Animali
Snailfish a 8.336 metri: il pesce più profondo mai filmato è una piccola lumaca rosa del Pacifico
Il 15 agosto 2022 una telecamera-esca dell'Università di Minderoo (UWA) e dell'Università di Tokyo ha ripreso un giovane Pseudoliparis a 27.349 piedi nella Fossa Izu-Ogasawara. È il record assoluto per un vertebrato.

Le riprese durano solo pochi secondi, in bianco e nero con una piccola scia rosa al centro: un giovane pesce, sottile come un filo di carta, nuota indolente attorno a una telecamera-esca scesa fin laggiù da cinque ore. È stato girato il 15 agosto 2022, a 8.336 metri di profondità, sul fondale della Fossa Izu-Ogasawara, 1.200 km a sud di Tokyo. Quel video è oggi il record assoluto di profondità per un vertebrato, l'osservazione più estrema mai fatta di un pesce dalle origini della biologia marina. Lo ha pubblicato a marzo 2023 il gruppo dell'australiano Alan Jamieson, e lo ha certificato il Guinness World Records.
Una telecamera-esca a 27.349 piedi sotto il mare
L'osservazione è il risultato di una collaborazione decennale fra il Minderoo-UWA Deep Sea Research Centre dell'University of Western Australia e l'Università di Tokyo, finanziata in parte dalla famiglia Forrest del settore minerario. Il sistema utilizzato si chiama baited lander: una struttura metallica dotata di telecamere ad alta sensibilità, fari LED e un'esca di alici congelate, fatta scendere libera con zavorra. Una volta sul fondo, registra. Dopo 24 ore l'apparato sgancia la zavorra (di solito con un orologio chimico che corrode una vite) e risale per la propria spinta di galleggiamento. È un metodo elegante, perché evita di disturbare l'ecosistema con sommergibili o cavi: il fondo non ha bisogno di essere illuminato per ore. Riportiamo per la fonte primaria l'articolo pubblicato su Deep-Sea Research.
Lo stesso team aveva stabilito nel 2017 il record precedente: 8.178 metri nella Fossa delle Marianne con la specie Pseudoliparis swirei. La nuova osservazione è 158 metri più giù, e secondo Jamieson rappresenta probabilmente la soglia fisiologica massima possibile per i vertebrati: «al di sotto di 8.400 metri», ha dichiarato al Cable News Network, «la chimica della cellula si rompe».

Vivere a 800 atmosfere: il trucco del TMAO
A 8.336 metri di profondità la pressione idrostatica supera le 800 atmosfere: l'equivalente di duemila elefanti africani schiacciati su un centimetro quadrato. Senza adattamenti, le proteine di un pesce comune si deformerebbero e perderebbero funzionalità entro pochi secondi. Gli snailfish risolvono il problema con un metabolita chimico chiamato trimetilammina N-ossido (TMAO), che si concentra nei tessuti in proporzione alla profondità. Il TMAO è una sostanza «caotropica» che stabilizza la struttura terziaria delle proteine, contrastando l'effetto compressivo della pressione. La concentrazione di TMAO negli snailfish abissali è circa cinque volte quella di un comune merluzzo. Esiste però un limite: a profondità maggiori di circa 8.400 metri il TMAO stesso comincia a interferire con la membrana cellulare, fissando di fatto la soglia massima a cui un vertebrato può sopravvivere.
Anche le proteine motrici, gli enzimi e i lipidi delle membrane hanno subito modifiche adattative. Uno studio genomico del 2024 ha sequenziato il genoma di Pseudoliparis swirei e identificato decine di mutazioni nei geni che codificano l'idrofobicità delle membrane e la stabilità delle proteine strutturali. È un caso da manuale di evoluzione convergente: la stessa soluzione molecolare (TMAO + mutazioni proteiche) compare in clade diversi di pesci abissali, suggerendo che l'adattamento alla profondità ha pochi percorsi possibili.
Una vita di abbondanza nella povertà
Le fosse oceaniche sembrano deserti di luce e ossigeno, ma in realtà sono concentratori naturali di materia organica: tutto ciò che precipita dalla colonna d'acqua tende ad accumularsi nei punti più profondi. Gli snailfish abissali, paradossalmente, vivono in un ambiente con più cibo dei pendii circostanti. Le immagini del 2022 hanno mostrato anche cinque-sei P. belyaevi raccogliersi attorno all'esca nelle prime ore: la densità di predatori opportunisti sembra essere relativamente alta. Nei giorni successivi alla ripresa storica, il team ha calato altre trappole nella vicina Fossa del Giappone e ha catturato due esemplari adulti di P. belyaevi a 8.022 metri — i primi pesci mai recuperati intatti da oltre 8.000 metri.

Anatomia di una lumaca rosa
Tassonomicamente, gli snailfish appartengono alla famiglia Liparidae, con oltre 400 specie distribuite dai poli ai tropici. Sono piccoli (in genere meno di 30 cm), hanno corpo allungato, pelle gelatinosa senza scaglie, una sorta di disco-ventosa addominale che le specie costiere usano per aderire alle rocce e che nelle specie abissali è ridotto a una traccia. Il colore varia dal rosa al violetto. Il cervello è proporzionalmente piccolo, gli occhi quasi atrofizzati: nel buio totale, l'orientamento e la ricerca delle prede dipendono soprattutto dal sistema laterale e dall'olfatto. Le specie abissali appartengono ai generi Pseudoliparis, Notoliparis e Paraliparis. Una sintesi della classificazione è disponibile sul Natural History Museum di Londra.
Una soglia che la fisica può misurare
Le ricerche sugli snailfish non sono curiosità da Guinness. Forniscono una soglia sperimentale a una domanda di biofisica fondamentale: fino a che pressione la chimica della vita basata sul carbonio può funzionare? Capirlo serve a stabilire i limiti dei possibili habitat di mondi extraterrestri. Se Europa, la luna di Giove, ha un oceano sub-superficiale con pressioni paragonabili a quelle delle fosse oceaniche terrestri, conoscere il limite chimico degli organismi abissali ci aiuta a calibrare le aspettative. Quando la sonda Europa Clipper della NASA arriverà nel sistema gioviano nel 2030, i biologi marini avranno già una stima precisa, suffragata dalle proteine di un piccolo pesce rosa del Pacifico filmato a 8.336 metri sotto il pelo dell'acqua.
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