Animali
Glaucus atlanticus, il drago blu di mare: la lumaca di 3 centimetri che divora le caravelle portoghesi
Vive a testa in giù sul pelo dell'acqua, mangia siphonofori velenosi e immagazzina nei suoi cerata le loro nematocisti, diventando piu pericoloso della preda. È uno degli animali piu rari e bizzarri degli oceani aperti.

È una piccola farfalla turchese in mezzo all'oceano. Galleggia sul pelo dell'acqua a pancia in su, sostenuta da una bolla d'aria nel suo stomaco; le sue dita ramificate, simili ad alette piumate, si aprono come ventagli di porcellana. Misura tre centimetri, raramente cinque. Si chiama Glaucus atlanticus, e per gli inglesi è il blue dragon, il drago blu di mare. È uno dei rari predatori specializzati a divorare le caravelle portoghesi (Physalia physalis), gli idrozoi velenosi che spargono tentacoli di trenta metri capaci di uccidere un uomo. La cosa più sorprendente: dopo averle mangiate, Glaucus riesce a immagazzinare le loro armi chimiche e diventa, in proporzione al peso, dieci volte più pericoloso della sua preda.

Una vita capovolta a 3 centimetri
Glaucus atlanticus è un nudibranco eolide, lontano parente delle limacce di mare comuni nei fondali costieri. Ma a differenza dei suoi cugini, ha scelto un habitat estremo: la neuston, il sottile film di acqua alla superficie degli oceani tropicali aperti, esposto al sole, al vento e all'aria. Per sopravvivere ha sviluppato un trucco semplice ed efficace: ingoia una piccola bolla d'aria nello stomaco, che lo mantiene a galla a faccia in su. Il termine tecnico è capsizing: la posizione capovolta nasconde ai predatori la sua livrea più scura e mostra alle pesche aeree solo il colore blu cobalto, indistinguibile dal mare. È un caso libresco di colorazione di Thayer, contraombreggiatura: i pesci che lo guardano dal basso vedono lo sfondo argenteo del cielo, gli uccelli che lo cercano dall'alto vedono il blu del mare. Ha occhi semplici, una bocca piccola con tre paia di denti, e quattro ciuffi di cerata ramificati che gli danno la forma di una piccola libellula sottomarina.
Cleptocnidia: rubare il veleno alla preda
Le caravelle portoghesi sono colonie idrozoarie i cui tentacoli sono ricoperti da centinaia di migliaia di nematocisti, capsule microscopiche che al minimo contatto sparano un arpione tossico in frazioni di millisecondo. Per la maggior parte degli animali la Physalia physalis è un cibo intoccabile. Per Glaucus invece è il pasto preferito. Una scheda dello Smithsonian Magazine spiega il meccanismo: il drago blu si avvicina con calma alla colonia, mordicchia un pezzo di tentacolo e lo ingerisce intero, senza far scattare le nematocisti grazie a uno strato di muco protettivo sull'esofago. Le capsule arrivano vive nello stomaco, vengono trasferite attraverso i canali digestivi nei cerata, e qui si accumulano in piccole sacche chiamate cnidosacchi. Quando un predatore o un nuotatore tocca un cerata di Glaucus, le nematocisti rubate scaricano il loro veleno. Il fenomeno si chiama cleptocnidia (rubare il pungiglione) ed è stato descritto per la prima volta dal biologo tedesco Theodor Eimer nel 1872. Quello che rende Glaucus speciale è che concentra le nematocisti più potenti, lasciando indietro quelle meno efficaci: per stocaggio, il drago blu è un'arma più affilata della caravella.
Punture nei bagnanti e svariati allarmi
Glaucus non attacca l'uomo, ma viene spinto sulle spiagge dai venti durante le mareggiate. Nel novembre 2021 una scuola di drag blu è arrivata sulle coste sud-occidentali del Texas (Padre Island), generando avvisi sanitari ufficiali; nello stesso anno almeno trenta turisti hanno riportato punture sulle coste del Sudafrica e dell'Australia orientale. La scheda di Newsweek ricorda che i sintomi della puntura includono dolore bruciante, eritema, vesciche, nausea, vomito; il trattamento è simile a quello per la caravella portoghese: lavare con acqua di mare (non dolce, perché abbasserebbe la salinità delle nematocisti residue e ne provocherebbe la scarica), rimuovere meccanicamente i frammenti visibili con una carta di credito, applicare aceto come inibitore enzimatico. Nei casi gravi è raccomandato il ricorso al pronto soccorso. I bambini e le persone allergiche al veleno cnidario sono i soggetti più vulnerabili.
Riproduzione e biologia poco conosciuta
Glaucus è ermafrodita: ogni individuo possiede organi sessuali sia maschili sia femminili. Durante l'accoppiamento i due partner si appendono uno all'altro a pelo d'acqua, scambiandosi sperma a vicenda. Dopo la fecondazione depongono una sequenza filamentosa di uova flottanti che si schiudono dopo 4-6 giorni in larve velliger pelagiche. La sopravvivenza è bassissima: si stima che meno di uno su diecimila raggiunga l'età adulta. La specie è stata descritta per la prima volta da Johann Reinhold Forster nel 1777, durante il secondo viaggio di James Cook intorno al mondo. Per oltre due secoli era considerata un'unica entità tassonomica, fino allo studio del 2022 di Celia Churchill (University of Michigan) pubblicato su Journal of Molluscan Studies, che ha distinto Glaucus atlanticus da una specie sorella più piccola, Glaucus marginatus, sulla base di analisi morfologiche e di DNA mitocondriale.
Un indicatore del riscaldamento globale
Glaucus atlanticus segue spostandosi le correnti calde delle masse d'acqua tropicali e subtropicali. Negli ultimi vent'anni le sue segnalazioni si sono moltiplicate in zone dove non era mai stato visto prima: Mar Mediterraneo (prima osservazione confermata nel 2014 al largo di Pantelleria), coste meridionali della Gran Bretagna (2021 in Cornovaglia), Mare del Nord. Una scheda enciclopedica aggiornata sull'argomento, basata su segnalazioni di citizen science raccolte dalla piattaforma iNaturalist, mostra che la diffusione è coerente con l'incremento di temperatura medio delle masse d'acqua superficiali, salito di 1,2 °C dagli anni '80. Per i biologi marini il drago blu è oggi un piccolo, vistoso indicatore di un Mediterraneo che si sta lentamente trasformando in un mare tropicale.
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