, che passa gran parte della vita fuori dall'acqua.
Pesci che hanno scelto la terraferma
I saltafango sono pesci della famiglia dei gobidi, diffusi nelle zone di marea tropicali e subtropicali dell'Africa occidentale, dell'Indo-Pacifico e dell'Asia. Vivono dove la terra e il mare si confondono: distese fangose, estuari e soprattutto foreste di mangrovie. Il loro genere più noto è Periophthalmus. A differenza di un pesce normale, che fuori dall'acqua boccheggia e muore in pochi minuti, il saltafango è perfettamente a suo agio all'aria aperta, dove trascorre la maggior parte del tempo a cacciare insetti, piccoli crostacei e altri invertebrati.
Come si respira senza polmoni
Il segreto della sua doppia vita sta nella respirazione. Il saltafango non ha polmoni, ma respira aria in due modi. Il primo è la respirazione cutanea: la sua pelle, molto vascolarizzata e tenuta costantemente umida, assorbe ossigeno direttamente dall'aria, esattamente come fanno le rane. Il secondo è una sorta di "respirazione a bocca piena": l'animale trattiene nelle ampie cavità branchiali e nella bocca una scorta d'acqua e d'aria, una bolla che funziona come un serbatoio di ossigeno portatile. Per questo lo si vede spesso con le guance gonfie.
Proprio per mantenere umida la pelle e gli occhi, il saltafango si rotola periodicamente nelle pozze e nel fango, e ritrae gli occhi in piccole tasche piene d'acqua per inumidirli, dato che non possiede palpebre come le nostre. Questa dipendenza dall'umidità lo lega a doppio filo all'ambiente: se la pelle si asciuga troppo, l'animale non può più respirare e rischia di soffocare all'aria, lo stesso pericolo che un pesce normale corre fuori dall'acqua. È un equilibrio delicato, che il saltafango gestisce alternando di continuo tempo all'aperto e brevi "tuffi" di reidratazione.
Camminare, saltare, arrampicarsi
Il nome "saltafango" descrive bene il suo modo di muoversi. Usa le robuste pinne pettorali come fossero zampe anteriori, puntellandosi e trascinando il corpo in avanti in una sorta di camminata a "stampelle". Quando vuole spostarsi rapidamente o sfuggire a un predatore, contrae bruscamente il corpo e schizza in avanti con veri e propri salti. Alcune specie riescono persino ad arrampicarsi sulle radici e sui tronchi delle mangrovie grazie a una pinna ventrale che funziona come una ventosa.
Questa mobilità anfibia, secondo l'enciclopedia Britannica, fa del saltafango uno degli esempi viventi più affascinanti di come, centinaia di milioni di anni fa, i primi vertebrati possano aver iniziato a conquistare la terraferma. Non perché il saltafango sia un nostro antenato — non lo è — ma perché mostra che il "passaggio" dall'acqua alla terra è una soluzione che l'evoluzione ha esplorato più volte.
Tane allagate e corteggiamenti acrobatici
La vita riproduttiva del saltafango è altrettanto curiosa. I maschi scavano nel fango lunghe tane a forma di J o di Y, all'interno delle quali si crea una camera con una sacca d'aria. È qui che la femmina depone le uova, attaccandole alle pareti: gli embrioni si sviluppano grazie all'ossigeno dell'aria che il maschio trasporta nella tana boccone dopo boccone. Per conquistare le femmine, i maschi si esibiscono in spettacolari salti e flessioni del corpo, sollevandosi sul fango per farsi notare e per intimidire i rivali.
C'è poi la questione degli occhi, forse il tratto più caratteristico. Sono grandi, mobili e montati in cima al capo come due piccoli periscopi — non a caso il genere si chiama Periophthalmus, "occhi tutt'intorno". Questa posizione regala al saltafango un campo visivo amplissimo per individuare prede e predatori sopra il livello del fango, e una visione aerea nitida, adattata alla vita all'aperto più che a quella subacquea. È un altro esempio di come l'intero corpo dell'animale sia stato rimodellato dall'evoluzione per la vita anfibia.
Sentinelle delle mangrovie
Oltre alla loro stravaganza, i saltafango hanno un valore ecologico. Vivono in ambienti — le mangrovie e le piane di marea — che sono tra gli ecosistemi più produttivi e minacciati del pianeta, fondamentali per la pesca costiera, per la protezione delle coste dalle mareggiate e per l'assorbimento di anidride carbonica. La presenza e la salute delle popolazioni di saltafango sono considerate un indicatore della qualità di questi habitat. Proteggere le mangrovie significa quindi anche salvaguardare uno dei pesci più sorprendenti del mondo.
Adattato a un ambiente al confine tra due mondi, capace di respirare aria, camminare e prendersi cura della prole in una tana scavata nel fango, il saltafango è la prova vivente che la natura non conosce confini netti. È un pesce che, a modo suo, ha messo piede sulla terra — e ci si trova benissimo.
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