Animali
Diavolo spinoso: il rettile che beve l'acqua con la pelle
Il Moloch horridus dei deserti australiani raccoglie rugiada e umidità della sabbia attraverso microcanali e la convoglia fino alla bocca.

Nei deserti rossi dell'Australia centrale vive un piccolo rettile dall'aspetto di drago in miniatura, ricoperto da spine coniche dalla testa alla coda. Si chiama diavolo spinoso (Moloch horridus), è lungo appena 20 centimetri e si nutre quasi esclusivamente di formiche. Ma la sua caratteristica più straordinaria non sono le spine: è la capacità di "bere" l'acqua con la pelle, raccogliendola da rugiada, pioggia e perfino dalla sabbia umida e convogliandola fino alla bocca attraverso una rete di microscopici canali. In uno dei luoghi più aridi del pianeta, questo animale ha trasformato il proprio corpo in un sistema di raccolta dell'acqua.
Una pelle che funziona da spugna
Il segreto sta nella struttura della pelle. Tra le squame del diavolo spinoso si apre una fitta rete di canali semi-aperti, larghi pochi centesimi di millimetro, che ricoprono l'intera superficie del corpo. Quando una goccia d'acqua tocca la pelle, viene risucchiata in questi solchi per capillarità, lo stesso fenomeno fisico che fa salire l'acqua in una spugna o in un tubicino sottile. I canali sono interconnessi e tutti orientati verso la testa: l'acqua viene così trasportata, contro la forza di gravità, fino agli angoli della bocca, dove i movimenti delle mascelle la "pompano" all'interno per essere ingerita.
Il fenomeno fu descritto già negli anni Sessanta, ma è stato chiarito in dettaglio da studi recenti. Una ricerca pubblicata sul Journal of Experimental Biology ha mostrato che l'animale non assorbe l'acqua direttamente attraverso la pelle, come si pensava un tempo, ma la fa scorrere in superficie fino alla bocca, sfruttando la geometria dei microcanali.
Bere dalla sabbia, non solo dalla pioggia
La cosa più sorprendente è che il diavolo spinoso non ha bisogno di pioggia abbondante. Gli esperimenti hanno dimostrato che l'animale riesce a estrarre umidità anche strofinandosi sulla sabbia bagnata o accumulando sul dorso i sottili granelli umidi: l'acqua trattenuta tra i grani di sabbia viene catturata dai canali e trasportata verso la bocca. In un ambiente dove le piogge sono rare e imprevedibili, questa capacità di sfruttare la rugiada notturna e l'umidità del suolo rappresenta un vantaggio decisivo per la sopravvivenza.
I ricercatori hanno calcolato che il sistema di canali ha una capacità limitata e che da solo non basta a riempire completamente lo stomaco: il movimento delle mandibole gioca un ruolo attivo nel creare la depressione che richiama l'acqua. Si tratta dunque di un sistema integrato, in cui struttura della pelle e comportamento lavorano insieme. Questo meccanismo ha attirato l'attenzione degli ingegneri che si occupano di biomimetica: superfici capaci di trasportare liquidi senza pompe potrebbero ispirare nuove tecnologie per la raccolta dell'acqua nelle regioni desertiche o per i sistemi di raffreddamento.
Spine, mimetismo e una "falsa testa"
Anche la celebre corazza spinosa è un capolavoro di adattamento. Le spine scoraggiano i predatori, rendendo il diavolo spinoso difficile da inghiottire, ma servono anche a raccogliere acqua, aumentando la superficie su cui si deposita la rugiada. L'animale possiede inoltre una bizzarra protuberanza sulla nuca, una "falsa testa": quando si sente minacciato, abbassa quella vera tra le zampe anteriori, esponendo il finto bersaglio per ingannare l'aggressore.
Il colore della pelle, che varia dal rosso-arancio al giallo-bruno, gli permette di mimetizzarsi perfettamente con i terreni desertici e cambia leggermente a seconda della temperatura e dell'ora del giorno, aiutando anche la termoregolazione. La scheda dell'Australian Museum dedicata al thorny devil descrive un animale lento e metodico, capace di divorare fino a migliaia di formiche in un solo pasto, catturandole una a una con la lingua appiccicosa.
Un piccolo drago da proteggere
Nonostante l'aspetto temibile, il diavolo spinoso è del tutto innocuo per l'uomo: non è velenoso e si muove con un'andatura dondolante e prudente. Endemico delle zone aride dell'Australia occidentale e centrale, dipende strettamente dalla presenza di formiche e da habitat sabbiosi intatti. È un esempio perfetto di come l'evoluzione, di fronte a un problema estremo come la scarsità d'acqua nel deserto, possa arrivare a soluzioni tanto eleganti quanto inattese: trasformare l'intera superficie del corpo in una rete di tubature naturali. Studiarlo, come ricorda anche la voce di Wikipedia sul Moloch horridus, significa imparare strategie di sopravvivenza che la natura ha perfezionato in milioni di anni.
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