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Perche le dita si raggrinziscono nell'acqua: non e quello che pensi

Dopo un bagno prolungato i polpastrelli si coprono di rughe. Per decenni si è creduto fosse la pelle che si gonfia assorbendo acqua. La verità è l'opposto: è il sistema nervoso a comandare.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Polpastrelli di una mano raggrinziti dopo una lunga immersione in acqua
Polpastrelli di una mano raggrinziti dopo una lunga immersione in acqua

Capita a tutti dopo un lungo bagno o una giornata in piscina: i polpastrelli si coprono di rughe, come piccole creste e solchi. La spiegazione che quasi tutti danno è semplice e intuitiva: la pelle assorbe acqua e si gonfia. Peccato che sia sbagliata. Il raggrinzimento delle dita nell'acqua non è un fenomeno passivo, ma una risposta attiva controllata dal nostro sistema nervoso. E, secondo alcuni ricercatori, potrebbe persino avere uno scopo.

La prova che smonta il "mito dell'assorbimento" arriva dalla clinica, ed è nota da quasi un secolo.

L'indizio che cambia tutto: i nervi recisi

Già negli anni Trenta i medici notarono un fatto sconcertante: nei pazienti con una lesione del nervo mediano, le dita della mano colpita non si raggrinzivano in acqua, mentre quelle sane lo facevano regolarmente. Se il fenomeno fosse stato un semplice rigonfiamento dovuto all'acqua, sarebbe avvenuto comunque, nervo o non nervo. Il fatto che dipenda dall'integrità nervosa dimostra che è il sistema nervoso autonomo a innescarlo. Il raggrinzimento è diventato così un test clinico per valutare la funzionalità dei nervi periferici.

Come avviene: la pelle che si "sgonfia"

Il meccanismo è opposto a quello che si immagina. Quando le dita restano immerse per alcuni minuti, il sistema nervoso simpatico ordina una vasocostrizione: i vasi sanguigni sotto la pelle dei polpastrelli si restringono e riducono il volume dei tessuti sottostanti. La superficie cutanea, ormai "abbondante" rispetto al volume diminuito, si ripiega formando le caratteristiche rughe. Non è dunque la pelle a gonfiarsi, ma il tessuto sotto di essa a contrarsi. Il processo è descritto nella voce dedicata al fenomeno e nelle ricerche di fisiologia cutanea.

Dettaglio ravvicinato di un dito con la pelle del polpastrello increspata
Le rughe compaiono solo su mani e piedi e seguono schemi ripetibili: un indizio che si tratta di un meccanismo controllato. Credit: Wikimedia Commons, CC BY 3.0.

A cosa potrebbe servire: l'ipotesi del battistrada

Se è un fenomeno attivo, deve avere una funzione. Nel 2011 il neurobiologo Mark Changizi propose un'ipotesi affascinante in uno studio pubblicato su Brain, Behavior and Evolution: le rughe funzionerebbero come il battistrada di un pneumatico. I solchi permetterebbero all'acqua di defluire più rapidamente, aumentando l'aderenza delle dita su superfici bagnate o scivolose, esattamente come le scanalature di una gomma migliorano la presa sull'asfalto umido.

L'idea ha trovato un primo supporto sperimentale nel 2013, quando un gruppo dell'Università di Newcastle pubblicò su Biology Letters un esperimento in cui i partecipanti con le dita raggrinzite spostavano oggetti bagnati (biglie e pesi immersi nell'acqua) più velocemente rispetto a quando avevano le dita lisce. Un vantaggio pratico che, in un passato in cui raccogliere cibo in torrenti e rocce bagnate era questione di sopravvivenza, avrebbe potuto fare la differenza.

Un dibattito ancora aperto

La spiegazione, però, non è chiusa. Uno studio successivo non riuscì a replicare il vantaggio nella presa, mettendo in dubbio l'ipotesi adattativa. Resta invece solida l'osservazione, confermata da ricerche più recenti, che i disegni delle rughe sono ripetibili: le stesse dita formano gli stessi schemi a distanza di tempo, perché i vasi sanguigni sottostanti hanno una posizione fissa. Un dettaglio che ribadisce la natura strutturata, e non casuale, del fenomeno.

La prossima volta che uscirete dalla vasca con i polpastrelli grinzosi, ricordate che non state assorbendo acqua come una spugna: il vostro sistema nervoso sta eseguendo, in silenzio, un piccolo programma evolutivo vecchio probabilmente di milioni di anni.

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