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Squalo della Groenlandia: il vertebrato che vive quasi 400 anni

Lentissimo e misterioso, lo squalo della Groenlandia è l'animale con la spina dorsale più longevo: uno studio del 2016 ne ha datato un esemplare a quasi quattro secoli.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Profilo di uno squalo della Groenlandia che nuota nelle acque fredde dell'Artico
Profilo di uno squalo della Groenlandia che nuota nelle acque fredde dell'Artico

Nelle acque gelide e buie dell'Atlantico settentrionale e dell'Artico nuota, lentissimo, il vertebrato più longevo del pianeta: lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus). Uno studio del 2016 ha stabilito che questi animali possono vivere almeno 272 anni, e che l'esemplare più anziano analizzato ne aveva quasi 400. Significa che alcuni squali della Groenlandia oggi vivi potrebbero aver iniziato a nuotare quando in Europa regnava Luigi XIV. Eppure di questo gigante degli abissi sappiamo ancora pochissimo.

Un colosso lento e misterioso

Lo squalo della Groenlandia è uno squalo di grandi dimensioni: può superare i cinque metri di lunghezza e pesare oltre una tonnellata. Vive in genere a grandi profondità, in acque vicine al punto di congelamento, e si muove con un'estrema lentezza – tanto da essere soprannominato "squalo dormiente". La sua velocità media è di poco più di un chilometro orario, e i suoi movimenti di nuoto sono così pigri da renderlo uno dei predatori apicali più placidi del mare. Nonostante questo, nel suo stomaco sono stati trovati resti di foche e di pesci veloci: una contraddizione che gli scienziati non hanno ancora del tutto spiegato.

Squalo della Groenlandia che nuota nelle acque fredde dell'Artico vicino alla superficie
Lo squalo della Groenlandia, predatore lentissimo delle acque artiche. Credit: NOAA / Wikimedia Commons

Come si misura l'età di uno squalo di 400 anni

Datare l'età di uno squalo è notoriamente difficile, perché – a differenza di molti pesci ossei – gli squali non hanno strutture calcaree con anelli di crescita facilmente leggibili. Il gruppo guidato dalla biologa marina Julius Nielsen ha allora avuto un'idea ingegnosa, descritta in uno studio pubblicato sulla rivista Science nel 2016: analizzare il cristallino dell'occhio. Il nucleo del cristallino si forma prima della nascita e non viene mai sostituito, conservando così una "firma" chimica del momento in cui l'animale è venuto al mondo.

I ricercatori hanno sfruttato un evento storico: i test nucleari atmosferici degli anni Cinquanta e Sessanta rilasciarono nell'ambiente una grande quantità di carbonio-14, lasciando un marcatore temporale negli organismi formatisi in quel periodo. Confrontando i livelli di questo isotopo nei cristallini di 28 femmine, il team ha datato gli esemplari. Il risultato: un'età stimata di almeno 272 anni, con il più vecchio che si avvicinava ai 400. Lo squalo della Groenlandia è così diventato ufficialmente il vertebrato più longevo conosciuto, come confermò all'epoca anche la diffusione della notizia da parte di ScienceDaily.

Maturità a 150 anni

La longevità estrema porta con sé conseguenze sorprendenti. Crescendo appena un centimetro all'anno, questi squali raggiungono la maturità sessuale intorno ai 150 anni d'età. È un dato che ha implicazioni serie per la conservazione: una specie che impiega un secolo e mezzo per riprodursi è estremamente vulnerabile alla pesca eccessiva e ai cambiamenti ambientali, perché le popolazioni impiegherebbero secoli a recuperare. Comprendere la biologia di questo animale è quindi anche una questione di tutela.

La carne tossica e l'hákarl islandese

C'è un altro aspetto curioso. La carne dello squalo della Groenlandia è tossica se consumata fresca, perché contiene alte concentrazioni di ossido di trimetilammina e urea, sostanze che lo aiutano a regolare la pressione osmotica nelle acque profonde e fredde. In Islanda, però, esiste una tradizione secolare per renderla commestibile: la carne viene fatta fermentare e poi essiccare per mesi, dando vita all'hákarl, un alimento dall'odore fortissimo considerato una specialità nazionale.

Cubetti di hákarl, la carne fermentata di squalo della Groenlandia, appesi ad essiccare in Islanda
L'hákarl islandese: carne di squalo della Groenlandia fermentata ed essiccata. Credit: Wikimedia Commons

Dove vive (e dove non ci si aspetterebbe di trovarlo)

Tradizionalmente associato alle acque artiche e subartiche dell'Atlantico settentrionale, attorno a Groenlandia, Islanda, Canada e Norvegia, lo squalo della Groenlandia è stato in realtà avvistato in luoghi inattesi. Negli ultimi anni alcuni esemplari sono stati registrati a profondità considerevoli anche in mari molto più caldi in superficie, persino nei pressi dei Caraibi: a quelle profondità, però, l'acqua resta fredda quasi quanto nell'Artico. Questo suggerisce che la specie segua le fasce di temperatura più che le latitudini, e che il suo areale possa essere più ampio di quanto si pensasse. Restano ancora moltissime incognite: non è chiaro, ad esempio, dove e come questi squali si riproducano, né quanti ne esistano davvero, a riprova di quanto poco conosciamo questo lentissimo gigante.

Quasi cieco, eppure padrone degli abissi

Molti esemplari di squalo della Groenlandia presentano sugli occhi un piccolo crostaceo parassita, il copepode Ommatokoita elongata, che si attacca alla cornea e ne compromette la vista. Per molto tempo si è pensato che questi squali fossero di fatto ciechi e che vivessero esclusivamente grazie all'olfatto. Ricerche più recenti hanno però mostrato che il loro sistema visivo può restare funzionale per oltre un secolo, suggerendo un quadro più complesso. In ambienti profondi e oscuri, comunque, la vista conta poco: l'olfatto finissimo resta lo strumento principale per individuare le prede e le carcasse di cui questo animale si nutre.

Una finestra sul passato che nuota

Lo squalo della Groenlandia, insieme ad altri organismi straordinariamente longevi come certe spugne e molluschi abissali, ci ricorda che la vita può scorrere a ritmi profondamente diversi dai nostri. Studiarne i meccanismi – il metabolismo lentissimo, la resistenza all'invecchiamento, la salute del cuore in età estreme – potrebbe insegnarci qualcosa anche sui processi della senescenza. Ogni esemplare è, in un certo senso, un archivio vivente: una creatura che ha attraversato secoli di storia umana continuando, imperturbabile, a nuotare nel buio gelido degli oceani del Nord.

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